Antonio Forte è morto a 76 anni nel carcere di Secondigliano, a Napoli, dove stava scontando due condanne all’ergastolo. Per decenni il suo nome è stato legato alla storia criminale di Baronissi e della Valle dell’Irno, nel Salernitano, dove il clan Forte aveva costruito una presenza radicata anche nel settore imprenditoriale.
La morte risale a mercoledì 19 agosto 2026. Al momento non è stata resa pubblica una causa precisa del decesso. Non risultano inoltre comunicazioni ufficiali relative ai funerali.
La vicenda di Forte attraversa diverse fasi della camorra campana: dagli anni della Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo al successivo avvicinamento alla Nuova Famiglia, fino alle indagini sui delitti che portarono alle condanne definitive.
Antonio Forte morto a 76 anni
Forte era detenuto nel carcere di Secondigliano e stava scontando due ergastoli quando è morto. Aveva 76 anni.
La sua figura era conosciuta soprattutto nell’area di Baronissi e Fisciano, territori nei quali il clan che portava il suo cognome viene indicato anche negli atti della Commissione parlamentare antimafia tra i gruppi criminali attivi nella provincia di Salerno.
La sua storia, però, non si limita alla leadership di un’organizzazione locale. Forte attraversò buona parte delle trasformazioni che segnarono la criminalità organizzata campana tra la fine degli anni Settanta e gli anni Novanta.
Il clan Forte a Baronissi
Il clan Forte operò principalmente tra Baronissi, Fisciano e la Valle dell’Irno.
Antonio Forte ne fu considerato il capo e, nel corso degli anni, affiancò all’attività criminale anche interessi economici. Il suo nome compare infatti anche nella storia della Forte Calcestruzzi, impresa con sede a Baronissi attiva nella produzione di calcestruzzo.
L’intreccio tra attività imprenditoriale e criminalità rappresentò uno degli aspetti centrali delle vicende giudiziarie che lo riguardarono. Già negli anni Ottanta furono disposti provvedimenti patrimoniali nei confronti dei fratelli Forte.
A lui è stata attribuita anche una definizione diventata particolarmente nota: avrebbe preferito considerarsi “imprenditore camorrista”, anziché “camorrista imprenditore”, marcando così il peso che attribuiva alla propria attività economica.
Forte, Cutolo e la NCO
Negli anni Ottanta Antonio Forte entrò nell’orbita della Nuova Camorra Organizzata, l’organizzazione fondata e guidata da Raffaele Cutolo.
A Forte viene attribuito anche un ruolo nella protezione della latitanza di Rosetta Cutolo, sorella del capo della NCO e figura di primo piano nell’organizzazione.
Quelli erano gli anni dello scontro tra la Nuova Camorra Organizzata e i gruppi che sarebbero confluiti nella Nuova Famiglia. Anche la posizione di Forte cambiò.
Durante una fase trascorsa nel carcere di Fuorni si sarebbe progressivamente allontanato dall’organizzazione cutoliana. Successivamente si avvicinò all’area criminale riconducibile a Carmine Alfieri, uno dei principali avversari di Cutolo.
I tre omicidi
Il capitolo più grave della storia giudiziaria di Antonio Forte riguarda tre omicidi, avvenuti tra gli anni Ottanta e Novanta.
Uno dei casi è quello di Tommaso Toriello, ucciso nel 1983. Secondo la ricostruzione investigativa, alla base del delitto ci sarebbe stata la volontà della vittima di acquisire maggiore autonomia rispetto agli equilibri criminali esistenti.
Un altro omicidio riguarda Vincenzo Acconcia, indicato come un ex socio di Forte. La vicenda venne collegata anche alla gestione di attività e lavori nel settore edilizio.
Il terzo nome è quello di Eduardo Donatone, ucciso all’inizio degli anni Novanta. Donatone avrebbe messo in discussione la posizione di Forte nel gruppo criminale. Il suo corpo venne successivamente ritrovato nella zona di Albanella, dopo le indicazioni fornite agli investigatori da un collaboratore di giustizia.
Le indagini sui tre delitti furono successivamente riaperte e portarono alle condanne che determinarono per Forte due ergastoli.
Le indagini di Antonio Centore
Un ruolo centrale nella fase giudiziaria ebbe il magistrato Antonio Centore, all’epoca pubblico ministero della Direzione distrettuale antimafia di Salerno.
Fu Centore a lavorare sulla riapertura dei fascicoli riguardanti gli omicidi attribuiti al gruppo. Il magistrato seguì anche procedimenti relativi al patrimonio riconducibile a Forte.
Nel corso delle indagini emerse inoltre un presunto progetto per uccidere Centore. La circostanza sarebbe stata riferita da collaboratori di giustizia e collegata proprio all’attività investigativa svolta nei confronti dell’ex boss. Il piano non venne realizzato.
La collaborazione con la giustizia
A un certo punto della sua storia giudiziaria, Antonio Forte iniziò a fornire dichiarazioni ai magistrati.
La sua posizione fu però complessa. Pur avendo collaborato su diverse vicende, non sarebbe stato ammesso al programma di protezione perché avrebbe inizialmente omesso informazioni relative proprio ai tre omicidi che sarebbero poi diventati centrali nei procedimenti a suo carico.
Negli anni le sue dichiarazioni finirono anche in altre indagini e procedimenti, compresi quelli relativi ai rapporti tra criminalità, attività imprenditoriali e amministrazione pubblica nel territorio salernitano.
Alcune accuse rivolte ad altri soggetti non trovarono conferma giudiziaria. Per questo la storia processuale di Forte comprende vicende molto diverse tra loro e non tutte concluse nello stesso modo.
Appalti e attività economiche
Dopo alcune delle precedenti detenzioni, Forte tornò a occuparsi anche di attività economiche.
Il settore delle costruzioni e dei lavori pubblici rimase uno degli ambiti maggiormente osservati dagli investigatori. Una delle indagini riguardò il sistema dei subappalti collegato a lavori eseguiti nel territorio di Baronissi.
La vicenda portò a procedimenti e condanne nei confronti di Forte e di altri imputati. Nello stesso processo l’allora sindaco Giovanni Moscatiello venne assolto.
I beni confiscati
Una parte del patrimonio riconducibile ad Antonio Forte è stata negli anni confiscata e destinata ad attività sociali.
A Baronissi alcuni immobili sottratti alla criminalità sono stati utilizzati per progetti rivolti a persone in difficoltà, donne, giovani e immigrati.
Tra questi figurano strutture ad Acquamela e un immobile ad Antessano, successivamente affidati ad associazioni impegnate in iniziative sociali, culturali e assistenziali.
È uno degli ultimi capitoli della lunga presenza del clan sul territorio: immobili un tempo riconducibili al suo vertice sono stati trasformati in spazi destinati alla comunità.
Un nome presente nelle cronache dagli anni Settanta
Il nome di Antonio Forte compariva nelle cronache giudiziarie già alla fine degli anni Settanta.
Nel 1979 fu processato per un episodio avvenuto in un cantiere nel quale rimase ferito Gennaro Giordano, allora segretario provinciale della CGIL. Forte, che con il fratello Gerardo era titolare di un’impresa edile, venne assolto per legittima difesa.
Negli anni successivi il suo percorso sarebbe diventato strettamente legato agli equilibri della camorra salernitana, prima attraverso la NCO e poi nella fase successiva alla crisi dell’organizzazione di Cutolo.
La morte nel carcere di Secondigliano, a 76 anni e mentre scontava due ergastoli, chiude una vicenda criminale e giudiziaria iniziata diversi decenni fa.
FAQ
Quanti anni aveva Antonio Forte?
Antonio Forte aveva 76 anni.
Dov’è morto Antonio Forte?
È morto nel carcere di Secondigliano, a Napoli, dove era detenuto.
Quand’è morto Antonio Forte?
Il decesso risale a mercoledì 19 agosto 2026.
Perché Antonio Forte era in carcere?
Stava scontando due ergastoli maturati nell’ambito delle vicende giudiziarie relative a tre omicidi: quelli di Tommaso Toriello, Vincenzo Acconcia ed Eduardo Donatone.
Qual è la causa della morte di Antonio Forte?
Al 21 agosto 2026 non è stata resa pubblica una causa precisa del decesso. Per questo non è corretto attribuire la morte a una specifica malattia o a un malore in assenza di informazioni ufficiali.

Sono giornalista pubblicista laureata in letteratura e content manager con una grande passione per la scrittura






