Chi è Stefano Marcolini, l’avvocato di Mario Roggero: la carriera, la tesi dei tre secondi, il trauma del 2015 e il ricorso a Strasburgo

Daniela Devecchi

Chi è Stefano Marcolini, l’avvocato di Mario Roggero: la carriera, la tesi dei tre secondi, il trauma del 2015 e il ricorso a Strasburgo

È stato Stefano Marcolini a portare fino in Cassazione la difesa di Mario Roggero, il gioielliere di Grinzane Cavour condannato per aver ucciso due rapinatori e ferito il terzo componente della banda. Una difesa ampia, costruita non soltanto attorno alla legittima difesa, ma anche sulle condizioni psicologiche dell’imputato, sulla rapidità degli spari e su numerose questioni processuali.

La Cassazione ha però respinto il ricorso. Dal 15 luglio 2026 la condanna a 14 anni e 9 mesi di reclusione è definitiva. Marcolini attende ora le motivazioni per capire se esistano le condizioni per rivolgersi alla Corte europea dei diritti dell’uomo.

Chi è Stefano Marcolini

Marcolini è un avvocato del Foro di Verona e insegna Diritto processuale penale all’Università dell’Insubria, dove ricopre il ruolo di professore associato.

Si è laureato con lode in Giurisprudenza all’Università di Trento nel 1998. Tre anni dopo ha ottenuto l’abilitazione forense, mentre nel 2002 ha concluso un dottorato in Diritto processuale penale comparato all’Università di Milano.

Nel lavoro accademico si è occupato di processo penale, prove, cooperazione giudiziaria europea e tecnologie applicate alle indagini. A questa attività ha affiancato la professione di avvocato penalista.

Il suo curriculum comprende anche alcuni incarichi istituzionali. Nel 2021 ha partecipato alla commissione ministeriale incaricata di lavorare sui decreti attuativi della riforma Cartabia. In seguito è entrato nell’Ufficio legislativo del Ministero della Giustizia. Nel dicembre 2025 è stato nominato in una commissione dedicata all’impiego dell’intelligenza artificiale nel processo penale.

La difesa di Roggero

Marcolini non ha seguito il caso fin dall’inizio. È il terzo avvocato scelto da Mario Roggero.

Il primo incarico era stato affidato a Stefano Campanello. La difesa passò poi a Dario Bolognesi, che assistette il gioielliere durante il processo di primo grado ad Asti, concluso nel dicembre 2023 con una condanna a 17 anni.

Marcolini è subentrato dopo quella sentenza. Con lui ha collaborato Sergio Novani, professore e analista processuale. Il suo cognome è stato riportato in alcune notizie come “Rovani”, ma si tratta di un errore.

Il nuovo collegio difensivo ha preparato l’appello e, successivamente, il ricorso davanti alla Suprema Corte.

La legittima difesa putativa

La linea principale scelta da Marcolini è stata quella della legittima difesa putativa. In termini concreti, la difesa ha sostenuto che Roggero avrebbe sparato credendo di trovarsi ancora davanti a un pericolo immediato.

Durante la rapina, uno degli assalitori aveva impugnato una pistola rivelatasi in seguito una replica. Il commerciante, però, non poteva conoscerne la reale natura. L’arma somigliava a una Glock autentica ed era stata puntata contro le persone presenti nel negozio. Un altro rapinatore aveva un coltello.

A rendere più confusa la situazione, secondo Marcolini, sarebbe stata la presenza del terzo uomo, rimasto inizialmente nell’automobile. Roggero avrebbe scoperto la sua esistenza soltanto durante la fuga della banda, senza sapere se fosse armato.

La difesa ha aggiunto che il gioielliere aveva perso di vista la moglie e avrebbe temuto che fosse stata portata via. Avrebbe inoltre percepito il movimento della pistola di uno dei rapinatori come una nuova minaccia.

Per ottenere il riconoscimento della legittima difesa putativa, tuttavia, non basta dimostrare la paura dell’imputato. Occorre individuare elementi concreti capaci di giustificare l’errore sulla persistenza del pericolo. È su questo passaggio che la tesi difensiva non ha convinto i giudici.

I tre secondi

Nell’arringa pronunciata in appello, Marcolini ha insistito soprattutto sulla durata dell’azione. Dal primo sparo verso l’automobile al colpo che ferì Alessandro Modica sarebbero trascorsi meno di tre secondi.

Il legale ha chiesto di valutare quei momenti per ciò che furono: una sequenza molto rapida, successiva a una rapina violenta. Roggero, a suo giudizio, non ebbe a disposizione il tempo necessario per esaminare con lucidità la posizione dei familiari, le intenzioni dei malviventi e la possibilità che le armi fossero false.

L’esame successivo delle registrazioni permette di fermare le immagini, confrontare gli orari e ricostruire ogni movimento. Chi si trovava sul posto, ha osservato la difesa, dovette invece decidere nell’arco di pochi istanti.

Marcolini ha usato questo dato per contestare la rappresentazione di Roggero come un uomo che avrebbe pianificato freddamente l’uccisione dei rapinatori.

La rapina del 2015

Nel processo ha avuto un ruolo anche quanto accaduto sei anni prima. Nel 2015 Roggero aveva subito un’altra rapina, durante la quale era stato picchiato. Anche la figlia aveva affrontato violenze e minacce.

La difesa ha collegato quell’episodio a un disturbo post-traumatico da stress, sostenendo che la nuova aggressione del 2021 potesse aver riattivato il trauma. In questa prospettiva, la seconda rapina avrebbe funzionato come un fattore scatenante.

Marcolini ha chiesto una nuova perizia psichiatrica e il riconoscimento di un vizio parziale di mente. Come alternativa, ha indicato il grave turbamento e l’eccesso colposo di legittima difesa.

Le richieste non sono state accolte. La Corte ha ritenuto che Roggero presentasse alcuni sintomi riconducibili allo stress post-traumatico, ma non abbastanza gravi da ridurre in modo significativo la sua capacità di comprendere la situazione e controllare le proprie azioni.

Il nodo del parcheggio

Un altro passaggio riguardava il luogo nel quale furono esplosi i colpi. La legge estende alcune regole sulla difesa domiciliare agli esercizi commerciali. Per questa ragione Marcolini ha sostenuto che l’azione dovesse essere considerata come la prosecuzione di quanto iniziato nella gioielleria.

La difesa ha descritto il parcheggio come un’area privata condominiale. Se questa ricostruzione fosse stata accolta, il fatto avrebbe potuto essere valutato all’interno della disciplina prevista per il domicilio e i luoghi di lavoro.

I giudici hanno escluso tale possibilità. L’automobile dei rapinatori si trovava in uno spazio riservato, ma l’azione si sviluppò su una strada accessibile al pubblico e non in una pertinenza del negozio.

Le prove contestate

L’appello firmato dalla difesa affrontava anche numerosi problemi procedurali.

Marcolini ha contestato la sostituzione di un giudice popolare avvenuta nell’ultima udienza del processo di primo grado. Secondo il legale, la composizione della Corte d’Assise avrebbe potuto determinare la nullità della sentenza. Il motivo è stato respinto perché la sostituzione è stata considerata conforme alle regole previste.

Un’altra contestazione riguardava le prime dichiarazioni di Roggero. La difesa sosteneva che fosse stato ascoltato come persona informata sui fatti quando erano già emersi indizi nei suoi confronti e avrebbe quindi dovuto ricevere immediatamente le garanzie riservate a un indagato.

Sono state sollevate obiezioni anche sulle dichiarazioni della moglie e della figlia, sulla gestione dei filmati, sulla consulenza balistica e sulle modalità degli accertamenti autoptici.

Marcolini ha chiesto l’acquisizione delle registrazioni originali e una nuova analisi tecnica. Ha inoltre contestato l’utilizzo processuale delle interviste che Roggero aveva rilasciato a televisioni, radio e giornali dopo i fatti.

La Corte d’Appello non ha ravvisato irregolarità capaci di mettere in discussione la validità delle prove o del processo.

Perché la pena fu ridotta

In appello la condanna è passata da 17 anni a 14 anni e 9 mesi. La riduzione non è dipesa dal riconoscimento della legittima difesa e neppure da una seminfermità mentale.

La Corte ha modificato gli aumenti di pena applicati per la continuazione tra i due omicidi, il tentato omicidio e il porto abusivo dell’arma. Il trattamento sanzionatorio è stato ricalcolato, mentre la responsabilità di Roggero è rimasta confermata.

Questo punto è importante perché alcuni contenuti circolati dopo la sentenza hanno collegato la diminuzione della pena al disturbo post-traumatico. Le motivazioni d’appello indicano una ragione differente.

Perché i giudici hanno detto no

La decisione si fonda soprattutto sulla mancanza di un pericolo attuale nel momento degli spari.

Secondo la ricostruzione giudiziaria, i tre rapinatori erano già usciti dal negozio e cercavano di raggiungere l’automobile. Roggero prese il revolver dal cassetto, attraversò il retro della gioielleria e uscì armato.

Le registrazioni mostrerebbero anche un contatto tra il commerciante e la moglie prima dell’inseguimento. Per la Corte, questo particolare rende poco credibile la convinzione che la donna fosse stata portata via.

I giudici non hanno individuato nelle immagini una nuova aggressione da parte dei malviventi. Hanno quindi escluso la legittima difesa reale perché la rapina era terminata e quella putativa perché mancavano circostanze oggettive capaci di giustificare una diversa percezione.

La Cassazione

Il ricorso è stato depositato nel marzo 2026. Marcolini e Novani hanno contestato la presenza di vizi di motivazione e violazioni di legge, chiedendo alla Cassazione di annullare la sentenza d’appello.

Il 15 luglio la prima sezione penale ha rigettato l’impugnazione. La condanna è così diventata irrevocabile.

Dopo il verdetto, Marcolini ha espresso delusione per una decisione diversa da quella attesa dal collegio difensivo. Ha però rinviato ogni valutazione approfondita alla lettura delle motivazioni.

La strada di Strasburgo

Con la conclusione del processo italiano non restano altri gradi ordinari di giudizio. La difesa sta esaminando la possibilità di presentare un ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo.

Strasburgo non potrebbe celebrare un nuovo processo per stabilire se Roggero fosse o meno in legittima difesa. La Corte europea dovrebbe verificare l’eventuale violazione di uno dei diritti garantiti dalla Convenzione.

Al 16 luglio 2026 nessun ricorso risulta ancora depositato. Marcolini dovrà prima conoscere le ragioni con le quali la Cassazione ha respinto l’impugnazione.

FAQ

Chi è l’avvocato Stefano Marcolini?

È un penalista del Foro di Verona e professore associato di Diritto processuale penale all’Università dell’Insubria.

È stato il primo difensore di Mario Roggero?

No. Ha assunto l’incarico dopo la condanna di primo grado, occupandosi dell’appello e della Cassazione.

Qual era la tesi centrale della difesa?

La legittima difesa putativa: Roggero avrebbe sparato perché convinto che la minaccia contro di lui e la sua famiglia non fosse ancora terminata.

La pena è stata ridotta per il trauma psicologico?

No. La Corte d’Appello ha rideterminato gli aumenti legati alla continuazione tra i reati, senza riconoscere la seminfermità mentale.

Marcolini ricorrerà alla Corte europea?

La possibilità è allo studio. Una decisione verrà presa dopo il deposito e l’esame delle motivazioni della Cassazione.