Venti giorni. Tanto gli avevano dato i medici nell’ottobre del 2013, quando gli diagnosticarono un tumore al pancreas inoperabile. Andrea Spinelli ha risposto a modo suo: mettendo un piede davanti all’altro, per quasi dieci anni e milioni di passi. Lo chiamavano il “Forrest Gump contro il cancro”, e quando se n’è andato, il 30 marzo 2023 all’hospice del Cro di Aviano, aveva 50 anni e una storia che la scienza definiva un caso unico al mondo.
La diagnosi e la scelta di camminare
Siciliano di Catania, pordenonese d’adozione, fotografo di professione, Spinelli riceve la sentenza il 18 ottobre 2013: tumore al pancreas, inoperabile, poche settimane di vita. “Nell’ottobre del 2013 mi avevano dato venti giorni di vita”, amava ripetere, ricordando anche i lunghi cicli di chemioterapia che avrebbero piegato chiunque.
Invece di fermarsi, comincia a camminare. Prima perché lo rilassa, poi perché gli esami rivelano qualcosa di sorprendente: “la bestia”, come chiamava la malattia, si è fermata. Da quel momento il cammino diventa la sua vita. Nei primi cinque anni percorre 15 milioni di passi; nel 2020 racconta di aver superato i 18mila chilometri, attraversando a piedi l’Italia e mezza Europa lungo le vie dei pellegrini.
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Un caso clinico studiato dalla scienza
Quella di Spino — così lo chiamavano gli amici — non è rimasta solo una storia di coraggio. Nel 2019 il suo caso clinico è stato pubblicato sul Journal of Cancer Metastasis and Treatment, rivista scientifica americana, attirando l’attenzione della comunità medica e persino del Ministero della Salute. Nei suoi incontri in giro per l’Italia spiegava come il movimento quotidiano avesse migliorato la risposta del suo corpo alle terapie, convincendo tante persone a mettersi in marcia.
I libri, il camper e Lucky
La sua avventura l’ha raccontata in una serie di libri di successo: Se cammino, vivo, Il caminante, Camminatore, pellegrino e viandante. E poi sul blog e su Instagram, dove il profilo @spinoincammino era seguito da migliaia di persone, tra scatti di sentieri e foto con Lucky, il cane che si rifiutava di definire “suo”: si presentava come il suo amico, non il padrone. Lucky se n’è andato nel novembre 2022, a 18 anni.
Quando la pandemia lo blocca a Claut, in provincia di Pordenone, le quattro mura gli stanno strette: vende l’appartamento e compra un camper, ribattezzato Tano il Gabbiano, che diventa la sua casa. Lì vive con la moglie, che lo assisterà fino all’ultimo istante.
L’ultimo messaggio: “Non perderò mai la speranza”
Nell’ottobre 2022 arriva il secondo colpo: un tumore ai polmoni. Spinelli continua a raccontarsi dai social anche dall’hospice di Aviano, dove viene ricoverato nelle ultime settimane. Il 18 marzo 2023, dodici giorni prima di morire, scrive il suo ultimo post: ringrazia chi si prende cura di lui, ammette che probabilmente non riuscirà più a camminare, ma con la mente vuole fare ancora qualche passo. “Non perderò mai la speranza”, e poi il saluto che era diventato il suo marchio: buona vita.
Se n’è andato la mattina del 30 marzo 2023. A chi lo ha incontrato, in dieci anni di strada, ha lasciato un messaggio semplice: goditi ogni momento, non lamentarti, non arrenderti mai.
Domande frequenti
Chi era Andrea Spinelli?
Un fotografo siciliano trapiantato nel Pordenonese, diventato famoso come “il viandante”: dopo una diagnosi di tumore al pancreas inoperabile nel 2013, trasformò il cammino nella sua terapia di vita, percorrendo migliaia di chilometri a piedi.
Di cosa è morto Andrea Spinelli?
È morto il 30 marzo 2023, a 50 anni, all’hospice del Cro di Aviano, dopo che nell’ottobre 2022 gli era stato diagnosticato un secondo tumore, ai polmoni.
Quali libri ha scritto Andrea Spinelli?
Se cammino, vivo; Il caminante; Camminatore, pellegrino e viandante: tutti dedicati alla sua esperienza di malato in cammino.
Perché era chiamato il Forrest Gump contro il cancro?
Perché dalla diagnosi non smise più di camminare: milioni di passi attraverso l’Italia e l’Europa, documentati sul blog e sui social, mentre teneva a bada una malattia che gli aveva concesso venti giorni.

“Head Staff”, giornalista pubblicista laureata in letteratura, amo scrivere e apprendere costantemente cose nuove. Trovo che il mestiere del giornalista sia uno dei più affascinanti che esistano. Ti consente di apprendere, di conoscere il mondo, farti conoscere e di entrare in simbiosi con il lettore






