Euro digitale, via ai negoziati UE: quando arriva, limite di 3.000 euro, pagamenti offline, privacy, contanti e costi per banche e cittadini

Daniela Devecchi

Euro digitale, via ai negoziati UE: quando arriva, limite di 3.000 euro, pagamenti offline, privacy, contanti e costi per banche e cittadini

Il Parlamento europeo ha dato il via libera all’apertura dei negoziati con il Consiglio dell’Unione europea sul regolamento che dovrà stabilire come funzionerà l’euro digitale, la nuova moneta pubblica elettronica.

Il voto del 9 luglio 2026 si è concluso con 416 favorevoli, 169 contrari e 22 astensioni. Si apre così la fase dei negoziati tra Parlamento, Consiglio e Commissione, chiamati a trovare un accordo sui punti rimasti ancora aperti. Tra questi ci sono il limite massimo che ogni persona potrà detenere, le commissioni per gli esercenti, le garanzie sulla privacy e il ruolo delle banche.

La distinzione è importante: l’euro digitale non è stato ancora introdotto e non può essere utilizzato. Il voto europeo, di fatto, consente di proseguire il percorso legislativo.

L’obiettivo delle istituzioni è arrivare a un regolamento entro la fine del 2026. Dopo l’eventuale accordo politico, toccherà alla Banca centrale europea stabilire se procedere davvero con l’emissione. La prima disponibilità per il pubblico viene ipotizzata nel 2029, ma la data dipenderà dall’esito dei test e dalle decisioni finali della BCE.

Cos’è l’euro digitale

L’euro digitale sarebbe una forma elettronica di moneta pubblica emessa dall’Eurosistema, cioè dalla Banca centrale europea insieme alle banche centrali nazionali dei Paesi che utilizzano l’euro.

Avrebbe lo stesso valore delle banconote, delle monete e del denaro presente sul conto corrente. Non ci sarebbero cambi o conversioni:

un euro digitale varrebbe sempre un euro.

Non sarebbe una criptovaluta e non potrebbe aumentare o diminuire di valore in base all’andamento dei mercati. Non sarebbe neppure una stablecoin privata, un titolo finanziario o uno strumento di investimento.

La differenza rispetto al denaro depositato in banca riguarda il soggetto che lo garantisce. I soldi presenti sul conto sono gestiti da un istituto commerciale. L’euro digitale, invece, sarebbe garantito direttamente dalla banca centrale, come avviene già con il contante.

Non dovrebbe produrre interessi. La sua funzione sarebbe permettere pagamenti, non offrire una nuova forma di risparmio o di investimento.

Come funzionerà

Per utilizzare la nuova moneta servirebbe un portafoglio in euro digitali. Il cittadino potrebbe accedervi attraverso l’app della propria banca oppure mediante un’applicazione dedicata.

Tra gli strumenti previsti ci sono smartphone, smartwatch e carte fisiche. La carta avrebbe un ruolo rilevante per le persone che non possiedono un telefono moderno, non utilizzano applicazioni bancarie o incontrano difficoltà con i servizi digitali.

Il portafoglio potrebbe essere ricaricato trasferendo una somma dal conto corrente. È allo studio anche la possibilità di convertire denaro contante in euro digitale attraverso banche, uffici postali o altri operatori autorizzati.

Con questo strumento si potrebbero effettuare acquisti nei negozi, pagare online, inviare denaro ad amici e familiari o ricevere somme da un’altra persona. Il servizio dovrebbe funzionare in tutti i Paesi dell’area euro con regole comuni.

Oggi i sistemi di pagamento elettronico possono cambiare da uno Stato all’altro. Il progetto europeo nasce anche per creare un mezzo pubblico riconosciuto e utilizzabile in modo uniforme nell’intera area della moneta unica.

Pagamenti senza internet

Una delle novità più significative riguarda i pagamenti offline. L’euro digitale dovrebbe poter essere utilizzato anche in assenza di connessione internet.

Il pagamento potrebbe avvenire avvicinando due telefoni, una carta e un terminale oppure altri dispositivi compatibili. La somma verrebbe trasferita e registrata direttamente sugli strumenti utilizzati, per poi essere sincronizzata quando la connessione torna disponibile.

Questa modalità sarebbe utile nei territori con una copertura debole, durante un guasto alla rete o in alcune situazioni di emergenza. Potrebbe inoltre garantire una maggiore continuità dei pagamenti in presenza di problemi temporanei alle infrastrutture online.

Resterebbe però necessario avere dispositivi funzionanti. La modalità offline risolve la mancanza di internet, ma non rende il sistema immune da batterie scariche, terminali danneggiati o interruzioni elettriche prolungate.

Il limite sul portafoglio

L’euro digitale è stato pensato come mezzo di pagamento. Per evitare che venga utilizzato come deposito alternativo, sarà probabilmente introdotto un tetto massimo alle somme conservabili.

Il limite definitivo non è stato ancora deciso. Nelle simulazioni condotte durante la fase preparatoria è stata presa in considerazione anche una soglia di 3.000 euro per persona. Non si tratta, almeno per ora, di un importo già approvato.

La presenza di un tetto serve a proteggere la stabilità del sistema bancario. Senza un limite, una parte consistente dei depositi potrebbe essere trasferita dai conti correnti ai portafogli garantiti direttamente dalla BCE.

Un movimento di grandi dimensioni rischierebbe di ridurre le risorse a disposizione delle banche per finanziare mutui, prestiti e attività economiche. Il problema diventerebbe particolarmente delicato nei periodi di crisi, quando molti risparmiatori potrebbero cercare contemporaneamente una forma di moneta ritenuta più sicura.

Parlamento e Consiglio non hanno ancora una posizione completamente coincidente neppure sul soggetto incaricato di fissare il limite. La questione sarà affrontata durante i negoziati.

Acquisti sopra i 3.000 euro

L’eventuale tetto non dovrebbe impedire al cittadino di effettuare una spesa superiore alla quantità di euro digitali presente nel portafoglio.

Il sistema dovrebbe utilizzare un collegamento automatico con il conto corrente. Se il saldo digitale non bastasse, la parte mancante verrebbe prelevata dal conto bancario al momento del pagamento.

Un esempio chiarisce il funzionamento. Con 400 euro nel portafoglio e una spesa di 650 euro, i restanti 250 potrebbero essere trasferiti automaticamente dal conto collegato. L’acquisto verrebbe così completato in un’unica operazione.

Il meccanismo funzionerebbe anche nella direzione opposta. Se un pagamento ricevuto portasse il saldo oltre il limite consentito, l’eccedenza sarebbe spostata sul conto corrente.

Il collegamento tra portafoglio e conto dovrebbe richiedere il consenso dell’utente. Chi non volesse attivarlo potrebbe utilizzare soltanto la somma effettivamente disponibile.

Privacy e dati personali

La protezione dei dati è uno dei nodi centrali del progetto. Secondo l’impostazione europea, la BCE non dovrebbe poter identificare direttamente il cittadino attraverso le sue operazioni.

I dati necessari per elaborare i pagamenti verrebbero gestiti dagli intermediari, adottando criteri di minimizzazione e sistemi tecnici studiati per limitare le informazioni visibili.

La maggiore riservatezza riguarderebbe i pagamenti offline. In quel caso, i dettagli della singola operazione dovrebbero restare principalmente tra chi paga e chi riceve il denaro, con una protezione vicina a quella assicurata dal contante.

La situazione sarebbe diversa per i pagamenti online. Questi ultimi non potrebbero essere completamente anonimi, perché banche e altri intermediari dovrebbero continuare a rispettare le norme contro riciclaggio, frodi, finanziamento del terrorismo ed evasione delle sanzioni internazionali.

L’affermazione secondo cui nessuno potrebbe controllare le operazioni sarebbe quindi imprecisa. La BCE non dovrebbe conoscere direttamente l’identità di chi effettua una spesa, ma gli operatori autorizzati continuerebbero a eseguire i controlli previsti dalla legge.

Dovranno essere definite anche le regole applicabili alle operazioni sospette, alle frodi e ai pagamenti offline di importo elevato.

Il contante resterà

L’euro digitale non nasce per eliminare banconote e monete. Le istituzioni europee hanno ribadito che il nuovo strumento dovrà affiancare il contante, senza sostituirlo.

Accanto al regolamento sulla moneta digitale è in discussione una disciplina destinata a rafforzare l’accettazione e la disponibilità dei contanti.

Gli Stati dovrebbero verificare che i cittadini possano continuare a prelevare e utilizzare banconote, anche nei piccoli centri e nelle aree dove gli sportelli bancari sono diventati meno numerosi.

La tutela riguarda in modo particolare anziani, persone con redditi bassi, cittadini senza conto corrente e utenti che non hanno dimestichezza con i sistemi elettronici.

Anche gli esercenti non dovrebbero poter escludere sistematicamente il contante attraverso condizioni generali o cartelli applicati senza una motivazione concreta, salvo i casi espressamente consentiti.

Il cittadino conserverebbe quindi la possibilità di scegliere tra contanti, carte, conto bancario ed euro digitale.

Nessun obbligo per i cittadini

L’apertura del portafoglio dovrebbe essere facoltativa. Nessun cittadino sarebbe obbligato a utilizzare l’euro digitale soltanto perché la moneta è stata introdotta.

Chi preferisce continuare a pagare in contanti o con una normale carta bancaria potrebbe farlo. Lo stesso principio dovrebbe valere per chi non vuole installare un’applicazione o collegare il portafoglio al proprio conto.

L’obbligo di accettazione potrebbe invece riguardare una parte dei commercianti, con eccezioni legate alle dimensioni dell’attività, alle dotazioni tecnologiche o ad altre condizioni stabilite dal regolamento.

I dettagli devono ancora essere concordati.

Non sarà denaro programmabile

Una delle preoccupazioni più diffuse riguarda il rischio che l’euro digitale possa essere utilizzato soltanto per determinati acquisti o che possa avere una data di scadenza.

La BCE ha escluso questa impostazione. L’euro digitale non dovrebbe essere denaro programmabile e l’autorità non dovrebbe decidere quali prodotti il cittadino può acquistare.

Non sarebbe quindi possibile trasformare gli euro presenti nel portafoglio in somme spendibili soltanto per alimenti, carburante, trasporti o altre categorie prestabilite.

Il progetto contempla invece i pagamenti condizionati, che sono una cosa diversa. Una somma potrebbe essere trasferita automaticamente dopo la consegna di un prodotto o al verificarsi di una condizione prevista da un contratto.

In questo caso verrebbe programmata l’esecuzione del pagamento, non il valore o la libertà di utilizzo della moneta.

Costi per gli utenti

I servizi essenziali dovrebbero essere gratuiti per le persone fisiche.

Tra le operazioni senza commissioni rientrerebbero l’apertura e la chiusura del portafoglio, la consultazione del saldo, i normali pagamenti e i trasferimenti tra utenti.

Potrebbero invece avere un costo alcune funzioni aggiuntive, l’emissione di una seconda carta o determinati servizi offerti dagli intermediari.

Più complessa la posizione dei commercianti. Per gli esercenti potrebbero essere previste commissioni, ma entro limiti stabiliti dalla normativa europea. Lo scopo è evitare che i costi risultino superiori a quelli applicati dai sistemi di pagamento già presenti.

Resta da definire anche il compenso riconosciuto alle banche. Gli istituti dovrebbero occuparsi dell’identificazione dei clienti, della gestione dei portafogli, dell’assistenza, dei controlli e della prevenzione delle frodi.

Quanto costerà il progetto

La realizzazione dell’infrastruttura richiederà investimenti considerevoli.

La BCE ha stimato in circa 1,3 miliardi di euro la spesa necessaria per sviluppare il sistema fino alla possibile emissione. Una volta entrato a regime, il funzionamento potrebbe costare circa 320 milioni di euro all’anno.

Molto più discordanti sono le valutazioni relative alle banche. Le stime legate al progetto indicano investimenti tra 4 e 5,8 miliardi di euro per l’adeguamento del settore.

Una ricerca commissionata dalla Federazione bancaria europea ha invece calcolato un costo vicino ai 18 miliardi di euro per gli istituti retail.

Il divario dipende dagli elementi inclusi nel calcolo. Alcune analisi considerano soltanto gli interventi tecnici essenziali. Altre comprendono assistenza ai clienti, sicurezza, pagamenti offline, conti multipli, aggiornamento dei terminali e costi operativi successivi.

Proprio la distribuzione delle spese sarà uno dei temi più difficili del negoziato.

Perché l’Europa lo vuole

L’obiettivo politico è ridurre la dipendenza dell’area euro da circuiti e piattaforme di pagamento controllati da società internazionali.

Gran parte dei pagamenti elettronici europei passa oggi attraverso operatori privati non europei. Le istituzioni vogliono creare una infrastruttura pubblica comune, utilizzabile nei diversi Stati senza dipendere esclusivamente da aziende esterne all’Unione.

Il progetto ha anche una funzione strategica. In caso di tensioni geopolitiche, problemi tecnici o interruzioni di un grande circuito internazionale, l’Europa avrebbe un proprio sistema di pagamento.

Non è prevista, almeno nell’impostazione attuale, l’esclusione delle carte già esistenti. L’euro digitale entrerebbe in un mercato nel quale continuerebbero a operare banche, circuiti internazionali, applicazioni private e servizi di pagamento istantaneo.

La sua presenza potrebbe però aumentare la concorrenza e favorire la nascita di servizi costruiti su standard europei comuni.

I timori delle banche

Gli istituti di credito chiedono un’introduzione graduale e l’utilizzo delle infrastrutture già disponibili, per evitare investimenti duplicati.

La preoccupazione principale riguarda la possibile fuga dei depositi. Anche un limite di qualche migliaio di euro, moltiplicato per decine di milioni di persone, potrebbe sottrarre alle banche una quota rilevante di liquidità.

Gli istituti temono inoltre di dover sostenere costi elevati senza ricevere una remunerazione adeguata. La gestione dell’euro digitale richiederebbe interventi sui sistemi informatici, controlli antiriciclaggio, assistenza ai clienti e nuovi strumenti contro le frodi.

Ci sono poi i problemi tecnici: furto del telefono, smarrimento della carta, doppie spese offline, clonazione dei dispositivi e responsabilità in caso di operazioni non autorizzate.

Il regolamento dovrà stabilire con precisione chi rimborsa il cittadino e in quali circostanze.

Test dal 2027

Prima dell’eventuale introduzione è previsto un progetto pilota della durata di 12 mesi, con partenza nella seconda metà del 2027.

La sperimentazione dovrebbe coinvolgere banche, commercianti, fornitori di servizi di pagamento e personale delle banche centrali.

Saranno provati acquisti nei negozi, pagamenti online, trasferimenti tra persone e operazioni senza connessione. Il denaro impiegato durante il test non avrebbe ancora valore legale.

Le candidature presentate da banche e operatori interessati sono state più di 50. Il progetto dovrebbe concludersi nella seconda metà del 2028.

I risultati serviranno a capire se il sistema è abbastanza veloce, sicuro e semplice da utilizzare. Saranno valutati anche il numero di operazioni gestibili, i costi per gli intermediari e l’efficacia della modalità offline.

La possibile data del 2029

Il 2029 viene indicato come l’anno in cui l’euro digitale potrebbe diventare disponibile, ma non esiste ancora una data certa.

Il calendario dipende prima di tutto dall’approvazione del regolamento. Parlamento, Consiglio e Commissione dovranno trovare un compromesso entro la fine del 2026 per rispettare il programma previsto.

Seguiranno lo sviluppo tecnico, il progetto pilota e l’analisi dei risultati.

La decisione finale resterà nelle mani del Consiglio direttivo della BCE. Sarà la banca centrale a stabilire se emettere la nuova moneta, quale limite applicare e quando avviare il servizio.

Fino a quel momento, l’euro digitale resterà un progetto in preparazione.

FAQ sull’euro digitale

L’euro digitale è già stato approvato?

No. Il Parlamento europeo ha autorizzato l’avvio dei negoziati, ma il regolamento definitivo deve ancora essere concordato tra le istituzioni europee.

Quando arriverà l’euro digitale?

La prima introduzione viene ipotizzata per il 2029. Prima dovranno essere approvate le regole e completato il progetto pilota previsto tra il 2027 e il 2028.

Il limite sarà davvero di 3.000 euro?

La soglia di 3.000 euro è stata utilizzata nelle simulazioni, ma non è ancora il limite ufficiale. L’importo definitivo dovrà essere deciso durante l’iter legislativo.

I contanti saranno aboliti?

No. Banconote e monete continueranno a essere utilizzabili. L’euro digitale sarà uno strumento aggiuntivo.

Sarà obbligatorio aprire un portafoglio?

No. L’apertura dovrebbe restare una scelta del cittadino.

L’euro digitale sarà una criptovaluta?

No. Sarà una moneta pubblica garantita dalla Banca centrale europea, con un valore sempre uguale a quello dell’euro tradizionale.

Si potrà utilizzare senza conto corrente?

Il progetto prevede forme di accesso anche per le persone che non possiedono un conto bancario, attraverso intermediari pubblici o altri operatori autorizzati.

I pagamenti saranno anonimi?

Quelli offline dovrebbero garantire un livello elevato di riservatezza. I pagamenti online resteranno soggetti ai controlli antiriciclaggio e antifrode.

La BCE potrà vedere cosa acquistano i cittadini?

Il sistema dovrebbe impedire alla BCE di collegare direttamente le operazioni all’identità degli utenti. Gli intermediari continueranno comunque a effettuare i controlli previsti dalla legge.

L’euro digitale avrà una scadenza?

No. Non dovrebbe essere programmabile né avere una data entro la quale deve essere speso.

Sarà possibile pagare senza internet?

Sì. La modalità offline è una delle funzioni previste e sarà sperimentata prima dell’eventuale introduzione.

I cittadini dovranno pagare commissioni?

I servizi di base dovrebbero essere gratuiti. Alcune funzioni aggiuntive potrebbero avere un costo.

Chi deciderà l’introduzione definitiva?

La decisione spetterà al Consiglio direttivo della Banca centrale europea dopo l’approvazione della normativa e la conclusione delle prove tecniche.