Dopo oltre tredici anni dall’omicidio di Giovanni Bruno, tabaccaio di Pinerolo ucciso durante una rapina nel suo bar-tabacchi, sono state eseguite due ordinanze di custodia cautelare in carcere. Un terzo componente del gruppo ritenuto responsabile è, però, deceduto nel frattempo.
Il delitto del 2013: come morì Giovanni Bruno
Il 4 giugno 2013 il bar-tabacchi gestito da Bruno fu il luogo di una rapina: durante l’azione vennero esplosi colpi di arma da fuoco che raggiunsero il commerciante, morto nonostante l’intervento dei soccorsi. L’episodio indignò profondamente la comunità locale.
L’attività investigativa
Dopo i primi accertamenti, con sopralluoghi, acquisizione di testimonianze e analisi di reperti, il fascicolo è rimasto aperto: perciò, negli anni successivi gli atti sono stati riesaminati, incrociando elementi già acquisiti con informazioni sopravvenute e con l’utilizzo di strumenti investigativi più aggiornati. Il risultato? Questa attività ha portato alla nuova individuazione dei presunti responsabili.
I provvedimenti odierni
I Carabinieri della Compagnia di Pinerolo hanno eseguito due ordinanze di custodia cautelare disposte dall’autorità giudiziaria. I due indagati sono ritenuti appartenere al gruppo che avrebbe organizzato ed eseguito la rapina culminata nell’omicidio: ma, per adesso, le generalità non sono state rese note. Le indagini restano coperte per alcuni aspetti da segreto istruttorio e ulteriori informazioni potranno emergere nelle prossime comunicazioni degli investigatori.
Il contesto dei cold case
Il caso si inserisce tra le vicende giudiziarie riaperte a distanza di anni grazie alla conservazione dei reperti e alla rivalutazione degli atti. E soprattutto, con il contributo di metodologie tecnico-scientifiche moderne.
Cosa accade ora
Spetterà al procedimento giudiziario accertare responsabilità e dinamica dei fatti, nel rispetto del principio di presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva.

Tedesco Giorgia, classe ’95.
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