Venezia e Mestre salutano Nerio Comisso, uno dei nomi più legati alla storia dell’accoglienza e delle politiche sociali del territorio. Comisso è morto il 21 agosto 2026 al Policlinico San Marco. Accanto a lui c’erano la moglie Laura e i tre figli Martina, Francesco ed Elisa.
Per oltre vent’anni il suo nome è stato associato alla Casa dell’Ospitalità di Mestre, realtà che contribuì a trasformare profondamente. Prima ancora aveva lavorato nel sindacato e nell’amministrazione pubblica. Una carriera attraversata da esperienze diverse, ma con un filo comune: il lavoro a contatto con persone in condizioni di marginalità e senza dimora.
Nerio Comisso, chi era
Nerio Comisso è stato fondatore e storico direttore della Casa dell’Ospitalità, struttura che ha guidato dal 1987 al 2011.
Era inoltre un dipendente del Comune di Venezia. Nel 2007 aveva raggiunto la pensione, senza però interrompere immediatamente il legame con il progetto al quale aveva dedicato una parte consistente della propria attività professionale.
La sua esperienza pubblica era iniziata molto prima. Negli anni Settanta aveva ricoperto anche l’incarico di segretario della Cgil Veneto, passaggio significativo di un percorso che lo avrebbe successivamente portato verso il settore dell’assistenza e dell’inclusione sociale.
La Casa dell’Ospitalità
Il momento decisivo arrivò nel 1987, quando Comisso iniziò a occuparsi della struttura mestrina.
All’epoca il modello era quello tradizionale dell’asilo notturno: un posto dove entrare la sera, dormire e lasciare la struttura al mattino. Negli anni successivi quel sistema cambiò.
L’obiettivo divenne quello di andare oltre la semplice disponibilità di un letto e costruire percorsi capaci di restituire agli ospiti autonomia e responsabilità personale. Le persone accolte vennero coinvolte anche nella gestione della vita quotidiana della struttura, dalle pulizie alla cura degli spazi comuni.
Tra le scelte più innovative ci fu l’introduzione di forme di autogestione notturna. Alcuni compiti precedentemente affidati al personale furono progressivamente svolti dagli stessi ospiti.
Era un’impostazione molto diversa dall’assistenza intesa soltanto come risposta immediata all’emergenza.
La residenza ai senza dimora
Uno degli aspetti centrali dell’esperienza sviluppata a Mestre riguardò la residenza anagrafica delle persone ospitate.
Il riconoscimento di una residenza aveva conseguenze concrete. Per chi viveva senza una casa stabile significava poter recuperare un riferimento amministrativo necessario per accedere più facilmente a documenti, assistenza sanitaria, servizi pubblici e percorsi di reinserimento.
La Casa dell’Ospitalità diventò così progressivamente un luogo nel quale l’accoglienza veniva collegata a un progetto più ampio.
Nel 1998 la struttura ottenne lo status di Istituzione amministrata dal Consiglio comunale, mentre nel 2007 il percorso proseguì con la trasformazione in Fondazione.
Una rete tra Mestre e Venezia
Negli anni il progetto crebbe anche sul piano organizzativo.
All’inizio del decennio successivo la rete della Casa dell’Ospitalità poteva contare su circa 160 posti letto distribuiti in otto strutture tra Mestre e Venezia.
Accanto all’accoglienza vennero sviluppati percorsi di formazione, iniziative rivolte alle persone con problemi di dipendenza e attività finalizzate all’inserimento lavorativo. Tra le esperienze avviate ci furono anche una cooperativa e un’attività di noleggio di biciclette che coinvolgeva direttamente gli ospiti.
Comisso sosteneva un modello nel quale la persona accolta non rimanesse soltanto destinataria di assistenza, ma partecipasse alla vita della struttura e alla costruzione del proprio percorso.
Il “sindaco dei senza fisso Comune”
Negli anni Nerio Comisso era diventato una figura riconoscibile anche fuori dagli ambienti strettamente istituzionali.
Veniva chiamato “il sindaco dei senza fisso Comune”, espressione nata giocando sulla condizione delle persone senza dimora e sul rapporto che aveva costruito con loro.
Di sé aveva utilizzato anche il termine veneziano “biavarol”, legato alla figura dell’alimentarista, mentre parlando della propria impostazione nel sociale si era definito uno degli ultimi “basagliani”.
Nel ricordo di chi lo aveva conosciuto tornano anche due elementi molto semplici della sua immagine quotidiana: la barba e la bicicletta.
Il rapporto con Gianfranco Bettin
Tra i primi ricordi pubblici arrivati dopo la notizia della morte c’è quello di Gianfranco Bettin, che negli anni aveva conosciuto direttamente il lavoro svolto da Comisso.
Bettin lo ha descritto come un precursore delle politiche rivolte alle nuove forme di marginalità e solitudine. La Casa dell’Ospitalità viene ricordata, in questa prospettiva, come un luogo nel quale vennero sperimentate soluzioni che in seguito sarebbero entrate più stabilmente nel dibattito sui servizi sociali.
Il punto centrale era il rapporto diretto con le persone accolte, evitando di ridurre l’intervento alla sola gestione dell’emergenza.
Il cordoglio del sindaco Venturini
Anche il sindaco di Venezia Simone Venturini ha ricordato pubblicamente Comisso dopo la notizia della morte.
Nel suo messaggio ha sottolineato soprattutto il contributo dato alla crescita sociale della comunità e la capacità di comprendere, già molti anni fa, che l’assistenza alle persone senza dimora non potesse limitarsi a offrire un posto per la notte.
Una visione che, negli anni, aveva contribuito a cambiare la stessa funzione della Casa dell’Ospitalità.
Nerio Comisso e il cinema
La storia della struttura arrivò anche al cinema grazie alla regista e artista Serena Nono.
Dall’esperienza nacque prima il documentario “Ospiti” e successivamente il film “Via della Croce”, realizzato coinvolgendo anche persone che vivevano nelle strutture della Casa dell’Ospitalità.
Nel progetto parteciparono, tra gli altri, Massimo Cacciari e Anna Bonaiuto. Il film venne presentato alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2009.
È uno dei passaggi meno conosciuti della storia professionale di Comisso, ma racconta quanto il lavoro sviluppato a Mestre fosse riuscito a entrare anche nel dibattito culturale sulla marginalità.
Moglie e figli
Nerio Comisso lascia la moglie Laura e i tre figli Martina, Francesco ed Elisa.
La famiglia era con lui al Policlinico San Marco, dove è avvenuto il decesso.
Non sono state diffuse, al momento, informazioni precise sulla causa della morte. Non risulta quindi corretto attribuire il decesso a una specifica malattia o condizione clinica.
I funerali di Nerio Comisso
I funerali sono stati fissati per giovedì 27 agosto 2026 alle ore 11.
La cerimonia funebre si svolgerà nel Duomo di San Lorenzo, dove familiari, amici e persone che hanno condiviso con Comisso anni di attività professionale e sociale potranno partecipare alle esequie.
FAQ
Chi era Nerio Comisso?
Nerio Comisso è stato lo storico fondatore e direttore della Casa dell’Ospitalità di Mestre. Aveva inoltre lavorato per il Comune di Venezia e, negli anni Settanta, era stato segretario della Cgil Veneto.
Quando è morto Nerio Comisso?
È morto il 21 agosto 2026 al Policlinico San Marco.
Qual è la causa della morte di Nerio Comisso?
La causa del decesso non è stata resa pubblica. Non risultano al momento informazioni verificate su eventuali malattie.
Nerio Comisso aveva moglie e figli?
Sì. La moglie si chiama Laura. I figli sono Martina, Francesco ed Elisa.
Quando si svolgono i funerali di Nerio Comisso?
Le esequie sono previste per giovedì 27 agosto 2026 alle ore 11 nel Duomo di San Lorenzo.

Sono giornalista pubblicista laureata in letteratura e content manager con una grande passione per la scrittura






