Gianfranco Pedullà è morto a 69 anni: il regista del Teatro delle Arti a Signa non si era più ripreso dal grave incidente del 2025

Daniela Devecchi

Gianfranco Pedullà è morto a 69 anni: il regista del Teatro delle Arti a Signa non si era più ripreso dal grave incidente del 2025

Il teatro toscano perde uno dei suoi protagonisti più attivi. Gianfranco Pedullà è morto il 20 agosto 2026, all’età di 69 anni, dopo oltre dodici mesi trascorsi in condizioni molto gravi. Regista, autore e studioso, aveva fondato il Teatro Popolare d’Arte e dal 2010 guidava il Teatro delle Arti di Lastra a Signa.

Il suo stato di salute era precipitato in seguito all’incidente stradale avvenuto il 10 luglio 2025 lungo via Vecchia Pisana. Da allora Pedullà non aveva più potuto riprendere il lavoro. Nel luglio scorso la moglie Fabiola aveva raccontato che riusciva a muovere soltanto gli occhi, pur dando l’impressione di ascoltare e comprendere chi gli stava vicino.

La morte di Pedullà

La scomparsa è avvenuta giovedì 20 agosto, appena sei giorni dopo il suo compleanno. Pedullà era nato a Crotone il 14 agosto 1957.

Al momento non sono stati resi noti il luogo della camera ardente e la data dei funerali. Mancano anche indicazioni ufficiali sull’orario delle esequie.

Con la sua morte si chiude un percorso lungo più di quarant’anni, costruito fra spettacoli, insegnamento, ricerca storica e attività negli istituti penitenziari.

L’incidente del 2025

La sera del 10 luglio 2025 Pedullà stava tornando a casa dopo aver lasciato il teatro. Viaggiava su una Dacia Duster in direzione di Malmantile quando, in via Vecchia Pisana, si verificò uno scontro frontale con una Mini Cooper.

Nell’incidente perse la vita Matteo Caruso, 37 anni, alla guida della Mini. L’altro occupante della vettura, un uomo di 43 anni, riportò ferite molto serie.

Pedullà riuscì inizialmente a uscire dall’auto. La situazione, però, apparve presto più grave di quanto fosse sembrato nei primi momenti. Venne ricoverato in prognosi riservata e in seguito affidato a un centro specializzato. Il Teatro Popolare d’Arte mantenne uno stretto riserbo, nel rispetto della volontà dei familiari.

A un anno dallo schianto fu la moglie Fabiola a descrivere pubblicamente le sue condizioni. Il regista non poteva parlare né compiere movimenti volontari, a eccezione di quelli degli occhi. Secondo la donna, restava comunque presente e consapevole di ciò che accadeva intorno a lui.

Dalla Calabria a Firenze

Pedullà arrivò in Toscana durante l’adolescenza. Aveva 13 anni quando i genitori lasciarono la Calabria insieme ai quattro figli. In famiglia entrava un solo stipendio e il trasferimento avrebbe permesso ai ragazzi di proseguire gli studi con maggiori opportunità.

A Scandicci frequentò il liceo scientifico. Proprio fra i banchi di scuola incontrò il teatro, partecipando alle attività di un gruppo studentesco. Non fu una parentesi: da quell’esperienza prese forma il lavoro al quale avrebbe dedicato il resto della vita.

Nel 1982 si laureò in Lettere all’Università di Firenze con il massimo dei voti e lode. La tesi riguardava Giovanni Gentile e la casa editrice Sansoni durante il fascismo, argomento che anticipava uno dei principali campi delle sue successive ricerche.

Gli anni di formazione

Pedullà completò parte della preparazione a Parigi, frequentando l’École des Hautes Études en Sciences Sociales e l’Università Paris VII. Studiò il teatro europeo con Georges Banu, Peter Brook ed Eugenio Barba e seguì le prove del Mahabharata diretto da Brook.

Nel 1985 presentò una ricerca dedicata all’utopia del teatro popolare in Francia tra il 1900 e il 1940. Sei anni più tardi conseguì il dottorato con una tesi sul teatro italiano nel periodo fascista, poi diventata un libro.

La formazione storica non rimase separata dal lavoro sul palcoscenico. Nelle sue regie tornavano spesso i temi della memoria, del potere, delle disuguaglianze e delle trasformazioni della società italiana.

Il Teatro Popolare d’Arte

Nel 1980 fondò a Scandicci la compagnia Mascarà Teatro, che nel 1993 prese il nome di Teatro Popolare d’Arte. Il progetto puntava a un teatro comprensibile e aperto, ma non semplificato. Pedullà scriveva, adattava i testi e seguiva personalmente la regia.

La compagnia portò i propri spettacoli in numerose città italiane e all’estero, con tournée in Francia, Germania, Paesi Bassi, Gran Bretagna, Stati Uniti, Russia e Croazia.

Dal febbraio 2010 Pedullà assunse anche la direzione del Teatro delle Arti di Lastra a Signa. Sotto la sua guida lo spazio ospitò produzioni, rassegne, attività per le scuole e corsi rivolti ad attori e spettatori. Dopo l’incidente la direzione artistica venne affidata a Francesco Giorgi, che assicurò la continuità del progetto.

Spettacoli e regie

Il repertorio di Pedullà comprendeva classici e scritture contemporanee. Lavorò su opere di Brecht, Pirandello, Shakespeare, Beckett, Calvino, Büchner, Orwell, Cervantes e Jarry.

Firmò allestimenti come Le città invisibili, I giganti della montagna, La fattoria degli animali, Woyzeck, Aspettando Godot, Re Lear e Marcovaldo. Negli ultimi anni si era occupato anche di Donne guerriere, Una tempesta, L’assaggiatrice di Hitler e Infantino.

Nelle sue produzioni il lavoro dell’attore conviveva con musica, ricerca storica e attenzione alle questioni sociali. Una linea riconoscibile, rimasta costante anche quando cambiavano autori e linguaggi.

Il lavoro nelle carceri

Pedullà iniziò a lavorare nel carcere di Arezzo nel 1992. Vi rimase fino al 2004, conducendo laboratori e spettacoli con la compagnia Il Gabbiano. L’esperienza continuò successivamente negli istituti penitenziari di Pistoia e Prato.

Nel 2011 contribuì alla nascita del Coordinamento nazionale teatro in carcere. L’anno seguente ideò Destini incrociati, rassegna dedicata alle compagnie e ai laboratori attivi nelle carceri italiane.

Dal 2019 seguiva un progetto nella Casa di reclusione dell’isola di Gorgona. Il percorso, chiamato Il Teatro del mare, produsse tre spettacoli: Ulisse o i colori della mente, Metamorfosi e Una tempesta.

Per Pedullà il palcoscenico offriva alle persone detenute un’occasione concreta per imparare un linguaggio nuovo e recuperare uno spazio personale. Lo chiamava una “cura gentile”, perché non cancellava il passato ma permetteva di guardarlo da una prospettiva diversa.

Libri e riconoscimenti

La sua produzione saggistica comprende Il mercato delle idee. Giovanni Gentile e la Casa editrice Sansoni, Il teatro italiano nel tempo del fascismo, Alla periferia del cielo e Silvio d’Amico. Una biografia. Con Massimo Sgorbani scrisse Dopo Salò, trilogia dedicata alla storia italiana dalla caduta del fascismo all’affermazione del berlusconismo.

Fra gli ultimi lavori figura Il Teatro del mare. Le arti sceniche nell’isola di Gorgona, raccolta di testimonianze sull’attività svolta nel penitenziario. Pedullà insegnò inoltre all’Università di Cassino e collaborò con l’Università di Firenze e il corso ProGeAS di Prato.

Nel 1994 ricevette il Premio I.D.I. Silvio d’Amico; nel 1995 arrivò il Premio Diego Fabbri. Ottenne poi il Premio Franco Enriquez per l’impegno civile. Nel 2020 Ulisse o i colori della mente venne premiato come migliore spettacolo italiano di teatro sociale.

FAQ

Quando è morto Gianfranco Pedullà?

Il regista è morto il 20 agosto 2026.

Quanti anni aveva?

Aveva compiuto 69 anni il 14 agosto.

Qual era la causa delle sue gravi condizioni?

Dal luglio 2025 soffriva per le conseguenze di un serio incidente stradale avvenuto a Lastra a Signa.

Chi è la moglie di Gianfranco Pedullà?

La moglie si chiama Fabiola. È stata lei a rendere note, nel luglio 2026, le condizioni del marito.

Dove si svolgeranno i funerali?

Luogo, data e orario dei funerali non sono stati ancora comunicati.