Sono passati più di cinque dai fatti di Bolzano, ma il caso di Benno Neumair continua a essere oggetto di attenzione: dopo la fase processuale con la condanna definitiva all’ergastolo, il dibattito si è spostato sul percorso detentivo. Soprattutto sugli strumenti previsti dall’ordinamento, tra cui la giustizia riparativa.
Cosa successe quella notte a casa Neumair
La sera del 4 gennaio 2021, nell’abitazione di famiglia, vennero uccisi Peter e Laura, i genitori di Benno. Nei giorni successivi il figlio né denunciò la scomparsa, eppure, fin dalle prime verifiche emergono incongruenze nel racconto. Due giorni dopo, venne rinvenuto nell’Adige il corpo di Laura Perselli e, il 28 aprile successivo, fu il turno di di Peter Neumair. Dopo il primo ritrovamento, Benno Neumair ammise di aver ucciso i genitori per strangolamento e di aver trasportato i corpi fino a un ponte per gettarli nel fiume.
Il percorso giudiziario
L’inchiesta portò al rinvio a giudizio, e, nel corso del processo, venne discussa la capacità di intendere e di volere: le consulenze descrissero tratti di disturbo di personalità, ma i giudici ritennero l’imputato pienamente responsabile:
- a Novembre 2022 infatti arrivò la prima condanna all’ergastolo confermata in appello
- e nel Settembre del 2024 la Cassazione rese definitiva la pena.
La detenzione a Verona
Terminata la fase dell’isolamento giudiziario, Neumair sta scontando la pena nel carcere di Montorio, a Verona. Secondo quanto riferito dalla difesa, prende parte ad alcune attività interne dell’istituto, tra cui un corso di scacchi rivolto ad altri detenuti.
La giustizia riparativa e la posizione della famiglia
Nei mesi scorsi è stato avviato un percorso di giustizia riparativa, previsto dalla normativa vigente, che prevede incontri con alcune parenti che hanno accettato di partecipare al programma.
Non risulta alcun percorso con la sorella Madè, però: lei fu parte civile nel processo, e che, anzi, spiegherà di non ritenere maturi i presupposti per un confronto.
Un caso ancora al centro del dibattito
Archiviato il capitolo processuale, il caso resta seguito per gli aspetti legati all’esecuzione della pena e all’applicazione degli istituti di reinserimento. Ambito che in realtà continua a generare valutazioni diverse tra operatori del diritto, familiari delle vittime e opinione pubblica.

Tedesco Giorgia, classe ’95.
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