Nel racconto del giallo di Pietracatella — la morte di Antonella Di Ielsi e della figlia quindicenne Sara Di Vita, avvelenate con la ricina lo scorso dicembre — ricorre da mesi anche il nome di Luigi Di Ielsi. Non è un investigatore né un personaggio pubblico: è il fratello di Antonella e lo zio di Sara, uno dei familiari più vicini alle due vittime, ascoltato più volte dagli inquirenti nell’ambito di un’inchiesta che, va detto subito, risulta a oggi formalmente senza indagati.
Il ruolo nella vicenda: un familiare ascoltato dagli inquirenti
Come accade in ogni indagine per omicidio maturata in un contesto ristretto, la Squadra Mobile di Campobasso e la Procura di Larino hanno sentito nel corso dei mesi l’intera cerchia di parenti e conoscenti delle due famiglie: zii, cugini, amici, perfino compagni di scuola delle ragazze. In questo quadro sono stati convocati anche Luigi Di Ielsi e il padre Salvatore, rispettivamente fratello e papà di Antonella.
A fine maggio Luigi è stato riascoltato, insieme a un’insegnante amica di famiglia e ad Alice Di Vita, la figlia maggiore sopravvissuta alla tragedia. Colloqui che rientrano nel metodico lavoro di ricostruzione degli inquirenti, guidati dalla procuratrice Elvira Antonelli, su rapporti personali, dispositivi elettronici e ogni possibile incongruenza.
Le parole del suo avvocato sul “doppio avvelenamento”
Di Ielsi è assistito dall’avvocato Paolo Lanese, che in una delle rare uscite pubbliche ha contribuito a fare chiarezza su una delle tante indiscrezioni circolate sul caso. Alla voce secondo cui sarebbero state trovate tracce di ricina anche nei capelli di Antonella — segno di un possibile doppio episodio di avvelenamento nel tempo — il legale ha risposto in modo netto: quella circostanza, ha spiegato, non risulta agli atti dell’indagine.
Una precisazione che pesa, in un caso dove le ricostruzioni televisive corrono spesso più veloci delle carte.
A che punto è il giallo di Pietracatella
Il quadro dell’inchiesta, intanto, si è fatto più definito almeno su un punto: la causa della morte. Il referto autoptico depositato il 9 luglio alla Procura di Larino — 838 pagine firmate da un collegio di specialisti — certifica che madre e figlia hanno assunto dosi letali di ricina, in quantità tali che nessun trattamento sanitario avrebbe potuto salvarle: 722 nanogrammi per millilitro nel sangue di Antonella, 630 in quello di Sara.
Resta da scrivere il capitolo decisivo: chi ha procurato il veleno, come è stato somministrato e perché. Per questo la Procura ha affidato una nuova consulenza agli specialisti del Robert Koch-Institut di Berlino, al lavoro sui campioni biologici e sui circa settanta reperti alimentari sequestrati nella casa di via Risorgimento. Le trasmissioni televisive parlano di sospetti che si stringerebbero attorno a tre o quattro persone, ma nessun nome è mai stato formalizzato e i legali delle famiglie invitano alla prudenza: per il difensore di Gianni Di Vita, marito e padre delle vittime, “non c’è alcuna svolta”.
In attesa che l’inchiesta arrivi a un nome, per Luigi Di Ielsi — come per tutti i familiari — resta soprattutto il peso di una tragedia doppia: una sorella e una nipote perse nello stesso giorno, e un paese intero che aspetta la verità.
Domande frequenti
Chi è Luigi Di Ielsi?
È il fratello di Antonella Di Ielsi e lo zio di Sara Di Vita, le due vittime dell’avvelenamento da ricina di Pietracatella. È stato ascoltato dagli inquirenti come familiare, al pari di molti altri parenti.
Luigi Di Ielsi è indagato?
No. L’inchiesta della Procura di Larino per duplice omicidio risulta a oggi formalmente senza indagati.
Cosa è successo a Pietracatella?
Antonella Di Ielsi, 50 anni, e la figlia Sara, 15, sono morte il 26 dicembre 2025 dopo aver assunto ricina, un potentissimo veleno vegetale, con ogni probabilità attraverso alimenti consumati tra il 23 e il 24 dicembre.
A che punto sono le indagini?
L’autopsia ha confermato le dosi letali di ricina; ora gli accertamenti, affidati anche al Robert Koch-Institut di Berlino, puntano a stabilire chi abbia procurato e somministrato il veleno. Nessun nome è stato formalizzato.

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