Figli aggressivi quando si spegne il telefono, Alberto Pellai: «Non è un capriccio, è dipendenza»

Serena Comito

Figli aggressivi quando si spegne il telefono, Alberto Pellai: «Non è un capriccio, è dipendenza»

Lo psicoterapeuta mette in guardia i genitori: alcuni adolescenti reagiscono con urla, minacce e violenza quando viene limitato l’accesso ai dispositivi digitali. Il problema nasce molto prima, quando lo schermo prende il posto della vita reale.

Un telefono spento, una password cambiata o il Wi-Fi disattivato possono trasformare una normale discussione familiare in uno scontro durissimo. Ci sono ragazzi che urlano, insultano, minacciano gesti estremi e, in alcuni casi, arrivano persino ad aggredire i genitori.

Secondo Alberto Pellai, medico e psicoterapeuta dell’età evolutiva, non si tratta più soltanto di adolescenti viziati che non accettano un divieto. Quando la reazione alla sottrazione del dispositivo diventa incontrollabile, può esserci una vera forma di dipendenza.

Il problema riguarda famiglie molto diverse tra loro e spesso emerge quando i genitori provano a intervenire dopo mesi, se non anni, trascorsi senza regole precise.

Quando il mondo virtuale sostituisce quello reale

Il segnale più evidente non è semplicemente il numero di ore passate davanti allo schermo. A preoccupare deve essere soprattutto ciò che il ragazzo ha smesso di fare.

Lo sport viene abbandonato, gli amici diventano meno importanti, il rendimento scolastico peggiora e qualsiasi attività lontana dal telefono sembra priva di interesse. Il dispositivo non è più uno strumento utilizzato durante la giornata: diventa il centro intorno al quale ruota tutto il resto.

Pellai descrive adolescenti progressivamente assorbiti dalla dimensione digitale, in una fase della crescita nella quale il confronto con il mondo reale è indispensabile. È attraverso le relazioni, i fallimenti, l’attesa e le esperienze concrete che un ragazzo costruisce la propria identità.

Online, invece, gli stimoli arrivano senza sosta. Video brevi, notifiche, messaggi e ricompense immediate mantengono continuamente alta l’attenzione. Tutto ciò che richiede tempo e fatica finisce così per apparire lento, noioso o inutile.

Perché alcuni ragazzi diventano violenti

Quando un genitore stacca improvvisamente la connessione o porta via il telefono, il ragazzo può vivere quel gesto come una privazione insopportabile.

La rabbia non nasce necessariamente dal desiderio di sfidare l’autorità. Nei casi più seri è la reazione alla perdita dello stimolo dal quale il giovane è ormai dipendente. Per questo possono comparire urla, minacce, oggetti lanciati e aggressioni.

Il rischio aumenta quando le regole arrivano troppo tardi. Se per anni lo smartphone è stato utilizzato senza limiti, eliminarlo da un giorno all’altro difficilmente risolve il problema. Può invece far esplodere un disagio che fino a quel momento era rimasto nascosto.

Questo non significa che i genitori debbano arrendersi. Significa, però, che davanti a comportamenti violenti non basta ordinare al figlio di spegnere il telefono. Serve capire quanto spazio il digitale abbia già sottratto al sonno, alla scuola, alle relazioni e alla vita quotidiana.

Gli errori iniziano durante l’infanzia

La prevenzione dovrebbe cominciare molto prima dell’adolescenza. Consegnare uno schermo a un bambino ogni volta che si annoia, piange o deve aspettare può sembrare una soluzione comoda, ma gli impedisce di imparare a gestire la frustrazione.

Anche la noia ha una funzione. Spinge a inventare un gioco, cercare qualcuno con cui parlare o trovare autonomamente qualcosa da fare. Se ogni momento vuoto viene riempito da un video, il bambino si abitua a ricevere stimoli continui senza doverli costruire.

Secondo Pellai, l’esposizione eccessiva ai videogiochi e ai contenuti digitali durante i primi anni può incidere anche sull’apprendimento. Leggere, scrivere e mantenere l’attenzione richiedono capacità che non si sviluppano nello stesso modo attraverso un consumo rapido e passivo di immagini.

Togliere il telefono non basta

Il divieto, da solo, lascia uno spazio vuoto. Per questo è necessario riportare progressivamente i ragazzi verso attività capaci di coinvolgerli davvero: sport, uscite, giochi da tavolo, esperienze nella natura e tempo trascorso con altre persone.

All’inizio queste alternative possono sembrare poco interessanti. Un adolescente abituato a stimoli rapidissimi difficilmente ritrova subito piacere in una passeggiata o in una conversazione. La ricostruzione deve essere graduale, costante e accompagnata dagli adulti.

Le regole devono inoltre valere per tutta la famiglia. È difficile chiedere a un figlio di posare lo smartphone se durante la cena i genitori continuano a controllare messaggi e notifiche.

La questione, quindi, non riguarda soltanto i giovani. Gli adulti hanno introdotto i dispositivi nella loro vita, spesso li hanno utilizzati per tenerli occupati e ora devono assumersi la responsabilità di stabilire un limite.

Quando compaiono aggressività, isolamento, minacce o un crollo evidente nel rendimento scolastico, aspettare che il problema passi da solo è un errore. In quei casi serve l’intervento di uno specialista, perché dietro una porta chiusa e uno schermo sempre acceso potrebbe esserci un ragazzo che non riesce più a tornare nel mondo reale.