Un elettrodomestico si rompe, la garanzia è scaduta e aggiustarlo costa quasi quanto comprarne uno nuovo. È proprio su situazioni di questo tipo che interviene il diritto alla riparazione, la disciplina europea pensata per allungare la vita dei prodotti e limitare lo smaltimento di apparecchi ancora recuperabili.
La data fissata dall’Unione europea è il 31 luglio 2026, termine entro il quale gli Stati membri devono recepire le nuove regole.
La direttiva riguarda soltanto alcune categorie di beni. Inoltre, quando la garanzia legale è terminata, il fabbricante potrà chiedere il pagamento dell’intervento. Il prezzo dovrà essere ragionevole e non dovrà rendere la riparazione sconveniente rispetto all’acquisto di un prodotto nuovo.
In Italia il percorso non è ancora arrivato alla conclusione. Il Consiglio dei ministri ha approvato lo schema di decreto legislativo il 2 luglio 2026.
Cos’è il diritto alla riparazione
La nuova disciplina permette al consumatore di chiedere al fabbricante la riparazione di determinati prodotti anche dopo la scadenza della garanzia legale.
Il produttore dovrà intervenire entro un periodo adeguato al tipo di guasto, gratuitamente oppure dietro il pagamento di una somma ragionevole. Dovrà anche rendere accessibili le informazioni sul servizio offerto e indicare i prezzi delle riparazioni più comuni.
Se l’impresa produttrice si trova fuori dall’Unione europea, l’obbligo passerà al rappresentante autorizzato. In mancanza di quest’ultimo, potranno essere chiamati a rispondere l’importatore o, in alcune circostanze, il distributore. Il lavoro potrà essere eseguito anche da un centro di assistenza incaricato.
Quanto costa la riparazione
La riparazione fuori garanzia non sarà necessariamente gratuita. Il cliente potrà dover pagare il componente sostituito, la manodopera, il trasporto e l’eventuale diagnosi del guasto.
Il costo, tuttavia, non potrà essere fissato a un livello tale da scoraggiare il consumatore. Lo stesso principio varrà per i pezzi di ricambio: prezzi sproporzionati, capaci di rendere più conveniente la sostituzione dell’intero apparecchio, sarebbero contrari all’obiettivo della direttiva.
Non esiste una tariffa unica europea. La ragionevolezza della somma andrà valutata tenendo conto del lavoro necessario, del prezzo dei componenti e delle caratteristiche del prodotto.
Garanzia estesa di un anno
Uno dei punti che ha generato maggiore confusione riguarda la durata della garanzia. Le regole europee non introducono tre anni di garanzia per tutti gli acquisti.
L’anno aggiuntivo scatta quando un difetto di conformità compare durante la garanzia legale e il cliente sceglie di far riparare il bene anziché sostituirlo. In questo caso, la responsabilità del venditore viene prorogata di dodici mesi, calcolati dal momento in cui il prodotto riparato viene riconsegnato.
La proroga può essere applicata una sola volta. Il venditore dovrà informare il cliente della possibilità di scegliere tra riparazione e sostituzione, quando entrambe le soluzioni sono ammesse, e spiegare che la prima comporta l’estensione della tutela.
Lo schema italiano prevede che la modifica interessi i contratti conclusi dal 31 luglio 2026. La decorrenza dovrà comunque essere confermata dal provvedimento definitivo.
Quali prodotti sono coinvolti
L’obbligo non si applica a ogni bene presente in casa. Riguarda le categorie per le quali l’Unione europea ha già stabilito requisiti specifici di riparabilità.
Sono compresi lavatrici, lavasciuga, asciugatrici, lavastoviglie, frigoriferi, televisori e display elettronici. La disciplina interessa anche smartphone, tablet, telefoni cellulari tradizionali e cordless.
Nell’elenco rientrano inoltre server e dispositivi per l’archiviazione dei dati, apparecchiature per saldatura e batterie utilizzate su mezzi di trasporto leggeri, come biciclette e monopattini elettrici.
Nel 2026 sono stati aggiunti anche alcuni apparecchi domestici per il riscaldamento locale. Altre categorie potranno entrare successivamente, quando saranno approvate nuove norme europee sulla progettazione e sulla disponibilità dei ricambi.
La posizione degli aspirapolvere resta meno chiara. La categoria compare nell’allegato della direttiva, ma la normativa tecnica attualmente applicabile non contiene ancora requisiti di riparabilità sufficientemente definiti. Per questo non può essere considerata, senza riserve, pienamente coperta dagli stessi obblighi previsti per lavatrici o smartphone.
Stop agli ostacoli tecnici
I produttori non potranno usare blocchi software, limitazioni hardware o clausole contrattuali prive di una valida giustificazione per impedire la riparazione.
Il proprietario resterà libero di rivolgersi anche a un tecnico indipendente. Il fatto che un apparecchio sia già stato aperto o sistemato fuori dalla rete ufficiale non basterà, da solo, per rifiutare un successivo intervento.
Potranno restare alcune restrizioni legate alla sicurezza del prodotto o alla tutela della proprietà intellettuale. Dovranno però poggiare su ragioni concrete, non essere impiegate come un divieto generalizzato.
Il modulo di riparazione
La direttiva introduce un modello europeo con il quale il riparatore potrà presentare le condizioni dell’intervento. Il suo utilizzo, in via generale, non è obbligatorio.
Se viene consegnato, il documento dovrà riportare il difetto segnalato, il lavoro proposto, il prezzo oppure il tetto massimo di spesa, i tempi previsti e le modalità di ritiro e riconsegna. Dovrà essere indicata anche l’eventuale disponibilità di un apparecchio sostitutivo.
L’offerta resterà valida per almeno 30 giorni. Il modulo è normalmente gratuito, ma il tecnico potrà chiedere il rimborso dei costi sostenuti per esaminare il prodotto e individuare il problema. Il cliente dovrà esserne informato prima.
La piattaforma dal 2028
Il portale europeo dedicato alle riparazioni non sarà pronto il 31 luglio 2026. La Commissione dovrà predisporre l’interfaccia comune entro il 31 luglio 2027, mentre la piena operatività è fissata al 1° gennaio 2028.
Il servizio consentirà di cercare riparatori, venditori di prodotti ricondizionati, operatori interessati all’acquisto di beni guasti e iniziative locali come i Repair Café. L’adesione dei professionisti alla piattaforma sarà volontaria.
Controlli e Osservatorio
Lo schema di decreto italiano assegna la vigilanza all’Autorità garante della concorrenza e del mercato. L’AGCM potrà intervenire autonomamente oppure in seguito alle segnalazioni di cittadini e associazioni.
È prevista anche la nascita di un Osservatorio nazionale sulla riparazione presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Avrà il compito di seguire l’applicazione delle nuove disposizioni e l’evoluzione del settore. Entrambe le misure attendono la conferma nel decreto definitivo.
Rifiuti e risorse
La riforma nasce anche per ridurre l’impatto ambientale dei prodotti eliminati prima del tempo. Nell’Unione europea, lo smaltimento di beni che potrebbero ancora essere riparati genera ogni anno circa 35 milioni di tonnellate di rifiuti.
A questi si aggiungono 261 milioni di tonnellate di emissioni di gas serra e il consumo di 30 milioni di tonnellate di risorse. Le istituzioni europee stimano che il nuovo mercato delle riparazioni possa produrre 4,8 miliardi di euro tra crescita e investimenti.
FAQ sul diritto alla riparazione
Che cos’è il diritto alla riparazione?
È la possibilità di chiedere al fabbricante di riparare alcune categorie di prodotti anche dopo la fine della garanzia legale.
Dal 31 luglio ogni prodotto dovrà essere riparato?
No. La disciplina si applica soltanto ai beni collegati a specifici requisiti europei di riparabilità.
L’intervento sarà sempre gratuito?
No. Fuori dalla garanzia potranno essere addebitati ricambi, manodopera e altri costi. La somma richiesta dovrà essere ragionevole.
La garanzia durerà tre anni?
Non automaticamente. L’estensione di dodici mesi è riconosciuta quando il consumatore sceglie la riparazione di un prodotto che presenta un difetto durante la garanzia legale.
Sarà possibile scegliere un tecnico indipendente?
Sì. I produttori non potranno introdurre impedimenti ingiustificati alla riparazione eseguita fuori dalla propria rete.
Le nuove regole italiane sono già definitive?
Lo schema di decreto deve ancora completare l’iter parlamentare, ricevere l’approvazione finale ed essere pubblicato in Gazzetta Ufficiale.

Sono giornalista pubblicista laureata in letteratura e content manager con una grande passione per la scrittura






