IRPEF 2026, aliquota al 33% e risparmio fino a 440 euro: allo studio un nuovo taglio da 1.000 euro sui redditi fino a 60.000

Daniela Devecchi

IRPEF 2026, aliquota al 33% e risparmio fino a 440 euro: allo studio un nuovo taglio da 1.000 euro sui redditi fino a 60.000

La prima riduzione è già entrata in vigore. La seconda, più consistente per chi dichiara oltre 50.000 euro, deve ancora superare l’esame delle coperture. È questa la distinzione decisiva nel nuovo confronto sull’IRPEF.

Dal 1° gennaio 2026, l’aliquota applicata alla parte di reddito compresa tra 28.000 e 50.000 euro è passata dal 35% al 33%. Il beneficio massimo è di 440 euro lordi all’anno. Il Governo valuta ora di lasciare il 33% anche sui successivi 10.000 euro, portando il limite del secondo scaglione a 60.000 euro. In quel caso il risparmio aggiuntivo arriverebbe a 1.000 euro annui.

La possibile estensione, però, non è ancora legge. Al 30 luglio 2026 rimane una proposta destinata alla preparazione della Manovra 2027.

Aliquote IRPEF 2026

Gli scaglioni nazionali oggi sono tre. Il 23% si applica fino a 28.000 euro; oltre questa cifra e fino a 50.000 euro scatta il 33%; sulla parte che supera 50.000 euro si paga il 43%.

La tassazione procede per fasce. Un imponibile di 40.000 euro, per esempio, non viene tassato interamente al 33%. I primi 28.000 euro ricadono nell’aliquota del 23%, mentre il 33% riguarda soltanto i 12.000 euro successivi.

Lo stesso principio vale oltre i 50.000 euro. Il 43% non colpisce tutto il reddito, ma solo la quota che oltrepassa quel limite.

Va considerato, inoltre, che il reddito imponibile non corrisponde sempre alla retribuzione annua lorda. Dal reddito complessivo possono essere sottratti gli oneri deducibili riconosciuti dalla normativa fiscale.

Il risparmio nel 2026

Il taglio di due punti produce effetti soltanto sopra 28.000 euro. Chi rimane entro questa cifra non ottiene alcun vantaggio dalla modifica della seconda aliquota.

Su un imponibile di 30.000 euro, la minore imposta è pari a 40 euro l’anno. Il risparmio diventa di 140 euro a quota 35.000, di 240 euro con 40.000 euro e di 340 euro con 45.000 euro.

A partire da 50.000 euro si raggiunge il tetto di 440 euro lordi. Il beneficio non cresce ulteriormente, perché il 33% termina proprio a quella soglia.

Si tratta di calcoli effettuati sull’imposta lorda. Quanto resta effettivamente al contribuente dipende dalla sua posizione personale: detrazioni, deduzioni e addizionali locali possono modificare il risultato finale.

Chi riceve il beneficio

Il nuovo 33% interessa circa 13 milioni di contribuenti. Il costo per le casse pubbliche, una volta a regime, viene stimato intorno a 2,7 miliardi di euro.

Il risparmio medio cambia molto tra le diverse categorie. Le valutazioni tecniche parlano di 408 euro per i dirigenti, 123 euro per gli impiegati e 23 euro per gli operai. Per i lavoratori autonomi sottoposti all’IRPEF ordinaria la media è di 124 euro; per i pensionati si ferma a 55 euro.

Una distanza spiegata dalla distribuzione dei redditi. Chi dispone di un imponibile vicino o superiore a 50.000 euro utilizza per intero la fascia interessata dal taglio. Chi oltrepassa di poco i 28.000 euro ne sfrutta solo una parte.

Correttivo sopra 200.000 euro

Per i redditi complessivi superiori a 200.000 euro è previsto un correttivo. Alcune detrazioni possono essere ridotte per un importo massimo di 440 euro, così da compensare il vantaggio ottenuto con la nuova aliquota.

Il meccanismo riguarda determinati oneri detraibili al 19%, le erogazioni liberali ai partiti politici e i premi assicurativi contro gli eventi calamitosi. Le spese sanitarie non rientrano nel taglio.

La compensazione non è però identica per tutti. Quando le detrazioni interessate sono inferiori a 440 euro, non è possibile recuperare completamente il beneficio. Per una parte dei contribuenti con redditi più elevati, dunque, il risparmio rimane almeno in parte.

Busta paga e 730

La riduzione al 33% vale per i redditi prodotti nel 2026. I suoi effetti possono quindi essere già presenti nelle ritenute calcolate su stipendi e pensioni durante l’anno.

Il modello 730/2026, invece, segue ancora il vecchio schema. La dichiarazione presentata quest’anno riguarda i redditi percepiti nel 2025, quando la seconda aliquota era fissata al 35%.

La nuova percentuale sarà applicata nella dichiarazione del 2027, riferita ai redditi del 2026. Il diverso calendario spiega perché il cambiamento possa comparire nelle buste paga prima di essere recepito dal 730.

Il progetto fino a 60.000 euro

Il prossimo intervento allo studio allargherebbe il secondo scaglione di 10.000 euro. Il 33% arriverebbe fino a 60.000 euro, sostituendo il 43% sulla fascia compresa tra 50.000 e 60.000 euro.

La differenza sarebbe di dieci punti percentuali. Su 2.000 euro ricadenti nella nuova fascia il risparmio sarebbe di 200 euro; su 5.000 euro salirebbe a 500. Con un imponibile di 58.000 euro si arriverebbe a 800 euro.

Da 60.000 euro in poi il beneficio aggiuntivo toccherebbe il massimo: 1.000 euro lordi all’anno.

Rispetto al sistema applicato nel 2025, il vantaggio complessivo potrebbe raggiungere 1.440 euro. La somma comprende i 440 euro prodotti dal taglio già operativo e i 1.000 legati all’allargamento ancora in discussione.

Coperture da trovare

La modifica fino a 60.000 euro avrebbe un costo stimato vicino ai 3 miliardi di euro. Prima di inserirla nella Legge di Bilancio sarà quindi necessario individuare risorse sufficienti.

Tra le ipotesi esaminate compare una revisione delle agevolazioni fiscali. Detrazioni, deduzioni, crediti d’imposta ed esenzioni sono centinaia, ma non è stato definito quali potrebbero essere ridotti o modificati.

L’esito dipenderà anche dall’andamento dei conti pubblici nei prossimi mesi. Solo il testo definitivo della Manovra potrà stabilire se la nuova soglia entrerà davvero in vigore, con quali decorrenze e per quali contribuenti.

Addizionali locali

Alle aliquote nazionali si sommano le addizionali regionali e comunali. Percentuali, soglie di esenzione e modalità di calcolo cambiano in base alla residenza.

Per questo due persone con lo stesso imponibile possono pagare un’IRPEF complessiva differente. Alle Regioni è stata inoltre concessa, fino al 2028, la possibilità di mantenere una struttura dell’addizionale articolata su quattro fasce.

FAQ

Quali sono gli scaglioni IRPEF nel 2026?

Le aliquote sono del 23% fino a 28.000 euro, del 33% tra 28.000 e 50.000 euro e del 43% sulla parte superiore a 50.000 euro.

Quanto vale il taglio già approvato?

Il risparmio cresce con l’imponibile e raggiunge un massimo di 440 euro lordi all’anno.

Il 33% fino a 60.000 euro è già in vigore?

No, si tratta di una proposta per la prossima Legge di Bilancio.

Quale sarebbe il nuovo risparmio massimo?

L’estensione del secondo scaglione produrrebbe un beneficio aggiuntivo fino a 1.000 euro annui.

Le aliquote del 2026 si applicano nel 730 presentato quest’anno?

No. Il 730/2026 riguarda i redditi del 2025. Il nuovo 33% troverà applicazione nella dichiarazione relativa ai redditi prodotti nel 2026.