Massimo Ciarelli morto nell’inseguimento a Silvi, era l’omicida dell’ultrà Domenico Rigante, ucciso a Pescara nel 2012: ma cos’è successo davvero? Il caso, le indagini e le due morti

Giorgia Tedesco

L’inseguimento tra Silvi e Città Sant’Angelo finisce in tragedia: al volante c’era l’uomo condannato per l’omicidio di Domenico Rigante. Ricordate l’omicidio dell’Ultrà di Pescara? La Procura di Teramo ora indaga sulla dinamica e sulla semilibertà  

Un’inchiesta che lega due morti a 14 anni di distanza

È morto così, durante un inseguimento dei carabinieri al confine tra Silvi e Città Sant’Angelo: l’uomo ha terminato la sua corsa contro un guardrail. Proprio lui, il 43enne che nel 2012 riempì le pagine di cronaca per l’omicidio di Domenico Rigante, ultrà del Pescara Calcio.

Chi era Massimo Ciarelli e perché era noto alle cronache

Ciarelli, di etnia rom, era stato condannato per l’omicidio di Domenico Rigante, avvenuto a Pescara il il primo maggio del 2012. Inizialmente la pena era di 30 anni. Poi la Cassazione annullò l’aggravante della premeditazione. Nel 2017 la Corte d’assise d’appello di Perugia ridusse la condanna a 17 anni. 

Dallo scorso anno Ciarelli era in regime di semilibertà: poteva uscire di giorno, ma alle 21 doveva rientrare in carcere. 

L’omicidio di Domenico Rigante a via Polacchi

Quella sera Rigante si trovava in un appartamento al piano terra di via Polacchi, a Pescara, con il fratello gemello e altri tifosi. Ciarelli arrivò con due cugini. Le carte parlano di “una vera e propria lezione punitiva”. Aveva una pistola. Colpì Rigante al gluteo e il ragazzo morì poco dopo. Il movente restò legato a dinamiche tra gruppi e rapporti personali e l’esito entrò nei verbali: omicidio.

L’incidente mortale dopo l’inseguimento

Ieri sera, “al culmine di un inseguimento”, l’auto guidata da Ciarelli è uscita di strada tra Città Sant’Angelo e Silvi. L’impatto è stato fatale, anche se i carabinieri stavano seguendo il veicolo per ragioni ancora da chiarire ufficialmente. La Procura di Teramo ha aperto un fascicolo, perché ora ci sono due obiettivi: ricostruire la dinamica dell’incidente e verificare se Ciarelli stesse rispettando le prescrizioni della semilibertà.

Gli interrogativi dell’indagine di Teramo

Ci sono parecchi aspetti da chiarire, questo è certo. Intanto è necessario appurare gli orari della semilibertà. Ciarelli doveva rientrare in carcere entro le 21, ma l’incidente è avvenuto “in serata”, quindi gli inquirenti dovranno stabilire se l’uomo fosse già fuori dai termini previsti o se l’inseguimento sia scattato per un altro motivo.

Poi, chiaramene, la dinamica: il tratto di strada dove è avvenuto l’impatto alterna zone urbane e arterie a scorrimento veloce. Velocità, modalità dell’intervento delle forze dell’ordine e condizioni dell’asfalto sono elementi chiave per l’inchiesta, solita prassi di quando gli inseguimenti terminano con dei decessi.

Infine, ma non per importanza, bisogna capire la cosa più importante: qual è motivo che ha fatto scattare l’inseguimento dei carabinieri?