Abderrahim Fakir aveva 42 anni, era nato in Marocco e viveva nel Bolognese da quando era bambino. Domenica 19 luglio 2026 è morto al Pilastro, a Bologna, dopo essere stato immobilizzato durante un intervento della polizia. La Procura ha avviato gli accertamenti per ricostruire ogni passaggio e stabilire le cause del decesso, che al momento non sono ancora note.
Chi era Abderrahim Fakir
Nato nel 1983 in Marocco, Fakir era arrivato in Italia con la famiglia quando aveva circa sette anni. Aveva quindi trascorso nel nostro Paese gran parte della sua vita, costruendo a Bologna i propri legami familiari e lavorativi.
Abitava a Borgonuovo, frazione del comune di Sasso Marconi. Non risiedeva al Pilastro, il quartiere nel quale è avvenuta la tragedia, ma frequentava la zona. La mattina del 19 luglio si trovava nei pressi dei garage di via Italo Svevo.
Sulla sua età sono circolate indicazioni diverse. Il dato più preciso è 42 anni, con il quarantatreesimo compleanno non ancora compiuto. Non è stata divulgata la data completa di nascita.
Il lavoro nella logistica
Fakir operava da tempo nel settore del facchinaggio e della logistica. Aveva avviato una piccola impresa che svolgeva servizi di trasloco, pulizia e movimentazione delle merci. L’attività risultava regolare e impiegava alcuni lavoratori.
In passato era stato iscritto al sindacato Si Cobas. Dopo la sua morte, nel comparto della logistica bolognese sono state organizzate iniziative di protesta e uno sciopero all’Interporto. Non risulta però confermato che, in quel periodo, lavorasse direttamente per una delle aziende presenti nella struttura.
La famiglia di Fakir
Abderrahim Fakir era sposato e non aveva figli. Faceva parte di una famiglia numerosa, da molti anni radicata nella provincia di Bologna.
Tra i parenti intervenuti pubblicamente ci sono la sorella Khadija e la nipote Youssra Fakir. I familiari lo hanno descritto come un uomo dedito al lavoro e hanno chiesto che la sua storia personale non venga ridotta esclusivamente agli eventi avvenuti al Pilastro.
Negli ultimi tempi, secondo le testimonianze raccolte, Fakir appariva preoccupato e meno sereno. Aveva sofferto per la perdita della madre e temeva di poter essere allontanato dall’Italia, nonostante la lunga permanenza nel Paese e la sua attività professionale.
Il permesso di soggiorno
Fakir non aveva ottenuto la cittadinanza italiana. La sua posizione sul territorio, tuttavia, non può essere descritta come irregolare.
Aveva avviato una procedura amministrativa legata alla permanenza in Italia ed era assistito da una legale. Le diverse ricostruzioni parlano di rinnovo del permesso di soggiorno e di richiesta di una forma di protezione. La pratica risultava ancora in corso.
La sua precedente avvocata, Barbara Spinelli, ha spiegato che l’uomo era molto preoccupato per le nuove norme europee in materia di immigrazione. La professionista aveva cercato di rassicurarlo ricordandogli la presenza di elementi solidi: una vita trascorsa quasi interamente in Italia, un’attività lavorativa e legami familiari stabili.
Cosa è accaduto al Pilastro
La prima richiesta di intervento alla polizia sarebbe arrivata alle 11:59 di domenica 19 luglio. Alcuni residenti avevano segnalato un uomo agitato nella zona dei garage di via Italo Svevo.
Secondo la ricostruzione iniziale della Questura, Fakir avrebbe colpito o danneggiato un’automobile. Altri presenti hanno invece riferito che appariva disorientato e chiedeva aiuto. Saranno le registrazioni delle telefonate, le immagini e le testimonianze a chiarire questo punto.
Durante l’intervento gli agenti avrebbero utilizzato spray urticante e fascette di contenimento. Fakir fu immobilizzato a terra, in posizione prona. Un cittadino intervenne per aiutare a tenergli ferme le gambe.
In un filmato girato da un residente si vede l’uomo bloccato a terra. Si sente Fakir ripetere più volte le parole “aiuto” e “basta”. Poco dopo smette di muoversi.
L’ambulanza risulta attivata alle 12:17. I sanitari tentarono di rianimarlo, ma il decesso venne constatato alle 12:53.
Salute e causa della morte
I familiari hanno riferito che Fakir soffriva di asma e che in passato aveva avuto problemi cardiaci. Nelle ore precedenti alla morte sarebbe apparso in uno stato di forte agitazione.
Queste informazioni non consentono, da sole, di individuare la causa del decesso. Non è stata resa pubblica una diagnosi psichiatrica e non ci sono conferme sull’eventuale assunzione di alcol o sostanze.
Solo gli esami medico-legali potranno stabilire se abbiano avuto un ruolo le condizioni di salute dell’uomo, l’immobilizzazione, lo spray urticante o una combinazione di più fattori. L’autopsia sarà eseguita da un collegio di specialisti.
L’inchiesta sulla morte
La Procura di Bologna, guidata da Paolo Guido, ha affidato gli accertamenti al pubblico ministero Domenico Ambrosino. L’ipotesi esaminata è quella di omicidio colposo, senza che questo comporti, allo stato attuale, l’attribuzione di responsabilità.
Sono coinvolte nelle verifiche sei persone: due agenti di polizia, due operatori dell’ambulanza e due sanitari dell’automedica. I loro nomi sono stati inseriti nel registro delle annotazioni preliminari previsto dalla nuova disciplina. Al 21 luglio non risultano formalmente iscritti nel registro ordinario degli indagati.
Gli investigatori stanno acquisendo le immagini delle bodycam, il video realizzato dal residente, le telefonate alla centrale operativa, le comunicazioni radio della polizia e i contatti intercorsi con il 118. Anche l’Ausl di Bologna ha aperto una verifica interna sull’intervento sanitario.
La richiesta della famiglia
La famiglia è assistita dall’avvocato Fabio Anselmo, legale che in passato ha seguito anche i casi di Stefano Cucchi e Federico Aldrovandi.
Anselmo ha chiesto che le indagini siano svolte con piena indipendenza e che venga ricostruita l’intera sequenza dell’intervento. I familiari vogliono conoscere la causa della morte e verificare se le modalità di contenimento siano state adeguate alle condizioni di Fakir.
Il cognato dell’uomo ha precisato che la richiesta di chiarezza non deve trasformarsi in un’accusa generalizzata contro tutte le forze dell’ordine. Il punto centrale resta l’accertamento dei fatti avvenuti tra la prima segnalazione e il decesso.
I precedenti attribuiti a Fakir
Dopo la morte sono state diffuse informazioni su alcuni precedenti giudiziari attribuiti a Fakir. L’elenco è stato reso pubblico dal sindacato di polizia Coisp e comprende vicende relative a droga, resistenza a pubblico ufficiale e lesioni personali.
Non si tratta di un documento completo divulgato dalla Procura. Per questo tali elementi devono essere riportati con la loro corretta attribuzione e non possono sostituire gli accertamenti sulla dinamica del 19 luglio.
I precedenti di una persona, inoltre, non determinano la causa di un decesso né chiariscono automaticamente se le procedure utilizzate durante un intervento siano state corrette.
FAQ
Quanti anni aveva Abderrahim Fakir?
Aveva 42 anni ed era vicino al compimento dei 43. Era nato in Marocco nel 1983.
Dove abitava Fakir?
Risiedeva a Borgonuovo, frazione di Sasso Marconi, nella città metropolitana di Bologna.
Che lavoro faceva?
Gestiva una piccola attività nel settore del facchinaggio, dei traslochi, delle pulizie e della logistica.
Dove è morto?
È morto il 19 luglio 2026 in via Italo Svevo, nel quartiere Pilastro di Bologna, dopo un intervento della polizia e i successivi tentativi di rianimazione.
Qual è stata la causa della morte?
La causa non è stata ancora accertata. Saranno l’autopsia e gli altri esami medico-legali a fornire una risposta.
Ci sono persone indagate?
Al 21 luglio sei persone risultano coinvolte negli accertamenti preliminari, ma non formalmente iscritte nel registro ordinario degli indagati. Le responsabilità devono ancora essere verificate.

Sono giornalista pubblicista laureata in letteratura e content manager con una grande passione per la scrittura






