È morto don Antonio Mazzi, il prete di strada che fondò Exodus: funerali il 3 agosto a Milano

Daniela Devecchi

Don Antonio Mazzi è morto venerdì 31 luglio 2026 all’età di 96 anni. Il sacerdote, fondatore della comunità Exodus e figura storica dell’impegno contro le dipendenze e il disagio giovanile, aveva affrontato due ricoveri nelle ultime settimane. Le sue condizioni erano diventate instabili, con momenti di ripresa seguiti da nuove ricadute.

Era rimasto nella Cascina Molino Torrette, al Parco Lambro di Milano, la sede alla quale aveva legato oltre quarant’anni della propria attività. Nella mattinata del 31 luglio una nuova crisi ha determinato un peggioramento apparso subito più grave dei precedenti.

La morte di don Mazzi

La sera prima della morte, don Mazzi aveva trascorso parte del tempo insieme ai ragazzi della comunità. Aveva guardato la televisione e chiesto informazioni su alcuni progetti di Exodus, continuando a interessarsi alle attività portate avanti dagli educatori.

Durante le settimane segnate dai ricoveri aveva espresso il desiderio di non essere lasciato solo. Accanto a lui sono rimasti i collaboratori e le persone della comunità, considerate negli anni come una famiglia.

Quando le sue condizioni sono precipitate, nella mattinata di venerdì, i medici hanno proposto la sedazione. Don Mazzi è stato accompagnato fino alla fine dalle persone che gli erano più vicine.

La causa medica precisa della morte non è stata resa pubblica. È possibile riferire il peggioramento delle condizioni generali, le ricadute e i due ricoveri recenti, ma non attribuire il decesso a una specifica malattia.

I funerali a Milano

I funerali di don Antonio Mazzi si svolgeranno lunedì 3 agosto 2026 alle ore 15 nella chiesa di Sant’Ambrogio a Milano.

Non sono state ancora comunicate informazioni complete sulla camera ardente, sulle eventuali modalità di accesso per quanti vorranno partecipare alla cerimonia e sul luogo della sepoltura.

Chi era don Antonio Mazzi

Antonio Mazzi era nato a Verona il 30 novembre 1929. Rimase senza padre quando aveva tredici mesi. La madre, incinta del secondo figlio e in condizioni economiche difficili, dovette occuparsi da sola della famiglia.

Don Mazzi non nascose mai di essere stato un ragazzo inquieto e poco incline alla disciplina. Fu la madre ad affidarlo al Seminario vescovile di Verona, dove concluse gli studi classici nel 1950.

In seguito si trasferì a Ferrara per gli studi filosofici e teologici. Il 26 marzo 1955 venne ordinato sacerdote nella Congregazione dei Poveri Servi della Divina Provvidenza, istituita da san Giovanni Calabria.

Alla preparazione religiosa affiancò lo studio della pedagogia, della psicologia dell’età evolutiva, della psicoanalisi e delle problematiche legate alla disabilità. Una formazione che avrebbe orientato il suo lavoro con adolescenti, famiglie e persone alle prese con forme diverse di dipendenza.

La nascita di Exodus

Il passaggio decisivo della sua attività arrivò con il trasferimento a Milano. Nel 1979 assunse la direzione dell’Opera Don Calabria, nei pressi del Parco Lambro.

In quegli anni il parco era uno dei luoghi nei quali risultavano più visibili gli effetti della diffusione dell’eroina. Don Mazzi entrò in contatto diretto con ragazzi tossicodipendenti, famiglie disorientate e giovani in condizioni di grave emarginazione.

Da quell’esperienza prese forma Exodus, progetto avviato ufficialmente nel 1984. La prima Carovana partì l’anno successivo, mentre nel 1996 l’organizzazione assunse la struttura di Fondazione.

La Cascina Molino Torrette divenne progressivamente la sede centrale del progetto, oltre che la casa del sacerdote.

Il metodo delle Carovane

Il metodo di Exodus non prevedeva soltanto la permanenza in una struttura. Don Mazzi riteneva necessario mettere i ragazzi in movimento e restituire loro responsabilità concrete.

Le Carovane Exodus nacquero proprio da questa impostazione. Il viaggio, la condivisione della fatica, lo sport, la musica, il teatro e il lavoro erano considerati strumenti educativi. Il percorso non si limitava all’interruzione del consumo di droga, ma puntava alla ricostruzione dei rapporti personali e al reinserimento sociale.

Nel corso degli anni la Fondazione ha ampliato il proprio campo d’intervento, occupandosi di dipendenze da sostanze, disagio adolescenziale, ritiro sociale, giustizia minorile e sostegno alle famiglie. A queste attività si sono aggiunti i servizi di strada e lo sportello SOS alla Stazione Centrale di Milano.

Il legame con Milano

La storia di don Mazzi è rimasta strettamente intrecciata a quella delle periferie milanesi. Il sacerdote lavorò durante gli anni dell’emergenza eroina e seguì i cambiamenti che, nel tempo, modificarono sia le dipendenze sia le forme di disagio tra i più giovani.

Fu legato al cardinale Carlo Maria Martini e condivise una lunga stagione di impegno sociale con altri sacerdoti milanesi, tra i quali don Gino Rigoldi e don Virginio Colmegna.

Pur avendo raggiunto una forte notorietà pubblica, don Mazzi continuò a presentarsi come un prete impegnato sul campo. La Cascina del Parco Lambro rimase il centro della sua vita anche negli ultimi anni.

Televisione, giornali e libri

Don Antonio Mazzi era anche giornalista professionista. Scrisse per diverse pubblicazioni e partecipò a trasmissioni televisive e radiofoniche, utilizzando i mezzi di comunicazione per parlare di educazione, dipendenze e responsabilità degli adulti.

Collaborò a lungo con Domenica In, dove instaurò un rapporto personale e professionale con Mara Venier. Per RTL 102.5 curò invece la rubrica Don Mazzi dà i numeri.

Fu autore di numerosi libri. Tra i titoli più conosciuti figurano Come rovinare un figlio in dieci mosse, Amori e tradimenti di un prete di strada, Il Vangelo dei piedi, Gesù uomo vero e Spinocchio. Buona strada e non mollate mai. Nel 2025 aveva pubblicato l’autobiografia Saggezza e follia.

Premi e riconoscimenti

Il 2 giugno 2022 don Mazzi era stato nominato Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana.

Nel marzo 2025 l’Università della Tuscia gli aveva conferito la laurea honoris causa in Informazione digitale. Era la quarta laurea onoraria ricevuta nel corso della sua vita.

Alla fine dello stesso anno era stato scelto come Italiano dell’anno 2025 per il lavoro svolto accanto ai giovani e alle persone rimaste ai margini.

L’ultimo progetto di Exodus

In occasione del suo novantaseiesimo compleanno, don Mazzi aveva annunciato un nuovo futuro per la sede del Parco Lambro. La Cascina sarebbe dovuta diventare un centro educativo diurno specialistico, destinato ad accogliere fino a 150 ragazzi ogni anno.

Il progetto era stato pensato per minorenni provenienti dal circuito penale, adolescenti in attesa di assistenza neuropsichiatrica e giovani con situazioni familiari o personali particolarmente complesse.

La comunità terapeutica residenziale, composta da 24 ragazzi, avrebbe invece dovuto trasferirsi a Garlasco. La decisione era legata anche alle frequenti esondazioni del Lambro, che negli anni avevano provocato problemi alla struttura milanese.

Negli ultimi tempi don Mazzi aveva lavorato soprattutto alla continuità di Exodus. Le responsabilità operative erano state progressivamente affidate agli educatori e ai collaboratori, con l’obiettivo di conservare il metodo costruito nel corso di oltre quattro decenni.

FAQ

Quando è morto don Antonio Mazzi?

Don Antonio Mazzi è morto venerdì 31 luglio 2026.

Quanti anni aveva don Mazzi?

Aveva 96 anni. Era nato a Verona il 30 novembre 1929.

Qual è stata la causa della morte?

La causa medica precisa non è stata comunicata. Nelle ultime settimane aveva affrontato due ricoveri e condizioni di salute altalenanti. Una nuova crisi è sopraggiunta nella mattinata del 31 luglio.

Quando si svolgono i funerali di don Mazzi?

I funerali sono fissati per lunedì 3 agosto 2026 alle ore 15, nella chiesa di Sant’Ambrogio a Milano.

Che cos’ha fondato don Antonio Mazzi?

Ha fondato Exodus, progetto educativo nato negli anni Ottanta per il recupero dalle dipendenze e successivamente diventato una Fondazione impegnata anche nella prevenzione e nel sostegno ai giovani.