Una serata trascorsa da sola nella propria abitazione si è trasformata in un sequestro durato circa un’ora e mezza. Wilma Ignelzi, 59 anni, è stata immobilizzata e minacciata con una pistola da una banda entrata nella sua villa di Pecetto Torinese, sulla collina di Torino.
I rapinatori cercavano una cassaforte che, secondo quanto dichiarato dalla donna, non era mai esistita. Nonostante le sue risposte, hanno continuato a interrogarla, mentre rovistavano nelle stanze alla ricerca di denaro, gioielli e oggetti di valore.
Il colpo è avvenuto nella tarda serata di mercoledì 8 luglio 2026. Tre uomini con il volto coperto sarebbero entrati nell’abitazione, mentre un possibile quarto complice li avrebbe attesi in automobile. Il bottino, ancora in fase di quantificazione, è stato stimato inizialmente in circa 30mila euro.
Rapina a Pecetto
Erano da poco passate le 22 quando Wilma Ignelzi si è accorta dell’accensione delle luci esterne, collegate ai sensori di movimento installati nel giardino.
La donna si trovava al piano superiore della villa e stava guardando la televisione. Il marito Enrico Barrera e il figlio Giovanni erano usciti per andare a cena. In un primo momento, Ignelzi avrebbe pensato che le luci si fossero accese per il ritorno anticipato del marito.
Pochi istanti dopo si è trovata davanti un uomo vestito di scuro, con il volto nascosto da un passamontagna. Altri due componenti della banda lo hanno raggiunto all’interno dell’abitazione.
I rapinatori sarebbero riusciti a entrare praticando un piccolo foro nella porta o nella portafinestra. Attraverso l’apertura avrebbero utilizzato un gancio o un altro attrezzo per azionare il sistema di chiusura dall’interno.
La tecnica impiegata e gli strumenti portati sul posto fanno pensare a un’azione preparata, anche se non è stato ancora chiarito se la famiglia fosse stata controllata nei giorni precedenti.
Wilma Ignelzi immobilizzata
Dopo aver raggiunto la donna, uno degli uomini l’ha bloccata e costretta a sedersi nella camera da letto. Wilma Ignelzi è stata legata con le mani dietro la schiena e trattenuta mentre gli altri rapinatori iniziavano a perquisire le stanze.
La donna ha riferito che uno dei banditi le avrebbe puntato la pistola prima contro la fronte e successivamente alla bocca. Gli uomini volevano sapere dove fosse custodita la cassaforte.
Ignelzi ha spiegato più volte che nell’abitazione non c’era alcuna cassaforte, ma i rapinatori non le hanno creduto. Le domande e le minacce sono proseguite mentre armadi, cassetti e mobili venivano aperti e svuotati.
Secondo il racconto della vittima, gli aggressori parlavano italiano con un accento che le è sembrato provenire dall’Europa orientale. Si tratta esclusivamente di una percezione riferita dalla donna: l’origine e la nazionalità dei componenti della banda non sono state accertate.
Le minacce al marito
Durante l’assalto, i rapinatori avrebbero minacciato non soltanto Wilma Ignelzi, ma anche suo marito.
Gli uomini le avrebbero detto che, se Enrico Barrera fosse rientrato mentre loro erano ancora nella villa, lo avrebbero ucciso. La donna ha quindi cercato di mantenere la calma e di non compiere movimenti che potessero provocare una reazione degli aggressori.
Il marito è un imprenditore attivo nel settore tessile. È legato alla Tessil-Tex Due di Trofarello, azienda specializzata nella produzione di tessuti tecnici destinati, tra gli altri, ai comparti automobilistico e industriale.
Non è stato stabilito se i rapinatori conoscessero l’identità e l’attività professionale della famiglia oppure se avessero scelto l’abitazione osservandone semplicemente le caratteristiche e la posizione.
Il bottino
La banda ha ispezionato sistematicamente le diverse stanze della villa. I rapinatori hanno aperto cassetti, svuotato armadi e danneggiato alcuni mobili alla ricerca di oggetti facilmente trasportabili.
Dall’abitazione sarebbero stati portati via gioielli, oggetti d’oro, orologi e circa 2mila euro in contanti. Tra gli orologi sottratti ci sarebbero anche alcuni modelli di valore.
I malviventi avrebbero preso inoltre vestiti e scarpe appartenenti al figlio della coppia. Per trasportare la refurtiva avrebbero utilizzato valigie e borsoni trovati all’interno della stessa abitazione.
La prima stima del bottino è di circa 30mila euro, ma l’importo potrà essere precisato soltanto dopo la conclusione dell’inventario dei beni mancanti.
I rapinatori avrebbero provato anche a togliere alla donna due braccialetti che portava ai polsi, senza riuscirci.
Telecamere disattivate
Prima di lasciare la villa, i componenti della banda avrebbero cercato di cancellare o ridurre le tracce del loro passaggio.
Gli uomini indossavano guanti e avrebbero disattivato il sistema di videosorveglianza, intervenendo sul server o su alcuni dispositivi collegati alle telecamere. Avrebbero inoltre ripulito il punto utilizzato per forzare l’ingresso.
L’operazione, però, non avrebbe impedito agli investigatori di recuperare altre immagini. Le telecamere installate nelle abitazioni vicine e quelle presenti nella zona potrebbero aver ripreso alcuni momenti della fuga.
Dai primi accertamenti sarebbero emerse immagini di tre uomini incappucciati diretti verso un’automobile. A bordo del veicolo potrebbe esserci stato un quarto complice incaricato di attendere gli altri e allontanarsi rapidamente dopo il colpo.
La telefonata ai familiari
Quando i rapinatori hanno terminato la perquisizione, hanno ordinato a Wilma Ignelzi di non muoversi. Prima di uscire hanno ribadito le minacce nei confronti del marito, nel caso fosse tornato troppo presto.
La donna ha aspettato che nella casa tornasse il silenzio e che le luci esterne si spegnessero. Dopo essersi liberata o essere riuscita comunque a raggiungere un luogo più sicuro, si è chiusa in una stanza e ha telefonato al marito e al figlio.
Ignelzi ha chiesto loro di non rientrare nella villa, temendo che uno o più rapinatori potessero trovarsi ancora nei dintorni. I familiari hanno quindi avvertito il numero unico di emergenza 112.
Sul posto sono arrivati i carabinieri della Compagnia di Chieri. L’abitazione è stata sottoposta a un lungo sopralluogo alla ricerca di impronte, tracce biologiche e altri elementi utili all’identificazione della banda.
Le indagini
Le indagini sono concentrate sulle immagini registrate dalle telecamere private e dai sistemi di sorveglianza presenti lungo le strade della zona.
Uno degli obiettivi principali è individuare l’automobile utilizzata per la fuga, ricostruendone il percorso prima e dopo la rapina. Gli investigatori stanno inoltre verificando se nei giorni precedenti siano stati segnalati veicoli sospetti o persone sconosciute nei pressi dell’abitazione.
Al momento non risultano arresti né identificazioni ufficiali. Non è stato chiarito nemmeno se l’arma utilizzata per minacciare la donna fosse autentica, anche se durante l’assalto la vittima non avrebbe avuto alcun elemento per dubitare che lo fosse.
Resta da stabilire se si sia trattato di un colpo pianificato contro quella specifica famiglia oppure di una rapina decisa dopo avere individuato una villa considerata vulnerabile.
La presenza di attrezzi per l’effrazione, guanti, passamontagna e di un possibile conducente all’esterno lascia comunque ipotizzare un’organizzazione definita dei ruoli.
Sicurezza a Pecetto
La rapina ha riaperto il dibattito sulla sicurezza nelle aree residenziali della collina torinese, dove molte abitazioni sono isolate o circondate da giardini e terreni.
Dopo l’accaduto, diversi residenti hanno chiesto un rafforzamento dei controlli e una maggiore presenza delle forze dell’ordine nelle ore serali e notturne. Nelle chat locali si è parlato anche di vigilanza privata e di iniziative coordinate tra vicini.
Le testimonianze degli abitanti segnalano una crescente preoccupazione per furti e tentativi di intrusione. Non sono stati però diffusi, in relazione al caso, dati ufficiali che consentano di stabilire se nella zona si sia verificato un effettivo aumento dei reati.
L’attenzione rimane ora concentrata sulle indagini dei carabinieri e sull’analisi dei filmati, considerati decisivi per ricostruire gli spostamenti della banda.
FAQ
Chi è Wilma Ignelzi?
Wilma Ignelzi è una donna di 59 anni residente a Pecetto Torinese. Il suo nome è diventato noto dopo la rapina avvenuta nella sua abitazione l’8 luglio 2026.
Che cosa è successo a Wilma Ignelzi?
Tre uomini con il volto coperto sono entrati nella sua villa mentre si trovava sola. La donna è stata immobilizzata, legata e minacciata con una pistola mentre i rapinatori cercavano denaro, gioielli e una cassaforte che non era presente nella casa.
Quanto è durato il sequestro?
La ricostruzione prevalente indica una durata di circa un’ora e mezza. Alcune testimonianze hanno parlato di un periodo più lungo, ma il dato dei 90 minuti è quello riportato più frequentemente.
Quanto vale il bottino della rapina?
Il valore iniziale è stato stimato in circa 30mila euro. La banda avrebbe sottratto gioielli, oggetti d’oro, orologi, denaro contante, vestiti e scarpe.
Quanti erano i rapinatori?
Tre uomini sarebbero entrati nella villa. Un possibile quarto complice avrebbe atteso in automobile per favorire la fuga.
Sono stati arrestati i responsabili?
Al momento no. I carabinieri stanno analizzando i filmati delle telecamere e cercando di individuare il veicolo utilizzato dalla banda.

Sono giornalista pubblicista laureata in letteratura e content manager con una grande passione per la scrittura






