Il caso Elisa Claps: tra verità giudiziarie e nodi ancora aperti, il mistero chiuso insieme alla carriera della Sciarelli a Chi l’ha visto

Giorgia Tedesco

Con la Iemma in studio e la storia di Elisa Claps a fare da sigillo, la Sciarelli ha chiuso la sua ultima puntata di Chi l’ha visto? dopo 25 anni di conduzione. Una scelta non casuale: il delitto della sedicenne scomparsa il e ritrovata nel sottotetto della chiesa della Santissima Trinità è diventato, parole della stessa Sciarelli, “una missione, un impegno personale”.

L’annuncio arrivato da Rai 3 è netto: il programma interrompe l’approfondimento sul caso “a seguito della conclusione delle indagini e delle ricerche ufficiali”. Nessun nuovo sviluppo è stato annunciato. Eppure, proprio questa “chiusura” riapre domande che da Potenza rimbalzano fino a Bournemouth.  

I fatti giudiziari, ad oggi

Danilo Restivo è stato condannato in via definitiva in Italia per l’omicidio di Elisa Claps. Sta già scontando l’ergastolo nel Regno Unito per l’omicidio di Heather Barnett, uccisa nel 2002. La sentenza italiana ha chiuso il capitolo processuale principale. Restivo resta collegato anche ad altre 7 sparizioni tra Italia, UK, Spagna e Francia, ma la polizia del Dorset ha dichiarato nel 2011 di “non collegare al momento Restivo a nessun altro crimine”.  

Dal punto di vista giudiziario, quindi, il caso è chiuso. Dal punto di vista del dibattito pubblico, molto meno.

2023-2026: cosa è cambiato davvero

Tre fatti hanno riportato il caso Claps al centro della cronaca negli ultimi 36 mesi:

  • la chiesa riaperta al culto: a fine 2023 l’arcivescovo Salvatore Ligorio ha celebrato la prima messa nella Santissima Trinità dopo 30 anni. La famiglia Claps si è detta contraria alla riapertura, avvenuta “nel periodo estivo e a poche settimane dal trentennale dell’omicidio”.

La famiglia Claps si è detta contraria alla riapertura, avvenuta “nel periodo estivo e a poche settimane dal trentennale dell’omicidio”. Una targa dedicata a Don Mimì ha alimentato nuove tensioni: Gildo Claps l’ha definita “l’ultimo affronto alla memoria di Elisa”. L’arcivescovo aveva parlato di richiesta di risarcimento da parte della famiglia, poi smentita da Gildo.

  • alcuni cambiamenti non indifferenti nella toponomastica: il 10 maggio 2024 il largo davanti alla chiesa è diventato “Largo Elisa Claps”. Il parco che portava il suo nome dal 2012 ha cambiato titolo in “Fiore Bianco”.
  • Infine, l’addio di Sciarelli: questa sera lo storico programma saluta la sua conduttrice altrettanto storia, che sceglie di chiudere con proprio con il caso Claps, ospitando la madre Filomena Iemma.

Nei mesi scorsi Chi l’ha visto? ha pubblicato due reel che fotografano il clima intorno al caso. A febbraio di quest’anno, un ospite in studio cita Danilo Restivo ma parla anche di “un innocente che sta morendo in carcere” con una condanna a 23 anni, collegando la vicenda a una nuova inchiesta BBC sul caso di Jong-Ok Shin a Bournemouth. La didascalia riprende Gildo Claps: “Dopo trent’anni di ricerca della verità non posso accettare che un innocente stia morendo in carcere”.  

Il mese dopo, un altro video: il fratello di Elisa sostiene che “il caso è stato ripetutamente inquadrato come un evento inscenato” e che “una verità piena e inalterata non è mai stata divulgata”. Anche qui il riferimento è all’indagine BBC e a Restivo.  

Il punto è questo: la condanna di Restivo chiude la responsabilità per l’omicidio di Elisa. Ma la famiglia Claps e parte dell’opinione pubblica continuano a chiedere chiarezza su due livelli:

  • la gestione della chiesa e i ritardi nel ritrovamento del corpo, rimasto 17 anni nel sottotetto;
  • i possibili collegamenti internazionali di Restivo e le ricadute su altri fascicoli, su cui però le autorità britanniche non hanno aperto ufficialmente.

Cosa significa “chiudere il caso” oggi

Federica Sciarelli ha spiegato che l’approfondimento si ferma perché “indagini e ricerche ufficiali sono concluse”. È un criterio giornalistico: senza atti nuovi, il lavoro d’inchiesta televisiva non avanza. La famiglia Claps, invece, separa la verità processuale da quella storica. Per Gildo e Filomena non basta sapere chi ha ucciso Elisa: chiedono di capire l’intera catena di omissioni che ha permesso a quel corpo di restare nascosto per quasi due decenni in una chiesa del centro città. La riapertura al culto della Santissima Trinità e la nuova toponomastica sono atti simbolici. Non spostano le carte processuali, ma incidono sulla memoria pubblica. Da qui la frizione: per la Diocesi è un ritorno alla normalità, per i Claps è una ferita.