Manfredi Borsellino torna al centro del dibattito dopo le parole su Sigfrido Ranucci, che in un post aveva citato Aldo Moro, Piersanti Mattarella, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Ma chi è davvero? E cosa pensa di tutto ciò?
Chi è Manfredi Borsellino
Secondogenito di Paolo Borsellino e Agnese Piraino Leto, fratello di Lucia e Fiammetta, aveva solo 21 anni il 19 luglio 1992, quando il padre fu ucciso nella strage di via D’Amelio insieme agli agenti Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.
Dopo la strage scelse di entrare nella Polizia di Stato, costruendo una carriera autonoma.
La carriera: da Cefalù a Mondello
Undici anni alla guida del commissariato di Cefalù, con attività su criminalità , abusi ambientali e occupazione abusiva di aree demaniali, prima di tornare a Palermo alla Postale, ai commissariati Oreto e Zisa e poi, dal 2020, alla guida del commissariato di Mondello.
Il rapporto con la memoria del padre
Nel 2015 spiegò di preferire il lavoro alle commemorazioni formali: ricordare il padre, per lui, significava continuare a fare il proprio dovere.
Il caso Ranucci e la frase
Dopo il post di Ranucci, interpellato dal Corriere della Sera, Manfredi ha detto:
“Avvicinarsi a quei giganti, da Aldo Moro a Piersanti Mattarella, da Giovanni Falcone a mio padre, è problematico per chiunque. Io stesso, come figlio, non mi sento ancora all’altezza“.
Non una valutazione giudiziaria né un’accusa, ma una considerazione personale sul peso e sulla misura di quelle figure. Una frase che ha avuto risonanza proprio perché viene dal figlio di Paolo Borsellino e da un funzionario che ha scelto di servire lo Stato in divisa.

Tedesco Giorgia, classe ’95.
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