Per anni il suo nome è stato legato alla politica, a L’Avanti!, a Silvio Berlusconi e a numerose inchieste giudiziarie. Nell’estate del 2026 Valter Lavitola è tornato in primo piano per un fatto completamente diverso: l’attentato esplosivo contro Sigfrido Ranucci, conduttore di Report.
Arrestato il 10 agosto, Lavitola ha ammesso davanti al gip di avere commissionato l’azione. Non contesta, dunque, il proprio ruolo di mandante. Nega però di aver ordinato l’utilizzo di una bomba e sostiene che il gesto dovesse servire ad aumentare la protezione assegnata al giornalista. Una spiegazione che il giudice non ha considerato credibile.
Età e origini
Valter Lavitola è nato a Salerno nel 1966 e ha 60 anni. Dopo la laurea in Scienze politiche si è mosso soprattutto negli ambienti della politica e dell’editoria.
A diciotto anni entrò nel Partito Socialista Italiano, vicino alla corrente di Bettino Craxi. Nello stesso periodo si iscrisse alla loggia massonica romana Aretè. Conobbe Silvio Berlusconi nella seconda metà degli anni Novanta e diventò una presenza frequente nei rapporti tra politica, imprenditoria e affari internazionali.
Nel 2004 si presentò alle elezioni europee con Forza Italia nella circoscrizione Sud. Raccolse circa 54 mila preferenze, insufficienti per ottenere il seggio. Quattro anni dopo cercò nuovamente spazio nelle liste elettorali, ma la candidatura non venne accettata.
La bomba a Ranucci
L’attentato risale alla sera del 16 ottobre 2025. Un ordigno contenente gelatina da cava esplose davanti alla villetta di Sigfrido Ranucci a Campo Ascolano, nel territorio di Pomezia.
La bomba danneggiò pesantemente l’automobile del giornalista e colpì anche quella della figlia, parcheggiata poco distante. La deflagrazione raggiunse inoltre il cancello dell’abitazione. In casa c’erano Ranucci e alcuni familiari, ma nessuno rimase ferito.
Le prime piste portarono verso le inchieste di Report e le minacce ricevute negli anni dal conduttore. La direzione delle indagini cambiò alla fine di giugno del 2026, con l’esecuzione di quattro misure cautelari tra Napoli e Avellino.
L’indagine su Lavitola
Il 4 luglio i carabinieri perquisirono l’abitazione di Lavitola. Vennero sequestrati telefoni, pen drive e sette manoscritti. Convocato quattro giorni più tardi in Procura, l’ex editore si avvalse della facoltà di non rispondere, rendendo soltanto alcune dichiarazioni spontanee.
La misura cautelare in carcere arrivò il 10 agosto 2026. Nell’occasione gli investigatori acquisirono un altro cellulare e un computer, ora sottoposti ad accertamenti tecnici.
La Procura contesta a Lavitola e agli altri indagati, con posizioni differenti, il reato di strage, la detenzione e l’impiego dell’esplosivo, la minaccia e il danneggiamento. Viene indicata anche l’aggravante del metodo mafioso. Si tratta di accuse sulle quali non è stata pronunciata alcuna sentenza.
Cosa ha confessato
Il 12 agosto Lavitola è stato interrogato per più di cinque ore nel carcere di Rebibbia. In quella sede ha riconosciuto di essere stato lui a dare l’incarico.
La sua ricostruzione, tuttavia, non coincide del tutto con quella dell’accusa. Ha dichiarato di aver chiesto quattro o cinque colpi di pistola contro il muro della casa, non la collocazione di un ordigno. L’azione, nelle sue intenzioni, non avrebbe dovuto ferire nessuno.
L’incarico sarebbe passato attraverso Gomes Clesio Tavares, suo collaboratore di origine camerunense. Il gruppo contattato da Tavares avrebbe poi deciso di ricorrere all’esplosivo. Lavitola ha sostenuto di non avere protestato dopo aver saputo della bomba perché riteneva che anche quella modalità avesse conservato un valore puramente dimostrativo.
Il movente dichiarato
L’ex direttore de L’Avanti! ha spiegato di essersi mosso perché convinto che Ranucci corresse seri pericoli. L’attentato, a suo dire, avrebbe costretto le autorità a innalzare il livello della scorta.
La difesa ha riferito anche di un incontro avvenuto il 7 settembre 2025 nella villetta del giornalista. Lavitola sostiene di averlo avvertito, quel giorno, del rischio di possibili aggressioni. Saranno gli investigatori a verificare tale racconto e a stabilire se esistano conferme indipendenti.
Il gip, intanto, ha definito la spiegazione offerta durante l’interrogatorio troppo vaga e senza riscontri concreti. Per questo motivo non ha accolto la richiesta degli arresti domiciliari.
L’ipotesi politica
Nell’ordinanza compare un movente diverso. Secondo la ricostruzione del giudice, Lavitola voleva aumentare la notorietà di Ranucci e spingerlo verso una futura candidatura.
Le conversazioni acquisite mostrano che già nel 2024 parlava con il conduttore di un possibile ingresso in politica. In uno dei messaggi gli prospettava persino la possibilità di diventare presidente del Consiglio. In seguito si occupò di un sondaggio destinato a misurare il gradimento del giornalista.
L’ipotesi degli inquirenti è che Lavitola sperasse di ottenere un ruolo da consigliere in quel progetto. L’attentato avrebbe dovuto apparire come una ritorsione contro Report, rafforzando l’immagine pubblica del suo conduttore. Questa lettura viene respinta dalla difesa, che continua a indicare la sicurezza personale di Ranucci come unica ragione dell’azione.
La posizione di Ranucci
Su questo passaggio gli atti disponibili non lasciano spazio a conclusioni arbitrarie: Sigfrido Ranucci non è indagato e non risultano prove di un accordo sull’attentato.
Il gip lo considera la persona offesa. Secondo l’ordinanza, il rapporto di amicizia sarebbe stato utilizzato da Lavitola per influenzarlo e mantenere la sua fiducia anche dopo l’avvio degli accertamenti.
La Procura potrebbe convocare nuovamente il giornalista, ma soltanto dopo aver terminato l’esame dei dispositivi sequestrati. L’audizione servirebbe a ricostruire gli incontri, le telefonate e i messaggi scambiati prima e dopo il 16 ottobre 2025.
Gli altri indagati
Gomes Clesio Tavares lavorava dal 2017 nel ristorante romano legato a Lavitola. Per gli investigatori avrebbe fatto da tramite con le persone incaricate di compiere l’attentato. Si trova in Africa ed è ricercato; intervistato a distanza, ha detto di voler tornare in Italia.
Le quattro persone raggiunte da misure cautelari sono Antonio Passariello, Saverio Mutone, Pellegrino D’Avino e Marica De Filippis. L’accusa ritiene che abbiano partecipato, con compiti differenti, alla preparazione e all’esplosione dell’ordigno in cambio di denaro.
Le loro responsabilità , come quelle degli altri coinvolti, dovranno essere stabilite nelle sedi giudiziarie.
Gli anni de L’Avanti!
La parte più conosciuta della carriera di Lavitola riguarda L’Avanti!. Nel 1996 fondò la cooperativa International Press, proprietaria della testata. Ne assunse la direzione nel 2003 e rimase alla guida del quotidiano fino al 2011.
Il giornale sosteneva prevalentemente l’area del centrodestra e contribuì a rafforzare i rapporti di Lavitola con Berlusconi e con diversi esponenti politici. Nel 2010 pubblicò un documento proveniente da Saint Lucia relativo all’appartamento di Montecarlo collegato alla famiglia di Gianfranco Fini. Quella vicenda ebbe conseguenze rilevanti nello scontro politico interno al centrodestra.
Condanne e processi
Nel settembre 2011 Lavitola fu raggiunto da un provvedimento cautelare, ma risultò irreperibile. Rimase all’estero per circa otto mesi, soprattutto tra Panama e altri Paesi dell’America Latina. Il 16 aprile 2012 tornò in Italia, si consegnò e venne trasferito nel carcere di Poggioreale.
Nel novembre successivo patteggiò tre anni e otto mesi per la truffa riguardante i finanziamenti pubblici destinati a L’Avanti!. I contributi contestati, percepiti nell’arco di diversi anni, superavano i 23 milioni di euro.
Un altro procedimento riguardò la tentata estorsione ai danni di Silvio Berlusconi. Secondo l’accusa, Lavitola aveva chiesto denaro in relazione alle informazioni sul caso delle escort portate alle serate dell’ex presidente del Consiglio. La condanna iniziale a due anni e otto mesi venne successivamente ridotta.
Nel 2014 fu condannato in primo grado a tre anni per la tentata estorsione ai vertici di Impregilo, legata ad affari a Panama. L’anno seguente la Corte dei conti impose a lui e a Sergio De Gregorio la restituzione di circa 23,9 milioni di euro ricevuti attraverso i fondi per l’editoria.
Nel processo sulla cosiddetta compravendita dei senatori arrivò una condanna di primo grado per concorso in corruzione. Il procedimento si chiuse poi per prescrizione. Lavitola lasciò il carcere nel marzo 2016, dopo circa quattro anni di detenzione, passando agli arresti domiciliari.
Ristorante e Africa
Conclusa quella fase giudiziaria, Lavitola si dedicò alla ristorazione. A Roma è legato al Cefalù Bistrot di Pesce, in viale dei Quattro Venti, locale frequentato anche da Ranucci.
Negli ultimi anni ha seguito inoltre alcuni progetti imprenditoriali in Africa, soprattutto nel settore dei crediti di carbonio, con interessi tra Camerun, Zimbabwe e Sudafrica.
Il gip ha richiamato questi rapporti internazionali nel motivare il pericolo di fuga. Dopo gli arresti di fine giugno Lavitola aveva infatti programmato una partenza per l’Africa. La difesa afferma che il viaggio fosse dovuto a un incontro di lavoro.
Il ricorso al Riesame
Lavitola rimane a Rebibbia. Per il giudice persistono sia il pericolo di fuga sia il rischio che possa intervenire sulle prove ancora da acquisire.
Il ricorso contro la custodia in carcere è stato depositato il 15 agosto 2026. Davanti al Tribunale del Riesame l’imprenditore dovrebbe rilasciare altre dichiarazioni spontanee. Non intende ritirare la confessione, ma spiegare meglio i punti considerati poco chiari dal gip.
Ha inoltre fatto sapere attraverso la difesa di essere pentito per aver coinvolto Gomes Tavares, da lui considerato come un figlio, e Ranucci, definito un fratello. Il seguito dell’inchiesta dipenderà soprattutto dall’esame dei dispositivi sequestrati e dalla verifica della versione fornita durante l’interrogatorio.
FAQ su Valter Lavitola
Quanti anni ha Valter Lavitola?
È nato a Salerno nel 1966 e ha 60 anni.
Perché è stato arrestato?
È accusato di avere commissionato l’attentato esplosivo avvenuto il 16 ottobre 2025 davanti all’abitazione di Sigfrido Ranucci.
Ha confessato di essere il mandante?
Sì. Ha ammesso di aver organizzato l’azione, precisando però di non aver ordinato l’utilizzo di una bomba.
Perché avrebbe fatto attentare alla casa di Ranucci?
Lavitola sostiene di voler favorire il rafforzamento della scorta. Il gip ritiene invece che volesse aumentare la popolarità del giornalista in vista di una possibile candidatura politica.
Ranucci era a conoscenza del piano?
Non sono emerse prove di un accordo. Il conduttore di Report non è indagato ed è considerato persona offesa.
Dove si trova ora Valter Lavitola?
È detenuto nel carcere di Rebibbia, in attesa dell’esame del ricorso contro la misura cautelare.

Sono giornalista pubblicista laureata in letteratura e content manager con una grande passione per la scrittura






