Dengue, chikungunya, West Nile, Hantavirus: cosa trasmettono zanzare e roditori ogni estate. Un reportage sul campo con i tecnici di Biblion Servizi

Serena Comito

Dengue, chikungunya, West Nile, Hantavirus: cosa trasmettono zanzare e roditori ogni estate. Un reportage sul campo con i tecnici di Biblion Servizi

A maggio di quest’anno una nave da crociera ha fatto il giro del mondo. Non per il viaggio — per quello che aveva a bordo. Un focolaio di Hantavirus, undici casi, tre morti. In Italia i test sui contatti sono risultati tutti negativi, la quarantena è finita il 21 giugno, l’allarme è rientrato. Ma qualcosa è rimasto nell’aria, oltre al virus.

Per qualche settimana milioni di persone hanno cercato su Google cos’è l’Hantavirus, come si prende, cosa fare se hai i topi in cantina. Domande legittime — e risposte che però si sapevano già, almeno nel settore. Perché topi e zanzare non hanno aspettato la nave da crociera per diventare un problema di salute pubblica. Lo sono da anni, ogni estate, con o senza i titoli dei giornali.

Sono le sette e mezza di mattina quando il furgone di Biblion Servizi esce dalla sede di Roma. Marco — tecnico da quattordici anni — ha già la scheda del primo intervento sul telefono. Un parco pubblico nella zona sud della città. Trattamento preventivo anti-zanzara tigre. Programmato da settimane, urgente adesso.

Giugno è il mese che decide tutto

Chi lavora in questo settore lo sa: giugno è il mese chiave. Se si interviene adesso, quando le larve sono ancora nell’acqua e le temperature hanno appena raggiunto la soglia giusta per la riproduzione, si riesce a tenere le popolazioni sotto controllo per tutta l’estate. Se si aspetta luglio, quando la zanzara tigre è già adulta e si moltiplica in modo esponenziale, si rincorre un problema che non si riesce più a fermare davvero.

«La gente chiama quando inizia a pungere», dice Marco mentre guida. «Noi cerchiamo di essere lì prima che inizi.»

L’estate del 2025 ha lasciato numeri che non si dimenticano facilmente. 472 casi confermati di chikungunya in Italia, 384 trasmessi localmente — non da viaggiatori tornati dai tropici, da zanzare presenti nei quartieri italiani. Tre casi di dengue autoctono a Budrio, in provincia di Bologna. Il West Nile ha colpito 53 province, causando nove morti. Numeri che in un contesto normale sarebbero bastati a mettere il tema in prima pagina per mesi. Invece dopo qualche settimana si è tornati a parlare d’altro.

«È sempre così», dice Marco. «Il problema si vede quando qualcuno si ammala. Prima è invisibile. Ma il lavoro vero si fa quando è invisibile.»

Nel parco: cosa vede un tecnico dove gli altri vedono solo verde

Il parco ha fontanelle, aiuole, un laghetto artificiale in fondo. Ai bordi, dove l’acqua ristagna tra le radici e la ghiaia bagnata, Marco individua subito i punti critici. Non cerca le zanzare — cerca l’acqua ferma. Anche un tappo di bottiglia riempito di pioggia basta per ospitare decine di larve.

Il trattamento che applica fa parte del progetto Bee Green: larvicidi biologici a base di Bacillus thuringiensis var. israeliensis, batteri che agiscono selettivamente sulle larve di zanzara senza toccare api, libellule, coleotteri acquatici. Nessun insetticida chimico disperso nell’ambiente — nessun impatto sugli impollinatori, nessun residuo nei terreni, nessuna conseguenza per i bambini che useranno questo parco nel pomeriggio.

«Il punto non è sterminare le zanzare», spiega mentre tratta le caditoie una per una. «È portare la popolazione sotto una soglia che renda il rischio sanitario gestibile. Una zanzara tigre in meno che vola non si vede. Ma un focolaio di dengue in meno si sente.»

La zanzara tigre — la Aedes albopictus — è arrivata in Italia negli anni Novanta e ormai è presente in quasi tutto il territorio nazionale. Quella che sembrava un’emergenza del Veneto o dell’Emilia-Romagna si è trasformata in realtà ordinaria anche nel Centro e nel Sud. E con il caldo che anticipa l’arrivo e ritarda l’uscita, la stagione attiva si allunga ogni anno di qualche settimana in più.

La seconda chiamata: una cantina, i roditori e quello che la nave ci ha insegnato

Il secondo intervento della mattina è diverso. Un condominio in zona Prati — segnalazione di escrementi in cantina, rumori notturni, tracce di rosicchiatura lungo le tubazioni.

Qui la nave da crociera torna utile, non come allarme ma come spiegazione. L’Hantavirus che ha fatto notizia a maggio si trasmette attraverso le deiezioni dei roditori — urine, feci, saliva — che in ambienti chiusi e polverosi si disperdono nell’aria e vengono inalate. Il momento di massimo rischio, come ha chiarito il Ministero della Salute, non è vivere in un palazzo con i topi. È pulire da soli una cantina infestata senza mascherina, spostando scatoloni accumulati da anni, sollevando polvere senza sapere cosa contiene.

«L’Hantavirus in Italia è raro, il rischio è basso», dice Marco mentre ispeziona le pareti con la torcia. «Ma i roditori portano altro. Leptospirosi, salmonellosi, contaminazione degli alimenti. Non è una questione di paura — è una questione di gestione corretta.»

Quello che fa Biblion in una situazione come questa non inizia dall’intervento. Inizia dall’ispezione. Dove entrano, perché rimangono, cosa trovano che li attira. Una porta che non chiude bene, una griglia rotta, cartoni accumulati che diventano rifugio. «Se togli i topi senza togliere le condizioni che li hanno portati lì, tornano. Sempre.»

Il sistema che usano per la cattura — l’Ekomille — attrae i roditori con sostanze naturali senza veleno. Niente esche chimiche disperse nell’ambiente, niente rischio di avvelenamento secondario per cani o gatti del condominio, niente carcasse abbandonate. Un approccio che Biblion usa da anni, su infestazioni che con i metodi tradizionali non si risolvevano.

Quello che le estati italiane stanno diventando

Sono quasi le tredici quando il furgone torna verso la sede. Due interventi, due problemi diversi, una radice comune: la natura che si adatta ai nostri spazi più velocemente di quanto noi ci adattiamo a lei.

Le città italiane sono diventate habitat ideali per zanzare e roditori. L’isola di calore urbana alza le temperature medie anche di qualche grado rispetto alle campagne circostanti. Gli inverni miti non abbattono più le popolazioni come una volta. Le stagioni si allungano. E ogni anno il problema si presenta un po’ prima e se ne va un po’ più tardi.

Francesco Vaia, ex direttore dello Spallanzani, dopo la nave da crociera aveva detto una cosa precisa: tra poco parleremo di West Nile o Dengue e ogni anno ci ritroviamo nella stessa situazione. Invece dovremmo lavorare prima, con politiche strutturali di prevenzione attiva.

È quello che fa Biblion. Non l’intervento d’emergenza quando il problema è esploso — il monitoraggio continuo, il trattamento preventivo, la gestione delle cause strutturali prima che diventino emergenze. Su tutto il territorio nazionale, con protocolli certificati, da oltre trent’anni.

«La prevenzione non fa notizia», dice Marco prima di scendere dal furgone. «Ma è l’unica cosa che funziona davvero.»

Per richiedere un sopralluogo o saperne di più, il punto di partenza è biblionservizi.it oppure il numero verde gratuito 800 355 252, attivo tutti i giorni, 24 ore su 24.