Renato Vallanzasca, il percorso criminale, la detenzione e il suicidio: la storia giudiziaria di una delle pagine più nere d’Italia

Giorgia Tedesco

Renato Vallanzasca, noto con il soprannome di “Bel René“, continua a essere oggetto di ricostruzioni giornalistiche e approfondimenti. Anche, e soprattutto, perché, la sua vicenda comprende aspetti giudiziari e familiari interessanti, tra cui la famosa morte del fratello.

L’origine e i primi contatti con la giustizia

Nato a Milano, classe ’50, cresce in una famiglia di piccola borghesia dove il padre fa il rappresentante di commercio, mentre la madre è impiegata. Quando è ancora minorenne viene segnalato per furti e atti di teppismo, inizio di uno stile di vita che non cesserà presto.

La vicenda familiare

Tra gli episodi citati nelle biografie pubbliche emerge, imponente, la morte per suicidio del fratello. Le fonti disponibili riportano l’evento senza dettagli circostanziali, perché in realtà non se n’è mai parlato davvero a fondo: in realtà, fu proprio Renato a trovare il corpo. Molte figure professionale, a distanza di anni, hanno ipotizzato e dedotto che, quell’evento, destabilizzante e traumatico, è il punto focale: la ferita, insanabile e originale, che ha dato vita alla furia di distruzione e criminalità che segnerà la sua vita per sempre.

La Banda della Comasina

Negli anni Settanta, Renato, diviene leader della cosiddetta Banda della Comasina, attiva tra Milano e il Nord Italia: Il gruppo è coinvolto in rapine, sequestri di persona, estorsioni e traffici illeciti. Un contesto caratterizzato da elevata conflittualità criminale nel capoluogo lombardo.

I fatti di sangue e le condanne

Alla banda vengono attribuiti numerosi eventi sanguinolenti, tra cui scontri armati con le forze dell’ordine. Tra gli episodi citati emerge quello del 6 febbraio 1977, nel quale persero la vita gli agenti Antonio Custra, Domenico Ciotta e Luigi D’Andrea.

Arresti ed evasioni

La sua vicenda detentiva è stata segnata da arresti ed evasioni, avvenute anche durante trasferimenti. E’ l’arresto del 13 febbraio 1977 a Roma a segnare la conclusione della fase di latitanza, infatti, da allora, ha scontato una lunga detenzione nel sistema penitenziario.

Gli ultimi anni di Vallanzasca

Dopo oltre cinquant’anni di detenzione, le condizioni di salute sono peggiorate. In ragione dell’aggravamento del quadro cognitivo, è stato disposto il trasferimento in una struttura sanitaria assistita, dove la permanenza in carcere è stata ritenuta non compatibile.