Ammalarsi mentre si è in ferie può comportare la sospensione del periodo di riposo e il recupero delle giornate non godute. Non avviene, però, in modo automatico. Il lavoratore deve avvisare tempestivamente l’azienda, ottenere una certificazione medica valida e rispettare gli obblighi previsti per l’assenza per malattia.
Se la comunicazione arriva in ritardo, i giorni precedenti all’avviso possono continuare a essere conteggiati come ferie. È questo il punto decisivo: non vengono cancellate tutte le ferie residue, ma si rischia di non recuperare quelle già trascorse quando il datore di lavoro non era ancora stato informato.
Quando la malattia sospende le ferie
Il diritto alle ferie annuali retribuite è riconosciuto dall’articolo 36 della Costituzione ed è irrinunciabile. Il periodo deve consentire al dipendente di riposare, recuperare le energie e dedicarsi alla propria vita personale e familiare.
Una malattia insorta durante le ferie può impedirne la normale funzione. In questo caso, le giornate interessate possono essere trasformate da ferie a malattia e tornare nel monte ferie del lavoratore.
Il principio deriva dalla sentenza n. 616 del 1987 della Corte costituzionale, che ha dichiarato illegittimo l’articolo 2109 del Codice civile nella parte in cui non prevedeva la sospensione delle ferie in caso di malattia sopraggiunta durante il periodo feriale.
Non è dunque una novità introdotta nel 2026, ma una tutela consolidata e precisata negli anni dalla giurisprudenza.
La sospensione non è automatica
Non qualsiasi indisposizione consente di recuperare le ferie. La malattia deve essere tale da compromettere concretamente il riposo e il recupero psicofisico.
Una febbre elevata, un ricovero ospedaliero, l’ingessatura di una grande articolazione o una patologia che determini un’effettiva incapacità temporanea possono risultare incompatibili con le ferie. Un disturbo lieve, invece, potrebbe non essere sufficiente.
Non esiste una lista rigida applicabile a tutti. Contano le condizioni della persona, la natura della patologia e le conseguenze che questa produce durante il periodo di riposo.
Il datore di lavoro può richiedere una visita di controllo per verificare non soltanto l’esistenza della malattia, ma anche la sua reale incompatibilità con la funzione delle ferie.
L’avviso tardivo fa perdere giorni
La comunicazione al datore di lavoro ha un ruolo essenziale. La Cassazione, con la sentenza n. 8016 del 6 aprile 2006, ha chiarito che la conversione delle ferie in malattia opera, in linea generale, dal momento in cui l’azienda riceve l’avviso.
Se il dipendente si ammala ma aspetta diversi giorni prima di informare il datore, il certificato medico potrebbe non bastare per recuperare l’intero periodo.
Un esempio rende più chiaro il meccanismo. Il lavoratore è in ferie dal 10 al 20 agosto, si ammala il 12 e riceve una prognosi fino al 18. L’azienda, però, viene informata soltanto il 15 agosto. In questa situazione, le giornate dal 12 al 14 possono rimanere conteggiate come ferie, mentre la sospensione potrà operare dal 15.
Se la comunicazione viene effettuata quando la malattia è già terminata, il lavoratore rischia di non recuperare alcun giorno. L’azienda e l’INPS, infatti, non sono stati messi nella condizione di disporre gli eventuali controlli.
Cosa deve fare il lavoratore
Il dipendente deve informare subito l’azienda seguendo le modalità indicate dal contratto collettivo, dal regolamento interno o dalle procedure aziendali. È opportuno usare un mezzo che permetta di dimostrare la data e l’orario della comunicazione, come una e-mail, una PEC o il sistema aziendale previsto per le assenze.
Occorre poi rivolgersi tempestivamente al medico, che trasmetterà il certificato telematico di malattia all’INPS. Il lavoratore deve controllare che i dati siano corretti, soprattutto l’indirizzo presso il quale sarà reperibile per un’eventuale visita fiscale.
Il numero di protocollo del certificato, chiamato PUC, va conservato e comunicato al datore di lavoro quando richiesto.
Con il certificato telematico non è normalmente necessario spedire all’azienda una copia cartacea dell’attestato. Rimane però obbligatoria la comunicazione dell’assenza, da effettuare nei tempi e con le modalità previste dal proprio contratto.
Visita fiscale e reperibilità
Una volta aperto il periodo di malattia, il lavoratore deve rispettare le fasce di reperibilità previste per i controlli.
Gli orari attualmente applicati ai dipendenti pubblici e privati sono:
- dalle 10 alle 12;
- dalle 17 alle 19.
La reperibilità deve essere garantita per tutti i giorni compresi nel certificato, inclusi sabato, domenica e festivi.
Se durante la prognosi il dipendente cambia domicilio, deve comunicare il nuovo indirizzo all’azienda e all’INPS. Non è sufficiente indicare una località generica: il medico incaricato deve poter trovare il lavoratore nel luogo dichiarato.
L’assenza ingiustificata alla visita fiscale può determinare la perdita dell’indennità di malattia fino a dieci giorni alla prima mancata visita. In caso di seconda assenza, può essere applicata una riduzione del 50% per il periodo successivo; dalla terza può scattare la perdita totale dell’indennità. Restano possibili anche conseguenze disciplinari, secondo il contratto applicato.
Come recuperare le ferie
Le giornate riconosciute come malattia non vengono pagate anche come ferie. Tornano nella disponibilità del dipendente e potranno essere utilizzate successivamente.
Il lavoratore, tuttavia, non può prolungare da solo la vacanza per recuperare subito i giorni sospesi. Se alla fine della prognosi il periodo autorizzato è terminato, deve rientrare al lavoro. Le nuove date saranno concordate o stabilite dall’azienda tenendo conto delle esigenze organizzative e delle norme contrattuali.
Se la malattia continua oltre la data prevista per il rientro, l’assenza prosegue fino alla scadenza indicata nel certificato medico.
Una disciplina particolare può essere prevista in caso di chiusura collettiva dell’impresa. Se, dopo la guarigione, lo stabilimento o l’ufficio è ancora chiuso, il dipendente potrà utilizzare la parte rimanente delle ferie collettive.
Malattia durante le ferie all’estero
La tutela vale anche se il lavoratore si ammala fuori dall’Italia, ma la procedura cambia in base al Paese nel quale si trova.
All’interno dell’Unione Europea bisogna rivolgersi tempestivamente a un medico o a una struttura sanitaria locale. Il certificato deve riportare i dati del lavoratore, la prognosi e l’indirizzo di reperibilità. La documentazione deve essere trasmessa entro i termini previsti all’INPS e l’attestato privo della diagnosi deve essere inviato al datore di lavoro.
Per i certificati redatti nella lingua ufficiale di un Paese dell’Unione Europea, la traduzione è normalmente gestita dall’INPS.
Nei Paesi extra UE convenzionati con l’Italia valgono le regole stabilite dagli accordi bilaterali. Se lo Stato non ha una convenzione con l’Italia, la certificazione può dover essere legalizzata dalla rappresentanza diplomatica o consolare italiana. Nei Paesi aderenti alla Convenzione dell’Aja può essere richiesta l’apostille.
Anche durante una vacanza all’estero il lavoratore deve indicare un recapito preciso e rendersi disponibile agli accertamenti previsti.
Controllare il CCNL
Le regole generali valgono per tutti, ma i contratti collettivi possono prevedere termini più precisi per la comunicazione, documenti aggiuntivi o procedure diverse.
Prima di partire è quindi utile controllare il proprio CCNL, il regolamento aziendale e le istruzioni utilizzate per segnalare le assenze. Nel pubblico impiego possono essere presenti disposizioni specifiche legate al settore di appartenenza.
Una telefonata informale a un collega o al responsabile potrebbe non essere sufficiente se la procedura aziendale richiede una comunicazione scritta entro un determinato orario.
FAQ
Se mi ammalo durante le ferie, le recupero sempre?
No. La malattia deve essere certificata e deve impedire concretamente il normale godimento delle ferie. Un disturbo lieve potrebbe non produrre la sospensione.
Da quale giorno vengono interrotte le ferie?
Di norma, dal momento in cui il datore di lavoro riceve la comunicazione della malattia. I giorni precedenti all’avviso possono restare conteggiati come ferie.
Devo inviare il certificato medico all’azienda?
Il medico trasmette il certificato telematico all’INPS. Il lavoratore deve comunque avvisare l’azienda secondo le procedure previste e fornire il numero di protocollo se richiesto.
Posso aggiungere subito i giorni recuperati alla vacanza?
No. Terminato il periodo autorizzato, il dipendente deve rientrare al lavoro, salvo che la malattia sia ancora in corso. Le ferie recuperate saranno utilizzate in un secondo momento.
La regola vale anche se mi ammalo all’estero?
Sì, ma occorre ottenere una certificazione sanitaria valida, rispettare i termini di trasmissione e verificare le formalità richieste nel Paese in cui ci si trova.
Quali sono gli orari della visita fiscale?
Il lavoratore deve essere reperibile dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19, anche nei fine settimana e nei giorni festivi compresi nella prognosi.

Sono giornalista pubblicista laureata in letteratura e content manager con una grande passione per la scrittura






