Torniamo oggi indietro al settembre di cinque anni fa, quando Daniele Visconti, 24 anni, di Forlì, si toglie la vita. Due settimane dopo, a Forlimpopoli, un uomo di 48 anni muore per ingestione di farmaci. I due eventi sono collegati da una relazione nata online, ma mai esistita nella realtà. Cosa accadde davvero in quel periodo?
Daniele Visconti: la vicenda di Forlì
Daniele lavorava, praticava boxe e viveva con la famiglia, una vita ordinaria fino all’inverno del 2020, quando inizia una relazione esclusivamente virtuale con un profilo che si presenta come “Irene”, una modella. La comunicazione avviene via chat e messaggi vocali. Non ci sono mai incontri di persona. Eppure, un giorno, emerge la verità: dietro il profilo c’è un uomo di Forlimpopoli che attraversa una fase depressiva. Anche lui morirà suicida.
Il caso Visconti: cosa si nasconde dietro le truffe online
Nel caso Visconti viene fatta un’accurata analisi da Ciaravolo e dalla Polizia Postale, l’obiettivo economico non è centrale, anzi, il vero elemento rilevante è la manipolazione psicologica: isolamento progressivo della vittima, dipendenza affettiva, crollo al momento della scoperta dell’inganno. Tutto viene riportato due anni dopo nel libro Truffe amorose: qui vengono raccolte le testimonianze di familiari, amici e compagni di sport di Daniele. La conclusione dell’autrice è che non emergono fragilità psicologiche preesistenti significative, invece c’è un condizionamento sviluppato durante la relazione online.
Il ruolo dei media: da Le Iene alla doppia tragedia
Il caso diventa di dominio pubblico presto, soprattutto quando va in onda un servizio de Le Iene in cui si scopre chi c’è davvero dietro il profilo di “Irene”. L’esposizione mediatica è ampia, aggressiva: l’uomo si toglie la vita. Il Ministro dell’Università Anna Maria Bernini, nella presentazione del libro di Ciaravolo, ha sottolineato la necessità di trattare la vicenda “senza volontà di spettacolarizzazione”, per evitare processi mediatici paralleli.
Catfishing, suicidio giovanile e i dati alla mano
La storia di Daniele Visconti viene inserita nei moduli formativi della Polizia Postale sul cybercrime e vengono così immediatamente avviati nuovi percorsi sull’educazione all’affettività digitale.
Restano, però, alcuni punti chiave aperti: non esiste una normativa che inquadri la manipolazione affettiva online estranea al profitto economico, esattamente come non esistono protocolli dedicati al trattamento della dipendenza da relazioni virtuali patologiche. Infine, come ultimo inghippo: i sistemi di verifica dell’identità sono aggirabili, e l’uso di immagini generate aumenta il rischio.
Allora resta dunque una domanda esistenziale e centrale nella questione: come prevenire? L’analisi della Polizia Postale ha evidenziato alcuni comportamenti ricorrenti e che suonano perfettamente come campanelli d’allarme:
- vengono rifiutati ripetutamente incontri o chiamate, c’è sempre qualche emergenza,
- c’è una forte pressione emotiva, si fa leva sui sensi di colpa,
- e, inoltre, i profili hanno poche fotografie e mai perfettamente identiche alle precedenti.
Perché il caso Daniele Visconti è ancora attuale
A quasi cinque anni dai fatti, la vicenda resta un riferimento notevole per capire davvero l’impatto psicologico e sociale del catfishing, perché mostra l’abisso tra l’evoluzione dei metodi di manipolazione online e gli strumenti giuridici, sanitari e tecnologici che abbiamo a disposizione.

Tedesco Giorgia, classe ’95.
Quello che contraddistingue il mio lavoro è l’idea di cos’è che si cela dietro una notizia: un’informazione.
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