Emanuele Scieri, il caso che ha cambiato la storia del nonnismo nelle caserme: ventisei anni di indagini, processi e una verità conquistata passo dopo passo

Giorgia Tedesco

La morte di Emanuele Scieri, paracadutista di leva di 26 anni originario di Siracusa, è stata oggetto di un lungo percorso giudiziario. Inizialmente prospettata come incidente, la vicenda è stata successivamente ricostruita dalla magistratura in termini diversi.

La notte del 13 agosto 1999

Emanuele aveva da poco iniziato il servizio presso la caserma Gamerra di Pisa, sede del Centro addestramento paracadutisti della Brigata Folgore. Nella notte tra il 13 e il 14 agosto 1999 scomparve all’interno della struttura, e il corpo venne ritrovato tre giorni dopo, ai piedi della torre utilizzata per l’asciugatura dei paracadute.

Le prime indagini su Emanuele Scieri

Le prime ricostruzioni ipotizzarono una caduta accidentale durante un’iniziativa personale, e il fascicolo fu oggetto di archiviazioni e la vicenda rimase per anni senza individuazione di responsabilità. La famiglia contestò fin dall’inizio tale ricostruzione.

La Commissione parlamentare

L’istituzione della Commissione parlamentare d’inchiesta sul caso ha previsto audizioni e analisi documentale. Il lavoro della Commissione ha evidenziato criticità investigative e incongruenze rispetto all’ipotesi dell’incidente, fornendo elementi alla Procura di Pisa per la riapertura delle indagini.

La riapertura dell’inchiesta

La Procura ha riaperto le indagini sulla base di nuove testimonianze, consulenze tecniche e rilettura degli elementi raccolti nel 1999. Secondo l’accusa, Scieri fu sottoposto a un rituale di nonnismo sulla torre di asciugatura dei paracadute e, dopo essere stato colpito, perse la presa cadendo. Secondo la ricostruzione accusatoria, rimase per ore senza ricevere assistenza.

Il processo

Nel luglio 2023 la Corte d’Assise di Pisa ha condannato per omicidio volontario in concorso gli ex caporali Alessandro Panella e Luigi Zabara, assolvendo un terzo imputato, Andrea Antico. Nel dicembre 2024 la Corte d’Assise d’Appello ha confermato la responsabilità penale dei due principali imputati, rideterminando le pene in 22 anni per Panella e 9 anni, 9 mesi e 10 giorni per Zabara, confermando l’assoluzione di Antico. Le motivazioni depositate nel 2025 hanno indicato la compatibilità di lesioni riportate dalla vittima con un’aggressione precedente alla caduta e hanno richiamato testimonianze ritenute rilevanti.

L’epilogo giudiziario

La Corte di Cassazione ha reso definitive le condanne nei confronti di Panella e Zabara, rigettando i ricorsi, rendendo definitiva la responsabilità per omicidio volontario.