Luigi Camedda, pescatore di Narbolia non rientra a casa: trovato morto nel Sinis dopo ore di ricerche

Serena Comito

Luigi Camedda, pescatore di Narbolia non rientra a casa: trovato morto nel Sinis dopo ore di ricerche

Era uscito in mattinata per una battuta di pesca lungo la costa, come tante altre volte. A casa, però, non è più tornato. Sarebbe Luigi Camedda, pensionato di 65 anni di Cabras residente a Narbolia, l’uomo trovato senza vita questa sera nella zona del Sinis, tra lo stagno di Mistras e Mare Morto, al termine di una vasta operazione di ricerca. Manca ancora il riconoscimento formale dei familiari, ma sull’identità non dovrebbero esserci troppi dubbi.

La mattinata di pesca e il mancato rientro

Camedda aveva raggiunto la zona in mattinata insieme ad altre due persone, per una battuta di pesca da terra lungo la costa del Sinis. Terminata l’attività, ciascuno avrebbe fatto rientro autonomamente a casa propria.

Quando però non è stato più possibile mettersi in contatto con lui, è scattata la preoccupazione. Nel pomeriggio di oggi, domenica 26 luglio, i familiari hanno dato l’allarme, facendo partire le ricerche.

Le ricerche tra stagni e macchia mediterranea

L’operazione ha impegnato per diverse ore vigili del fuoco, guardia costiera e carabinieri, che hanno battuto un’area vasta e difficile: la fascia compresa tra Mare Morto, Mistras e l’ultimo lembo di Torregrande, un territorio dove l’acqua domina in mezzo a poca e bassa vegetazione, tra giunchi e macchia mediterranea.

Oltre ai mezzi via terra e via mare, sono stati impiegati anche i droni per sorvolare dall’alto la zona. Intorno alle 18 la ricerca si è conclusa nel modo più amaro: il corpo dell’uomo è stato individuato in quel tratto di costa.

L’ipotesi del malore

Secondo i primi elementi raccolti, a stroncarlo sarebbe stato un malore fatale. Un’ipotesi che gli accertamenti dovranno confermare. Pur essendo le temperature di oggi inferiori ai picchi dei giorni scorsi, il caldo restava intenso, soprattutto nelle ore centrali della giornata: un fattore che, in attesa di riscontri, potrebbe aver avuto un ruolo.

Per ora resta il dolore di una comunità e l’attesa del riconoscimento ufficiale, che darà un nome definitivo a una domenica di ricerche finita nel modo che nessuno sperava.