C’è un pezzo di storia dell’agricoltura veronese che se ne va con lui. Guido Finato Martinati, imprenditore agricolo e Cavaliere del Lavoro, è morto questa mattina, giovedì 6 agosto, all’età di 90 anni. Originario di Cerea, classe 1935, guidava da decenni l’azienda di famiglia a Concamarise, nel cuore di quella bassa veronese che il suo lavoro ha contribuito a trasformare.
Il suo nome resta legato a una stagione precisa: quella in cui l’agricoltura della pianura smise di essere solo fatica e tradizione e cominciò a diventare impresa moderna. E in quella svolta Finato Martinati non fu spettatore, ma protagonista.
L’innovatore: il Virginia Bright, le macchine dagli USA, le 200 frisone
Laureato in giurisprudenza — formazione insolita per un uomo di campi, e forse per questo decisiva — Finato Martinati fece della sua azienda un laboratorio. Fu tra i primi imprenditori in Italia a introdurre la raccolta meccanizzata del tabacco Virginia Bright, la coltura regina della zona, arrivando ad acquistare le macchine direttamente dagli Stati Uniti. La sua tenuta arrivò a contare 300 ettari, di cui 220 dedicati proprio al tabacco, accanto a soia e foraggere, con quattordicimila giornate di lavoro dipendente l’anno: numeri da piccola industria.
E poi la stalla: un allevamento di circa 200 bovine da latte di razza Frisona, considerato tra i più avanzati d’Italia per i risultati nella riproduzione. Un modello premiato già nel 1982 con il Premio regionale per lo sviluppo economico delle Camere di Commercio del Veneto.
Quando la crisi del tabacco ridimensionò un comparto storico della pianura veronese, l’imprenditore dimostrò di saper cambiare ancora: parte delle attività fu riconvertita alla produzione di energia da fonti rinnovabili, con impianti a biogas e fotovoltaici, senza abbandonare foraggi, soia e piselli. L’azienda lavora oggi 290 ettari, con una stalla da 250 capi in lattazione.
Gli incarichi: da Confagricoltura ai Cavalieri del Lavoro
Accanto all’impresa, mezzo secolo di rappresentanza. Finato Martinati fu presidente dell’Unione Provinciale Agricoltori di Verona — l’attuale Confagricoltura Verona — dal 1977 al 1982, membro del Consiglio nazionale dell’associazione, vicepresidente dell’Ente Fiere di Verona per un decennio, vicepresidente nazionale dell’Associazione Produttori Tabacco, presidente della Cooperativa Tabacchi di Verona e della Fabbrica Cooperativa Perfosfati di Cerea, oltre che membro del comitato consultivo europeo sul tabacco a Bruxelles.
Nel 1991 arrivò l’onorificenza di Cavaliere del Lavoro per i meriti in campo agricolo; dal dicembre 2015 presiedeva il Gruppo Triveneto della federazione.
Alla notizia della scomparsa, il cordoglio dell’attuale presidente di Confagricoltura Verona, Alberto De Togni, che ha parlato di un punto di riferimento storico per l’associazione: «era un grande imprenditore e una persona di enorme valore», lo ha ricordato, sottolineandone l’intelligenza, il carisma e i traguardi raggiunti negli anni della sua presidenza.
Le informazioni sull’ultimo saluto non sono ancora state rese note. Resta, intanto, l’eredità di un uomo che ha attraversato settant’anni di agricoltura italiana da innovatore: dai campi di tabacco raccolti a mano ai pannelli fotovoltaici, sempre un passo avanti rispetto al suo tempo.

“Head Staff”, giornalista pubblicista laureata in letteratura, amo scrivere e apprendere costantemente cose nuove. Trovo che il mestiere del giornalista sia uno dei più affascinanti che esistano. Ti consente di apprendere, di conoscere il mondo, farti conoscere e di entrare in simbiosi con il lettore






