Joanna Rouissi aveva 50 anni, cinque figli ed era originaria della Polonia. È stata uccisa martedì 18 agosto 2026 nella casa di famiglia in via Cristoforo Colombo, a Colleferro. Il marito, Mohamed Habib Rouissi, 69 anni, ha ammesso le proprie responsabilità dopo essere stato rintracciato dalla polizia.
Il figlio più piccolo della coppia, un bambino di nove anni, era nell’appartamento durante l’aggressione.
Il delitto a Colleferro
La discussione tra i coniugi sarebbe iniziata in cucina nel primo pomeriggio. L’uomo avrebbe impugnato un coltello e raggiunto Joanna con diversi colpi alla gola. Subito dopo ha lasciato l’arma sul pavimento ed è uscito di casa.
Il numero delle ferite non è ancora definitivo. Le prime ricostruzioni parlano di tre o quattro fendenti; il dato esatto dovrà arrivare dagli esami medico-legali.
La chiamata al 112
Poco dopo le 15.30 è rientrata la figlia maggiore, una ragazza di vent’anni. Ha trovato la madre agonizzante e il fratellino sotto choc, quindi ha chiamato il 112.
In attesa dell’ambulanza, la giovane ha cercato di rianimare Joanna seguendo le istruzioni dell’operatore. I sanitari hanno continuato le manovre al loro arrivo, senza riuscire a salvarla. La cinquantenne è morta nell’abitazione.
La confessione
Gli agenti del commissariato hanno individuato il marito nelle vicinanze. Portato negli uffici di polizia, il sessantanovenne ha confessato di avere ucciso la moglie.
Mohamed Habib Rouissi, nato in Tunisia, viveva in Italia da molti anni. Aveva lavorato nel settore edile ed era in pensione. L’inchiesta è affidata alla Procura di Velletri.
La casa è stata sequestrata per consentire i rilievi della Polizia scientifica. Gli investigatori hanno acquisito anche i telefoni della coppia.
La vita di Joanna
Joanna viveva da tempo a Colleferro e lavorava come badante. Assisteva una donna anziana ed era conosciuta da varie famiglie della zona.
Rouissi era il cognome del marito, usato dalla donna anche sui social. Il suo cognome di nascita non è stato comunicato.
Dei cinque figli, la maggiore ha vent’anni e il più piccolo nove. I servizi sociali comunali si sono attivati per garantire loro assistenza, soprattutto al bambino presente durante il delitto.
I racconti sulle violenze
Prima di essere uccisa, Joanna avrebbe parlato con alcune persone di fiducia di un clima difficile in casa. Alla donna anziana che accudiva e ai suoi familiari avrebbe raccontato di essere stata picchiata dal marito.
La cinquantenne lo avrebbe anche accompagnato da uno psichiatra e avrebbe segnalato la situazione alla struttura sanitaria locale. Questi passaggi sono ora al vaglio degli inquirenti.
Non risultano, invece, denunce presentate in precedenza alla polizia o ai carabinieri. Saranno le testimonianze e la documentazione sanitaria a chiarire quali richieste di aiuto fossero state avanzate.
Le indagini
La Procura dovrà ricostruire ciò che ha preceduto l’aggressione e accertare l’eventuale presenza di altri episodi di maltrattamento. Il movente non è stato ancora definito: la lite avvenuta in cucina rappresenta il contesto del delitto, non una spiegazione accertata.
Il sindaco Giulio Calamita ha annunciato il sostegno del Comune ai figli di Joanna. Ha inoltre parlato di segnali che potrebbero essere passati inosservati o non essere stati valutati come pericolosi.
FAQ
Chi era Joanna Rouissi?
Era una donna polacca di 50 anni, residente a Colleferro, madre di cinque figli e conosciuta in città per il suo lavoro di badante.
Dov’è avvenuto il femminicidio?
Nell’abitazione familiare di via Cristoforo Colombo, nella zona di Colle Sant’Antonino a Colleferro.
Chi ha chiamato i soccorsi?
La figlia maggiore di Joanna, rientrata a casa poco dopo l’aggressione.
Il figlio di nove anni era presente?
Sì. Il bambino si trovava nell’appartamento e avrebbe assistito all’uccisione della madre.
Il marito ha confessato?
Sì. Mohamed Habib Rouissi ha ammesso l’omicidio dopo essere stato fermato dalla polizia.
Joanna aveva denunciato il marito?
Non risultano denunce formali alle forze dell’ordine. Aveva però confidato a persone vicine di avere subito violenze.

Sono giornalista pubblicista laureata in letteratura e content manager con una grande passione per la scrittura






