Due raccolte di firme, altrettante proposte abrogative e un obiettivo da raggiungere entro la fine di settembre. È partita il 15 luglio 2026 la nuova iniziativa nazionale sulla caccia promossa dal movimento ORA – Rispetto per tutti gli animali.
Un chiarimento va fatto subito: il referendum non è stato ancora convocato. In questa fase si stanno raccogliendo le sottoscrizioni necessarie per chiedere agli italiani di esprimersi. I quesiti sono due e viaggiano separatamente. Ognuno dovrà arrivare ad almeno 500mila firme valide.
La prima proposta riguarda l’ingresso dei cacciatori nelle proprietà private. La seconda interviene sulle norme penali applicabili all’uccisione e al maltrattamento degli animali. Se la raccolta avrà successo e arriveranno tutte le autorizzazioni previste, le urne potrebbero aprirsi nella primavera del 2027.
Firme entro settembre
Le richieste sono state depositate presso la Corte di cassazione il 13 luglio 2026. Il giorno seguente sono apparse in Gazzetta Ufficiale, mentre dal 15 luglio è possibile sottoscriverle digitalmente.
Al 21 luglio, dopo meno di una settimana, risultavano raccolte 15.194 firme per il quesito sui fondi privati e 14.107 per quello relativo alle disposizioni penali. Si tratta di numeri ancora lontani dall’obiettivo previsto dalla Costituzione.
Il termine indicato dal comitato promotore è il 30 settembre 2026. Entro quella data ciascuna iniziativa dovrà raggiungere autonomamente la soglia richiesta. Non basta, quindi, firmare una sola volta per appoggiare l’intera campagna.
Caccia nei terreni privati
Il primo quesito punta a cancellare una parte dell’articolo 842 del Codice civile. La disposizione consente a chi possiede una regolare licenza di entrare in un fondo altrui per esercitare la caccia, anche senza aver ottenuto il permesso del proprietario. Restano valide le limitazioni previste dalla legislazione vigente.
Con la vittoria del sì verrebbe meno questa possibilità. Il titolare del terreno potrebbe impedire l’accesso ai cacciatori, compresi quelli muniti di licenza.
La portata della proposta è circoscritta: non introdurrebbe un divieto nazionale di caccia. Cambierebbe invece il rapporto fra esercizio dell’attività venatoria e tutela della proprietà privata, lasciando al proprietario la decisione sull’ingresso nel proprio fondo.
La questione era già arrivata alle urne. Il 15 giugno 1997 gli elettori furono chiamati a pronunciarsi su un quesito molto simile. I sì ottennero la maggioranza dei voti validi, ma l’affluenza si fermò intorno al 30%. Il quorum non venne raggiunto e la norma rimase in vigore. Un altro tentativo, risalente al 1990, ebbe lo stesso esito.
Norme penali e animali
Più complesso è il contenuto del secondo quesito. La proposta riguarda l’articolo 19-ter delle disposizioni di coordinamento del Codice penale, che disciplina l’applicazione dei reati contro gli animali alle attività regolate da leggi speciali.
Il testo chiede di eliminare dalla norma il riferimento alla caccia e alle altre leggi speciali riguardanti gli animali. Nelle intenzioni dei promotori, la modifica permetterebbe di perseguire penalmente le condotte di uccisione e maltrattamento compiute durante l’attività venatoria.
L’effetto, tuttavia, non può essere dato per automatico. Il quesito non interviene sulla legge 157 del 1992, che continuerebbe a disciplinare la caccia, i calendari venatori, le specie cacciabili e il rilascio delle licenze.
Rimarrebbe poi da chiarire il rapporto con l’articolo 51 del Codice penale, relativo all’esercizio di un diritto. Per questa ragione, anche in caso di vittoria del sì, sarebbe necessaria un’interpretazione giuridica delle norme rimaste in vigore. È dunque corretto parlare dell’obiettivo indicato dal comitato, non di una sicura abolizione della caccia.
Come sottoscrivere i quesiti
Le firme possono essere depositate gratuitamente attraverso la piattaforma digitale del Ministero della Giustizia. L’accesso è consentito con SPID, Carta d’identità elettronica, Carta nazionale dei servizi o un altro strumento di identificazione accettato dal sistema.
Le due proposte sono contrassegnate da numeri differenti:
- 7300000 per il quesito sull’ingresso nei terreni privati;
- 7300001 per quello relativo alle norme penali contro l’uccisione e il maltrattamento degli animali.
Chi vuole appoggiarle entrambe deve aprire le rispettive schede e confermare ogni sottoscrizione. Al termine della procedura è disponibile un’attestazione da scaricare.
Cosa accade dopo le firme
Arrivare a 500mila adesioni non significa ottenere subito la convocazione degli elettori. Le sottoscrizioni devono essere innanzitutto depositate e verificate dall’Ufficio centrale per il referendum presso la Corte di cassazione.
Dopo il controllo formale spetta alla Corte costituzionale pronunciarsi sull’ammissibilità dei quesiti. Solamente al termine di questi passaggi potrà essere indetta la consultazione.
Qualora l’intero iter si concludesse positivamente, il voto dovrebbe tenersi in una domenica compresa tra il 15 aprile e il 15 giugno 2027. Trattandosi di referendum abrogativi, sarà necessario raggiungere il quorum: dovrà partecipare la maggioranza degli aventi diritto. Per cancellare le norme indicate, i voti favorevoli dovranno inoltre essere più numerosi di quelli contrari.
Il Ddl caccia
La campagna referendaria è iniziata mentre in Parlamento prosegue il confronto sulla riforma della legge 157 del 1992. Il Disegno di legge 1552, presentato dal senatore di Fratelli d’Italia Lucio Malan, ha ricevuto il via libera del Senato il 23 giugno 2026 con 80 voti favorevoli, 56 contrari e due astensioni.
Il provvedimento è poi passato alla Camera con la numerazione A.C. 2984. Alla data del 21 luglio l’iter non risulta concluso e il testo, pertanto, non è ancora una legge.
Tra gli aspetti affrontati ci sono la disciplina delle specie cacciabili, i calendari venatori e gli spazi nei quali può essere effettuato il prelievo. Su diversi punti si è aperto un duro confronto tra maggioranza, opposizioni e associazioni ambientaliste.
Le due iniziative referendarie non abrogano il Ddl Malan. I quesiti possono intervenire soltanto su disposizioni già vigenti e riguardano, nello specifico, l’articolo 842 del Codice civile e l’articolo 19-ter delle disposizioni di coordinamento del Codice penale.
FAQ
Il referendum sulla caccia si farà certamente?
No. Per arrivare alle urne serviranno 500mila firme valide per ciascun quesito e il successivo via libera della Cassazione e della Corte costituzionale.
Qual è la scadenza della raccolta?
I promotori indicano il 30 settembre 2026 come termine per raggiungere il numero necessario di sottoscrizioni.
È possibile firmare soltanto uno dei due quesiti?
Sì. Le proposte sono indipendenti e ogni elettore può decidere se sostenerne una oppure entrambe.
Il primo quesito vieterebbe la caccia?
No. Eliminerebbe la possibilità per il cacciatore munito di licenza di accedere a un fondo privato senza il consenso del proprietario.
Il secondo quesito abolirebbe la caccia in Italia?
Questo è l’obiettivo sostenuto dai promotori, ma l’effetto giuridico non è certo. La legge nazionale che autorizza e regola l’attività venatoria non verrebbe abrogata.
Quando potrebbe svolgersi la consultazione?
In caso di raccolta sufficiente e di ammissione dei quesiti, il voto potrebbe essere fissato tra il 15 aprile e il 15 giugno 2027.

Sono giornalista pubblicista laureata in letteratura e content manager con una grande passione per la scrittura






