C’è una cosa che chi presenta il 730 vuole sapere prima di ogni altra: quando spuntano i soldi sul conto. Il rimborso IRPEF è uno degli appuntamenti più attesi dell’anno, ma non esiste una data valida per tutti. A decidere quando arriva l’accredito sono due fattori soltanto: chi fa da sostituto d’imposta e in che giorno hai trasmesso la dichiarazione.
Più presto invii, prima incassi. È una regola quasi banale, eppure tantissimi contribuenti la scoprono solo a giochi fatti, quando il vicino di scrivania ha già visto il rimborso in busta paga e loro devono aspettare ancora due mesi. Vediamo allora il calendario completo, caso per caso, e cosa fare se i soldi tardano ad arrivare.
Il principio di base: chi paga il rimborso decide i tempi
Tutto ruota attorno a una distinzione. Se hai un sostituto d’imposta, cioè un datore di lavoro o un ente pensionistico come l’INPS, il rimborso ti arriva direttamente in busta paga o nel cedolino della pensione. È la strada più rapida.
Se invece il sostituto non c’è, come capita ad alcuni lavoratori autonomi o a chi ha perso il lavoro dopo aver presentato la dichiarazione, entra in gioco l’Agenzia delle Entrate, che accredita l’importo sul conto corrente bancario o postale. E qui i tempi si allungano parecchio.
Una regola tecnica vale la pena tenerla a mente: le operazioni di conguaglio non possono partire prima della retribuzione di luglio 2026 per i dipendenti, né prima del cedolino di agosto 2026 per i pensionati INPS. Prima di queste decorrenze, nessun rimborso può materializzarsi, a prescindere da quanto in anticipo hai inviato il 730.
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Lavoratori dipendenti: il calendario mese per mese
Per chi ha un datore di lavoro, il meccanismo è lineare. Il rimborso arriva con la prima retribuzione utile, di norma quella del mese successivo a quello in cui il datore riceve il risultato contabile della dichiarazione, il cosiddetto modello 730-4. Ecco come si traduce in pratica, in base alla data di invio:
Invio entro il 31 maggio 2026 → rimborso in busta paga a luglio 2026. Chi invia per primo è anche il primo a incassare, spesso insieme alla quattordicesima per chi ne ha diritto. E visto che la busta paga di luglio nella maggior parte dei casi viene pagata entro il 10 agosto, il conguaglio si vede arrivare prima della pausa estiva.
Invio tra il 1° e il 20 giugno → accredito in busta paga ad agosto 2026.
Invio tra il 21 giugno e il 15 luglio → rimborso a settembre 2026.
Chi invece arriva a ridosso della scadenza, spedendo il 730 a fine settembre, dovrà mettersi l’anima in pace e aspettare la busta paga di ottobre. Il calendario procede così di mese in mese, fino a coprire tutte le dichiarazioni inviate tra luglio e settembre.
Pensionati: un mese di ritardo sui dipendenti
Chi è in pensione segue lo stesso schema, ma con un mese di slittamento. Il motivo è tecnico: l’INPS, che agisce come sostituto d’imposta, ha bisogno di tempi più lunghi per elaborare le risultanze del 730-4 e inserirle nel rateo della pensione. In generale il rimborso arriva dal secondo mese successivo alla ricezione del modello 730-4.
Tradotto: chi invia entro il 31 maggio vede il rimborso nel cedolino di agosto; chi spedisce tra il 1° e il 20 giugno lo trova a settembre; chi arriva tra il 21 giugno e il 15 luglio deve aspettare ottobre. Il cedolino INPS di agosto, in particolare, viene reso disponibile online nella seconda metà del mese e accreditato entro fine agosto, così chi rientra in quella finestra può contare sulla liquidità prima della fine dell’estate.
Una precisazione che evita brutte sorprese: l’INPS può fare da sostituto solo se durante il 2026 percepisci una prestazione imponibile ai fini IRPEF, come la pensione vera e propria, la pensione ai superstiti o la NASpI. Restano fuori le prestazioni assistenziali esenti, ad esempio l’assegno sociale, la pensione di invalidità civile e l’Assegno Unico. Per quelle l’INPS non può operare il conguaglio.
Senza sostituto d’imposta: l’attesa più lunga
Qui cambia tutto. Chi presenta il 730 senza sostituto d’imposta non passa da busta paga né da cedolino: il rimborso lo eroga direttamente l’Agenzia delle Entrate sul conto corrente indicato.
E i tempi si dilatano. Se hai comunicato all’Agenzia il tuo IBAN, l’accredito arriva entro sei mesi. Se non l’hai fatto, il consiglio è muoversi subito: si può comunicare l’IBAN in via telematica tramite l’apposita applicazione sul portale dell’Agenzia, così da velocizzare la procedura ed evitare il rimborso tramite titoli di credito di Poste Italiane.
Per i contribuenti senza sostituto, l’erogazione dell’Agenzia tende a concentrarsi verso fine anno, spesso tra dicembre e i primi mesi del 2027, soprattutto quando l’importo a credito è inferiore a 4.000 euro.
Come controllare lo stato del rimborso online
Non serve restare a guardare il conto sperando. Lo stato della pratica si verifica in autonomia, ed è il modo più rapido per capire a che punto sei.
Lo strumento principale è il Cassetto Fiscale sul sito dell’Agenzia delle Entrate: si accede con SPID, Carta d’Identità Elettronica o CNS, si entra nella sezione dedicata ai rimborsi e si controlla lo stato di lavorazione, la data di convalida e quella prevista per l’accredito. Una volta disposto il pagamento, di norma i soldi arrivano nel giro di qualche giorno lavorativo.
I pensionati hanno anche un canale dedicato. Con il messaggio n. 2035 del 18 giugno 2026 l’INPS ha aperto un servizio online accessibile da SPID, CIE, CNS o eIDAS, tramite sito o app INPS Mobile, dove si può verificare se il modello 730-4 è stato acquisito e abbinato alla propria prestazione. Controllarlo ogni tanto è il modo migliore per sapere quando aspettarsi l’accredito.
Cosa fare se il rimborso non arriva
Capita che i soldi non si presentino nel mese previsto. Niente panico: c’è una procedura precisa da seguire.
Il primo passo è controllare con attenzione il cedolino dello stipendio o il prospetto della pensione del mese in cui il rimborso sarebbe dovuto arrivare. A volte è già stato erogato ma non salta all’occhio: compare come voce “conguaglio fiscale a credito” o formula simile. Se non trovi alcun conguaglio positivo, contatta l’ufficio paghe del tuo datore di lavoro o il patronato INPS se sei pensionato, e chiedi conferma che il risultato del tuo 730 sia stato ricevuto e lavorato.
Attenzione poi ai controlli preventivi, che allungano i tempi in modo sensibile. Scattano quando il 730 precompilato viene modificato per importi rilevanti o quando il credito IRPEF supera i 4.000 euro. In quei casi l’Agenzia ha quattro mesi di tempo per le verifiche, calcolati dalla scadenza ordinaria del 30 settembre 2026 e non dalla data di invio. Risultato: l’attesa può arrivare fino al sesto mese successivo, spingendo l’accredito anche verso marzo 2027.
Un’ultima soglia da conoscere: sotto un certo importo minimo il rimborso non viene proprio effettuato, né dal sostituto né dall’Agenzia. In quei casi il credito si azzera senza che nulla arrivi sul conto.
Domande frequenti sul rimborso 730 2026
Quando arriva il rimborso del 730 2026 per i dipendenti?
Generalmente da luglio 2026. Chi invia la dichiarazione entro il 31 maggio riceve il rimborso in busta paga già a luglio; per chi invia più tardi l’accredito slitta di mese in mese, fino a ottobre per le dichiarazioni inviate a ridosso della scadenza del 30 settembre.
E per i pensionati quando viene accreditato?
Per i pensionati i tempi sono di circa un mese più lunghi rispetto ai dipendenti. Chi invia entro il 31 maggio vede il rimborso nel cedolino INPS di agosto; chi invia a giugno lo riceve a settembre, e così via.
Quanto tempo ci vuole senza sostituto d’imposta?
In assenza di sostituto il rimborso lo eroga l’Agenzia delle Entrate sul conto corrente, entro sei mesi se hai comunicato l’IBAN. Per i crediti sotto i 4.000 euro l’erogazione si concentra spesso tra dicembre e i primi mesi dell’anno successivo.
Come faccio a sapere a che punto è il mio rimborso?
Tramite il Cassetto Fiscale sul sito dell’Agenzia delle Entrate, accedendo con SPID, CIE o CNS e consultando la sezione “rimborsi”. I pensionati possono usare anche il servizio online dedicato dell’INPS, da sito o app.
Perché il rimborso può ritardare oltre i tempi normali?
I ritardi più comuni dipendono dai controlli preventivi dell’Agenzia, che scattano quando il credito supera i 4.000 euro o quando la precompilata viene modificata per importi rilevanti. In questi casi l’attesa può arrivare fino al sesto mese dopo la scadenza del 30 settembre

“Head Staff”, giornalista pubblicista laureata in letteratura, amo scrivere e apprendere costantemente cose nuove. Trovo che il mestiere del giornalista sia uno dei più affascinanti che esistano. Ti consente di apprendere, di conoscere il mondo, farti conoscere e di entrare in simbiosi con il lettore






