Renato Vallanzasca, noto con il soprannome di “Bel René“, continua a essere oggetto di ricostruzioni giornalistiche e approfondimenti. Anche, e soprattutto, perché, la sua vicenda comprende aspetti giudiziari e familiari interessanti, tra cui la famosa morte del fratello.
L’origine e i primi contatti con la giustizia
Nato a Milano, classe ’50, cresce in una famiglia di piccola borghesia dove il padre fa il rappresentante di commercio, mentre la madre è impiegata. Quando è ancora minorenne viene segnalato per furti e atti di teppismo, inizio di uno stile di vita che non cesserà presto.
La vicenda familiare
Tra gli episodi citati nelle biografie pubbliche emerge, imponente, la morte per suicidio del fratello. Le fonti disponibili riportano l’evento senza dettagli circostanziali, perché in realtà non se n’è mai parlato davvero a fondo: in realtà, fu proprio Renato a trovare il corpo. Molte figure professionale, a distanza di anni, hanno ipotizzato e dedotto che, quell’evento, destabilizzante e traumatico, è il punto focale: la ferita, insanabile e originale, che ha dato vita alla furia di distruzione e criminalità che segnerà la sua vita per sempre.
La Banda della Comasina
Negli anni Settanta, Renato, diviene leader della cosiddetta Banda della Comasina, attiva tra Milano e il Nord Italia: Il gruppo è coinvolto in rapine, sequestri di persona, estorsioni e traffici illeciti. Un contesto caratterizzato da elevata conflittualità criminale nel capoluogo lombardo.
I fatti di sangue e le condanne
Alla banda vengono attribuiti numerosi eventi sanguinolenti, tra cui scontri armati con le forze dell’ordine. Tra gli episodi citati emerge quello del 6 febbraio 1977, nel quale persero la vita gli agenti Antonio Custra, Domenico Ciotta e Luigi D’Andrea.
Arresti ed evasioni
La sua vicenda detentiva è stata segnata da arresti ed evasioni, avvenute anche durante trasferimenti. E’ l’arresto del 13 febbraio 1977 a Roma a segnare la conclusione della fase di latitanza, infatti, da allora, ha scontato una lunga detenzione nel sistema penitenziario.
Gli ultimi anni di Vallanzasca
Dopo oltre cinquant’anni di detenzione, le condizioni di salute sono peggiorate. In ragione dell’aggravamento del quadro cognitivo, è stato disposto il trasferimento in una struttura sanitaria assistita, dove la permanenza in carcere è stata ritenuta non compatibile.

Tedesco Giorgia, classe ’95.
Quello che contraddistingue il mio lavoro è l’idea di cos’è che si cela dietro una notizia: un’informazione.
Ma le informazioni non sono tutte uguali. Se ti arriva un’informazione e da essa non piangi, non ridi, non respiri, non ti disperi o non gioisci, essa non ti serve a nulla.
Perché l’informazione è la libertà di un popolo. Ed é nelle nostre emozioni che si avverte la vera essenza della libertà.
www.linkedin.com/in/giorgia-tedesco-b781401b6
Per eventuali rettifiche scrivere a giorgia.tedesco@alphabetcity.it






