Provate a immaginarla, l’Italia del 1960. Nei consigli di amministrazione ci sono solo uomini in grigio, la parola “computer” non la conosce quasi nessuno, e alle donne laureate si consigliano al massimo le pubbliche relazioni. In quell’Italia, una venticinquenne di Ceva, provincia di Cuneo, entra all’Olivetti e si mette a programmare il primo calcolatore interamente progettato e prodotto nel nostro Paese.
Si chiamava Marisa Bellisario — Maria Isabella all’anagrafe — e sarebbe diventata la prima top manager italiana: la donna che ha sfondato, da sola e con decenni di anticipo, il soffitto di cristallo dell’industria nazionale. Il suo nome oggi torna spesso nelle ricerche, complice la Fondazione che lo porta e il premio Mela d’Oro. Ma la sua storia merita di essere raccontata dall’inizio.
Da Ceva all’Olivetti: la ragazza che programmava l’Elea 9003
Nasce il 9 luglio 1935 a Ceva, piccolo comune cuneese a un passo dalla Liguria, da una famiglia che già di suo raccontava un’Italia in movimento: padre pugliese di Gioia del Colle, arrivato al Nord come direttore dell’ufficio imposte, madre ligure di Altare. Ragioneria a Cuneo, poi la laurea in Economia e Commercio a Torino nel 1959. E subito dopo, la scelta che le cambia la vita: la divisione elettronica dell’Olivetti.
Lì, dopo un corso intensivo di programmazione, la giovane Marisa finisce a lavorare sull’Elea 9003, il primo computer a transistor commerciale prodotto in Italia e uno dei primi al mondo. Una pioniera dell’informatica quando l’informatica, in Italia, praticamente non esisteva. Quando nel 1964 la divisione elettronica passa alla General Electric, Bellisario segue il progetto nelle nuove società e si fa le ossa sulla pianificazione dei prodotti, imparando a trattare con il pragmatismo americano. Nel 1971 l’Olivetti la richiama a un ruolo chiave nella pianificazione operativa: ormai è una dirigente vera, in un mondo dove le dirigenti non esistono.
L’America, l’Italtel e il premio di manager dell’anno
Gli anni successivi sono una scalata. Prima la presidenza della Olivetti Corporation of America — dove i giornali la ribattezzano affettuosamente “The Legs” e dove il suo caschetto biondo platino diventa un marchio di fabbrica — poi, nel 1981, la sfida della vita: l’Italtel, colosso pubblico delle telecomunicazioni in profonda crisi. Come amministratore delegato è la prima donna alla guida di un’azienda pubblica italiana.
Il risanamento che ne segue finisce nei manuali di economia: contro lo scetticismo dei sindacati e di parte della stampa, cambia gran parte della dirigenza, avvia progetti innovativi e in tre anni riporta il bilancio in attivo. La stampa internazionale conia per lei una formula rimasta celebre: “dura ma corretta”. E c’è un numero che racconta la sua rivoluzione meglio di ogni discorso: negli anni della sua guida, le laureate in Italtel passano dal 5 al 27% del totale dei laureati in azienda. Nel 1986 arriva la consacrazione, il Premio di manager dell’anno: mai una donna l’aveva vinto.
Non era una femminista da salotto, e lo disse chiaramente: polemizzò con l’associazione delle dirigenti d’azienda dell’epoca, che giudicava riservata a poche privilegiate, e nella sua autobiografia “Donna & top manager” (Rizzoli, 1987) mise nero su bianco la sua idea: «Le donne possono e devono essere presenti nell’industria e nella politica», non solo nelle professioni “da colletto rosa”.
Il marito Lionello Cantoni e la morte a 53 anni
Accanto alla carriera, una storia d’amore nata proprio tra i calcolatori: nel 1969 sposò Lionello Cantoni, professore di informatica all’Università di Torino e manager dell’elaborazione dati in Olivetti e poi in Fiat, che per lei aveva lasciato il primo matrimonio. La coppia, molto unita, non ebbe figli e visse a Torino.
Fu proprio nella loro villa torinese che Marisa Bellisario si spense il 4 agosto 1988, stroncata a soli 53 anni da un tumore, nel momento più alto della sua parabola professionale. L’Italia perse la sua manager simbolo; le donne italiane, un’apripista.
Il premio Mela d’Oro e l’eredità di oggi
La sua storia, però, non si è fermata lì. La Fondazione Marisa Bellisario assegna ogni anno il premio “Mela d’Oro” alle donne che si distinguono nella vita sociale e imprenditoriale, con un’attenzione speciale alle laureate in ingegneria elettronica: il testimone passato alle nipoti ideali di quella programmatrice del 1960. E la Rai le ha dedicato il docufilm “Gentlemen and Marisa”, con la voce narrante di Violante Placido, che ha fatto conoscere la sua avventura alle nuove generazioni.
A quasi quarant’anni dalla scomparsa, la sua lezione resta scandalosamente attuale: il talento non ha genere. Ce l’aveva dimostrato quando nessuno era pronto ad ammetterlo.
Domande frequenti
Chi era Marisa Bellisario?
La prima top manager italiana: nata a Ceva nel 1935, programmatrice dei primi computer Olivetti, presidente di Olivetti America e amministratore delegato dell’Italtel, prima donna alla guida di un’azienda pubblica.
Di cosa è morta Marisa Bellisario?
Di un tumore, il 4 agosto 1988 a Torino, a 53 anni.
Chi era il marito di Marisa Bellisario?
Lionello Cantoni, professore di informatica all’Università di Torino, sposato nel 1969. La coppia non ebbe figli.
Cos’è il premio Marisa Bellisario?
La “Mela d’Oro” assegnata ogni anno dalla Fondazione a lei intitolata alle donne che si distinguono in ambito professionale, imprenditoriale e sociale.

“Head Staff”, giornalista pubblicista laureata in letteratura, amo scrivere e apprendere costantemente cose nuove. Trovo che il mestiere del giornalista sia uno dei più affascinanti che esistano. Ti consente di apprendere, di conoscere il mondo, farti conoscere e di entrare in simbiosi con il lettore






