Argenta, torna in carcere Mattia Nocera, l’infermiere accusato dell’omicidio di un anziano in ospedale: la Cassazione respinge il ricorso

Serena Comito

Cinque mesi ai domiciliari, braccialetto elettronico alla caviglia. Poi, ieri, la parola fine della Cassazione sul ricorso della difesa. E oggi pomeriggio i carabinieri del Nucleo Investigativo di Ferrara, insieme ai colleghi del Comando Provinciale di Ravenna, hanno bussato di nuovo alla porta di Matteo Nocera: per l’infermiere 44enne imputato dell’omicidio di un anziano paziente all’ospedale Mazzolani-Vandini di Argenta si sono riaperte le porte del carcere.

Il braccio di ferro sulle misure cautelari

La vicenda cautelare è stata tutt’altro che lineare. Febbraio: il giudice per le indagini preliminari di Ferrara concede gli arresti domiciliari nell’abitazione dell’uomo, nel Ravennate. Maggio: il Tribunale del Riesame di Bologna ribalta tutto, accoglie l’appello del pubblico ministero e ripristina il carcere. La difesa gioca allora l’ultima carta, il ricorso alla Suprema Corte.

Ieri la risposta. Ricorso rigettato, ordinanza del Tribunale della Libertà immediatamente esecutiva. I militari hanno accompagnato il 44enne alla Casa Circondariale di Ravenna, dove resta a disposizione dell’autorità giudiziaria.

Le accuse: la morte dell’83enne e i maltrattamenti

Al centro di tutto c’è la morte di Antonio Rivola. L’83enne era ricoverato nel reparto di Lungodegenza Post Acuzie dove l’infermiere prestava servizio, e lì è morto il 5 settembre 2024. La tesi dell’accusa, sostenuta dal pubblico ministero Barbara Cavallo, è pesantissima: all’anziano sarebbe stato somministrato, senza alcuna finalità terapeutica, l’Esmeron. Un miorilassante potente, che di norma serve solo a favorire l’intubazione in anestesia generale — e che senza respirazione assistita può uccidere, perché toglie a chi lo assume la capacità di respirare da solo.

Il fascicolo, però, non si ferma lì. Ci sono i maltrattamenti aggravati contestati nei confronti di altri pazienti fragili del reparto. C’è l’interruzione di pubblico servizio. E ci sono l’esercizio abusivo della professione e la truffa: per l’accusa, l’abilitazione da infermiere sarebbe arrivata grazie a un titolo di studio estero falso.

L’inchiesta nata dalla segnalazione di una collega

Come spesso accade, tutto è partito da un dettaglio. Autunno 2024: una collega nota l’ammanco di un farmaco pericoloso dalle dotazioni dell’ospedale e chiede accertamenti alla direzione sanitaria. Da quella segnalazione nasce il blitz dei carabinieri al Mazzolani-Vandini per acquisire le cartelle cliniche, poi il primo arresto nel luglio 2025, e un’indagine che nel frattempo si è allargata: sotto la lente sono finite anche altre morti giudicate inspiegabili nella lungodegenza, mentre due medici sono finiti in un filone parallelo.

Il processo alle porte

Il 25 giugno scorso il giudice dell’udienza preliminare di Ferrara ha deciso: rinvio a giudizio per quasi tutti i capi d’imputazione, salvo due contestazioni di maltrattamenti cadute per insufficienza di elementi. Nocera, difeso dagli avvocati Lorenzo e Giacomo Valgimigli, si è sempre difeso nelle sedi opportune. E va ribadito: fino a un’eventuale condanna definitiva resta presunto innocente.

Cosa sia successo davvero in quelle corsie lo dirà il dibattimento. Intanto il 44enne lo aspetterà dietro le sbarre.

Domande frequenti

Perché l’infermiere di Argenta è tornato in carcere?
La Cassazione ha respinto il ricorso della difesa contro la decisione del Riesame di Bologna, rendendo esecutivo il ripristino della custodia cautelare.

Di cosa è accusato Matteo Nocera?
Omicidio volontario aggravato per la morte dell’83enne Antonio Rivola, più maltrattamenti aggravati su altri pazienti, interruzione di pubblico servizio, esercizio abusivo della professione e truffa.

Quando è iniziata la vicenda?
Con la morte dell’anziano nel settembre 2024. L’inchiesta è nata in autunno, dalla segnalazione di una collega su un ammanco di farmaci.

L’infermiere andrà a processo?
Sì, il 25 giugno 2026 è arrivato il rinvio a giudizio per quasi tutti i capi d’imputazione. Resta presunto innocente fino a sentenza definitiva.