L’indagine sull’omicidio di Alessio Borelli, rinvenuto senza vita nel mese di luglio nel suo appartamento di via Parini a Corsico, ha portato al fermo di un egiziano 39enne: è il primo sviluppo investigativo significativo in un caso che fin dall’inizio si presentava particolarmente complesso.
Il ritrovamento del corpo
Per giorni Borelli non era stato visto dai vicini, e a far scattare la segnalazione sono stati il silenzio proveniente dall’ottavo piano. Oltre che il forte odore avvertito sulle scale. I vigili del fuoco sono entrati dalla finestra e hanno trovato il corpo in avanzato stato di decomposizione: presenti in casa anche evidenti segni di colluttazione. Sul corpo sono state riscontrate ferite da taglio e segni compatibili con strangolamento, tracce che esclusero immediatamente l’ipotesi accidentale.
La segnalazione nei giorni precedenti
Un aspetto approfondito riguarda una segnalazione per urla e lite provenienti dall’appartamento, avvenuta alcuni giorni prima del ritrovamento. Sul posto era intervenuta una pattuglia dei carabinieri, ma non era stato possibile entrare perché nessuno aveva risposto al citofono. Eppure, secondo la ricostruzione, quella lite potrebbe coincidere con il momento del delitto.
Le verifiche sulla sfera personale
Gli investigatori hanno analizzato telefoni, tabulati e testimonianze per ricostruire gli ultimi contatti della vittima: dalle verifiche è poi emerso un rapporto sentimentale recente tra Borelli e il fermato, rapporto che, secondo l’ipotesi della Procura, si sarebbe deteriorato fino a una lite. L’uomo, è Ahmad Abdelghani: indiscrezioni suggeriscono anche venne scarcerato proprio il giorno prima dell’omicidio di Alessio. Sembra anche che, appena solo due giorni prima avesse anche aggredito dei volontari di City Angels in via Pini, urlando: “Allah akbar“.
Gli elementi raccolti
Il fermo si basa su più riscontri, tra quelli indicati come rilevanti emergono:
- tracce di DNA sui coltelli sequestrati,
- materiale biologico trovato in bagno
- e un’impronta palmare insanguinata rilevata su una porta a vetri all’interno dell’abitazione.
Per gli inquirenti, questi elementi sarebbero compatibili con la presenza dell’indagato sulla scena del crimine.
Le ipotesi iniziali
Nelle prime fasi erano state valutate diverse piste, tra cui un regolamento di conti, una rapina o un movente legato a precedenti della vittima in materia di stupefacenti, risalenti ad anni prima. Nessuna di queste ipotesi ha trovato riscontri concreti. Tra gli aspetti esaminati anche la sparizione delle chiavi di casa: la porta era stata trovata chiusa dall’esterno e, secondo gli investigatori, le chiavi potrebbero essere state portate via per ritardare il ritrovamento.
I prossimi accertamenti
L’indagine prosegue: sono in corso completamenti di analisi tecnico-scientifiche e la ricostruzione cronologica delle ultime ore di vita di Borelli, anche attraverso l’esame dei dispositivi elettronici e delle comunicazioni tra vittima e indagato, al fine di definire con maggiore precisione la dinamica.

Tedesco Giorgia, classe ’95.
Quello che contraddistingue il mio lavoro è l’idea di cos’è che si cela dietro una notizia: un’informazione.
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