Le quattro del pomeriggio erano passate da poco quando sulla spiaggia libera dell’ex Colonia d’Asti, alla Marina di Andora, il via vai dei bagnanti si è fermato di colpo. Qualcuno aveva notato un uomo in difficoltà in acqua. Da lì, le urla, la corsa verso riva, il telefono in mano per chiamare aiuto.
Non è bastato.
L’uomo, 60 anni, originario di Torino, è morto lì, su quel tratto di litorale del savonese, martedì 11 agosto. Torino Cronaca lo identifica come Giovanni Stagliano, classe 1966. Un nome che però, va detto, attende ancora conferme ufficiali. Stava facendo il bagno come tanti altri quel pomeriggio. Poi il malore improvviso — con ogni probabilità un arresto cardiaco, stando alle prime ricostruzioni — e in pochi istanti tutto è cambiato.
Il massaggio cardiaco, i minuti che non passano
Chi era in spiaggia racconta di attimi concitati. Le manovre di rianimazione sono partite quasi subito, prima ancora che arrivassero i mezzi di soccorso. Poco dopo le 15.30 sono comparsi l’automedica del 118 e un’ambulanza della Croce Bianca di Andora. C’era anche la Capitaneria di porto, tra mare e battigia.
I sanitari ci hanno provato a lungo. Compressioni, defibrillatore, ancora compressioni. Il cuore del 60enne però non ha più risposto, e al medico non è rimasto che constatare il decesso.
Attorno, la spiaggia piena di agosto. Famiglie, ombrelloni, bambini fatti allontanare in fretta.
Cosa sappiamo della dinamica
Poco margine per altre ipotesi, almeno per ora. Niente correnti anomale, nessuno scontro, nessun incidente: il malore lo avrebbe sorpreso mentre nuotava, in un punto tra i più frequentati della Marina di Andora. Gli accertamenti di rito sono in corso e sarà l’esame medico a mettere nero su bianco le cause della morte. Fino ad allora, quella dell’arresto cardiaco resta l’ipotesi principale — solida, ma pur sempre un’ipotesi.
Andora, la seconda tragedia in tre settimane
C’è un precedente che pesa. Il 23 luglio, stesso comune, un turista piemontese di 78 anni era morto dopo un tuffo, forse tradito anche lui da un malore. Bagnini in acqua, Croce Bianca, Capitaneria: uno schema quasi identico, stesso epilogo.
Tre settimane, due vittime. Entrambe piemontesi, entrambe in vacanza sulla riviera. Ed è inevitabile che il pensiero corra ai rischi del bagno nelle ore più calde, specie dopo una certa età o con problemi cardiaci alle spalle. I medici lo ripetono ogni estate: mai entrare in acqua di colpo dopo l’esposizione al sole, mai sottovalutare un affaticamento anomalo mentre si nuota.
A Torino, intanto, c’è chi aspetta notizie. I familiari, la cerchia di chi conosceva l’uomo e quella riviera dove passava le sue estati.

“Head Staff”, giornalista pubblicista laureata in letteratura, amo scrivere e apprendere costantemente cose nuove. Trovo che il mestiere del giornalista sia uno dei più affascinanti che esistano. Ti consente di apprendere, di conoscere il mondo, farti conoscere e di entrare in simbiosi con il lettore






