Morto Clemente Marconi, l’archeologo di Selinunte aveva 60 anni: docente alla NYU e alla Statale, è deceduto a New York

Daniela Devecchi

Morto Clemente Marconi, l’archeologo di Selinunte aveva 60 anni: docente alla NYU e alla Statale, è deceduto a New York

Vent’anni di scavi sull’Acropoli di Selinunte, una carriera divisa tra Italia e Stati Uniti e alcune delle più importanti ricerche dedicate ai templi dell’antica città greca. Clemente Marconi è morto a New York all’età di 60 anni. La notizia è stata resa pubblica venerdì 24 luglio 2026.

Archeologo e storico dell’arte, insegnava alla New York University e all’Università Statale di Milano. Dal 2006 dirigeva la missione internazionale attiva a Selinunte, luogo centrale nei suoi studi fin dagli anni universitari. La causa della morte non è stata comunicata. Non sono ancora disponibili indicazioni sui funerali.

La morte a New York

La notizia sarebbe stata comunicata al direttore del Parco archeologico di Selinunte, Felice Crescente, da Rosalia Pumo, moglie di Marconi e sua collaboratrice scientifica.

Pumo ha preso parte alle attività condotte in Sicilia con il ruolo di codirettrice del progetto e responsabile sul campo. Il lavoro della coppia si è concentrato a lungo sull’Acropoli e, in particolare, sul santuario urbano dell’antica colonia.

Marconi è morto a New York, città dove aveva svolto gran parte della carriera accademica. Non è stato precisato il giorno esatto del decesso. Mancano anche informazioni sulle circostanze della scomparsa: al momento non risultano confermate né una malattia né l’ipotesi di un malore.

Chi era Clemente Marconi

Clemente Marconi era uno specialista di archeologia classica, arte greca e romana, architettura templare e urbanistica antica. Nei suoi lavori studiava anche la pittura, la scultura e il significato assunto dalle immagini nelle cerimonie religiose.

Alla New York University ricopriva la cattedra intitolata a James R. McCredie presso l’Institute of Fine Arts. Aveva inoltre il titolo di University Professor e seguiva le attività archeologiche organizzate dall’ateneo.

Dal 2017 era professore ordinario di Archeologia classica alla Statale di Milano. I due incarichi lo portavano a lavorare tra New York, Milano e Selinunte, dove tornava per le campagne di scavo.

Gli anni della formazione

Il legame con Selinunte era nato molto prima dell’avvio della missione internazionale. Tra il 1984 e il 1990 Marconi studiò all’Università La Sapienza di Roma, laureandosi con lode in Archeologia classica. La sua tesi riguardava le metope del Tempio E.

Proseguì la formazione alla Scuola Normale Superiore di Pisa. Nel 1997 conseguì, sempre con lode, il perfezionamento equivalente al dottorato. Questa volta il tema scelto furono le metope del Tempio C di Selinunte.

Fra i suoi maestri ci fu Salvatore Settis. L’impostazione adottata da Marconi metteva insieme l’osservazione dei reperti, lo studio degli edifici, le fonti antiche e l’analisi dei riti. Un metodo che avrebbe poi applicato alle ricerche condotte in Sicilia.

Da Columbia alla Statale

La carriera negli Stati Uniti cominciò nel 1999 alla Columbia University. Marconi vi insegnò prima come assistant professor e poi come associate professor, rimanendo nell’ateneo fino al 2006.

Nello stesso anno passò all’Institute of Fine Arts della New York University. Nel 2008 ottenne il titolo di University Professor. Il ritorno nell’università italiana arrivò nel 2017, quando assunse la cattedra alla Statale senza lasciare quella americana.

Da questa doppia appartenenza nacque anche la collaborazione tra NYU e Università di Milano nelle attività di Selinunte. Le campagne coinvolgevano studenti, dottorandi e ricercatori provenienti da diversi Paesi. Il sito archeologico era così diventato anche un luogo di formazione sul campo.

Gli scavi di Selinunte

Marconi dirigeva dal 2006 la missione dell’Institute of Fine Arts sull’Acropoli di Selinunte. Dal 2017 al progetto partecipava ufficialmente anche la Statale di Milano.

L’attenzione degli studiosi si è concentrata soprattutto sul santuario urbano e sui Templi B, C e R. Le campagne hanno restituito nuovi elementi sulla nascita della colonia, sulle pratiche religiose, sui rapporti con il mondo punico e sulle trasformazioni attraversate dalla città fino alla prima guerra punica.

Gli archeologi hanno recuperato nel tempo ceramiche, gioielli, offerte votive, pesi da telaio, punte di lancia e numerosi oggetti utilizzati nei rituali. Altre indagini hanno interessato una struttura situata a sud del santuario. Secondo l’interpretazione avanzata dal gruppo di ricerca, l’edificio poteva accogliere circa 500 persone durante processioni, sacrifici, gare e cerimonie pubbliche.

Le ultime scoperte

Nel 2024 la missione individuò un piccolo edificio templare fino ad allora sconosciuto. Il ritrovamento contribuì ad ampliare il quadro degli spazi sacri presenti sull’Acropoli.

La campagna del 2025 portò invece alla scoperta dell’ingresso dell’adyton del Tempio R. Era l’ambiente più riservato dell’edificio, collocato nella parte terminale della cella e destinato ad accogliere la statua della divinità.

Il tempio è stato associato a un culto femminile, probabilmente rivolto a Demetra e Kore. Una transenna separava l’adyton dallo spazio accessibile alle fedeli: queste potevano osservare la statua e pregare, ma non entrare nel vano sacro.

Sotto il pavimento originario venne trovato un deposito di fondazione che avrebbe contenuto inizialmente circa 300 oggetti. Tra i materiali recuperati figuravano ceramiche, pesi da telaio, una quindicina di punte di lancia in ferro e un gioiello circolare d’argento, decorato a treccia e in origine rivestito d’oro.

Il lavoro nel 2026

Marconi era ancora impegnato nell’attività scientifica nei mesi precedenti alla morte. Il 12 maggio 2026 risultava tra i relatori dell’incontro “Tarquinia e Selinunte. Grandi santuari urbani del Mediterraneo antico”, organizzato a Milano.

La campagna archeologica dello stesso anno era fissata dal 30 maggio al 4 luglio. La scomparsa è stata annunciata, dunque, a poche settimane dalla conclusione del periodo previsto per gli scavi.

Libri e mostre

Alla ricerca sul campo Marconi affiancava un’intensa produzione scientifica. Tra le sue pubblicazioni più note compaiono “Selinunte. Le metope dell’Heraion”, “Temple Decoration and Cultural Identity in the Archaic Greek World”, “Greek Painted Pottery” e “The Oxford Handbook of Greek and Roman Art and Architecture”.

Nel 2013 collaborò alla realizzazione della mostra internazionale “Sicily: Art and Invention between Greece and Rome”. Nel 2023 curò al Museo Archeologico Nazionale di Napoli “Picasso e l’Antico”, esposizione dedicata al rapporto tra l’artista spagnolo e le testimonianze figurative greche e romane.

Dal 2021 era socio corrispondente dell’Accademia Nazionale dei Lincei e membro dell’Academia Europaea. Faceva parte anche del Deutsches Archäologisches Institut e aveva ricoperto incarichi presso l’American School of Classical Studies di Atene.

FAQ

Quanti anni aveva Clemente Marconi?

Aveva 60 anni.

Dove è morto Clemente Marconi?

È morto a New York, dove lavorava da molti anni.

È stata resa nota la causa della morte?

No. La causa del decesso non è stata comunicata e non sono state confermate notizie su malattie o malori.

Chi è la moglie di Clemente Marconi?

La moglie è Rosalia Pumo, archeologa e collaboratrice della missione di Selinunte.

Sono stati annunciati i funerali?

Non ancora. Data e luogo della cerimonia non risultano comunicati.