Interna corporis, cosa significa l’espressione con cui Ascani ha “corretto” Conte alla Camera: il caso Delmastro spiegato semplice

Serena Comito

Interna corporis, cosa significa l'espressione con cui Ascani ha "corretto" Conte alla Camera: il caso Delmastro spiegato semplice

Due parole di latino e mezza Italia che corre a cercarle su Google. Succede quando un’espressione da manuale di diritto costituzionale finisce dentro un botta e risposta in diretta dalla Camera — ed è esattamente quello che è capitato con “interna corporis”, protagonista dello scambio tra Giuseppe Conte e Anna Ascani durante la discussione sul caso Delmastro.

Ricostruiamo la scena, e poi vediamo cosa significa davvero questa formula.

Il botta e risposta tra Conte e Ascani

Il leader del Movimento 5 Stelle apre il suo intervento andando dritto al punto che gli interessa: i banchi del governo vuoti. «Non c’è un ministro in Aula», protesta Conte, chiedendo come mai il governo — e Giorgia Meloni — non ci mettesse la faccia. A interromperlo è la vicepresidente della Camera Anna Ascani, che in quel momento presiede la seduta: «Si tratta di una questione interna corporis, non è previsto che siano presenti esponenti del governo».

Il video del siparietto ha fatto rapidamente il giro dei social, spinto anche dai canali della maggioranza, mentre dall’altra parte si faceva notare che il richiamo arrivava da una vicepresidente del Pd, non certo da un’alleata del governo. E in mezzo, appunto, quelle due parole latine finite in tendenza.

Cosa significa interna corporis

La formula completa è “interna corporis acta”, e indica gli atti, le decisioni e le procedure che riguardano il funzionamento interno di un organo costituzionale. Applicata al Parlamento, copre tutte le materie su cui Camera e Senato decidono in piena autonomia, sulla base della Costituzione e dei propri regolamenti: l’organizzazione dei lavori, l’applicazione delle regole interne, le decisioni che toccano direttamente lo status di deputati e senatori.

Detta semplice: sono le questioni che il Parlamento sbriga in casa propria. Il governo non c’entra, non deve esserci e non ha alcun ruolo nel procedimento.

Ed era proprio questo il caso. L’Aula non stava discutendo un provvedimento dell’esecutivo, ma la relazione della Giunta per le autorizzazioni sulla domanda della Procura di Roma di acquisire la corrispondenza del deputato Andrea Delmastro Delle Vedove, esponente di Fratelli d’Italia ed ex sottosegretario alla Giustizia: una decisione che riguarda le garanzie di un parlamentare, e che spetta all’Assemblea. Da qui il richiamo di Ascani: tecnicamente ineccepibile.

Conte, dal canto suo, ha chiarito che il suo era un rilievo politico, non procedurale: Meloni, da deputata, avrebbe comunque potuto essere presente e prendere posizione. Due piani diversi, insomma — regolamento da una parte, battaglia politica dall’altra — che nello scontro d’Aula si sono sovrapposti.

Il voto sul caso Delmastro e la bagarre

Quanto al merito, l’Aula ha approvato con 206 sì e 133 no la proposta del relatore di maggioranza di negare alla Procura l’acquisizione delle chat tra Delmastro e l’imprenditore Mauro Caroccia, indagato. Hanno votato per il no all’autorizzazione tutti i partiti di maggioranza e gli otto deputati di Futuro Nazionale, il movimento di Roberto Vannacci, secondo cui non c’è alcun presupposto per obbligare un parlamentare a rendere pubbliche conversazioni private, pur auspicando che Delmastro le mostri spontaneamente.

Le opposizioni, con in prima fila Elly Schlein e lo stesso Conte, hanno parlato di uno scudo per proteggere un esponente della maggioranza, chiedendo che i magistrati potessero accedere al materiale. La maggioranza ha difeso il voto richiamando la tutela della corrispondenza privata e delle prerogative parlamentari, che la Costituzione riconosce a ogni eletto.

Dopo il voto è scoppiata la bagarre: urla, proteste e accuse incrociate da un lato all’altro dell’emiciclo, fino alla sospensione della seduta. I deputati del M5S si sono avvicinati ai banchi della maggioranza con i telefoni in mano, mentre gli esponenti di Alleanza Verdi e Sinistra si sono bendati gli occhi in segno di protesta, rimuovendo le bende su richiesta della presidenza.

Interna corporis e immunitĂ  parlamentare sono la stessa cosa?

No, anche se nel caso Delmastro si sono incrociati. Gli interna corporis riguardano l’autonomia delle Camere: il come il Parlamento organizza e svolge la propria attivitĂ . L’immunitĂ  parlamentare è invece l’insieme delle garanzie specifiche riconosciute a deputati e senatori per proteggere l’esercizio delle loro funzioni — tra cui, appunto, la tutela della corrispondenza, su cui l’Aula era chiamata a decidere.

Quando Ascani ha parlato di interna corporis, dunque, il senso era preciso: quel voto apparteneva alla sfera decisionale della Camera, e la presenza del governo non era prevista. Che poi l’assenza fosse politicamente significativa o del tutto irrilevante, è un giudizio che spetta — come sempre — a chi guarda.

Domande frequenti

Cosa significa interna corporis?
Sono gli atti e le procedure che riguardano il funzionamento interno di un organo costituzionale: nel caso delle Camere, le materie su cui decidono in autonomia senza alcun ruolo del governo.

Perché Ascani ha richiamato Conte?
PerchĂ© Conte lamentava l’assenza del governo dai banchi, ma il voto sul caso Delmastro era una deliberazione interna della Camera: la presenza dell’esecutivo non era prevista.

Cosa ha deciso la Camera sul caso Delmastro?
Con 206 voti a favore e 133 contrari ha negato alla Procura di Roma l’autorizzazione ad acquisire le conversazioni tra Delmastro e l’imprenditore Mauro Caroccia.

Interna corporis e immunitĂ  parlamentare sono sinonimi?
No: i primi riguardano l’autonomia organizzativa delle Camere, la seconda le garanzie personali di deputati e senatori. Nel caso Delmastro i due piani si sono intrecciati.