Chi è Brooke George, la donna detenuta a Dubai? Il caso che ha fatto discutere: l’omicidio, l’arresto in aereoporto, il rischio della pena capitale

Giorgia Tedesco

La 23enne con un passato da commessa nei magazzini John Lewis oggi è una content creator su TikTok con decine di migliaia di follower: Brooke George, originaria di Gravesend, Kent al momento però si trova detenuta nella stazione di polizia di Bur Dubai con l’accusa di omicidio premeditato.

La cronologia dei fatti

Da quanto divulgato per adesso da parte della difesa, Brooke George è stata fermata il 22 giugno 2025 all’aeroporto internazionale di Dubai mentre stava per imbarcarsi su un volo diretto nel Regno Unito. L’accusa è una sola: George avrebbe ucciso con un coltello da cucina il compagno, un cittadino britannico tre anni più grandi di lei. I due si sarebbero conosciuti online e la relazione, iniziata a distanza, si sarebbe consolidata durante due soggiorni della giovane a Dubai, ma, nel loro secondo viaggio sarebbero iniziati i problemi. 

Il decesso dell’uomo sarebbe avvenuto durante un litigio proprio nella casa che stavano condividevendo. Adesso la George si trovare a Bur Dubai in attesa del rinvio a giudizio. La procura non ha ancora rilasciato comunicazioni ufficiali sul fascicolo.

La posizione della difesa: legittima difesa

L’organizzazione Detained in Dubai, che assiste legalmente la giovane, sostiene che Brooke abbia agito per legittima difesa. La fondatrice e CEO Radha Stirling ha dichiarato che la cliente “afferma di aver agito unicamente dopo aver subito una violenta aggressione” e di aver impugnato un coltello presente nell’appartamento solo nel momento in cui ha temuto per la propria incolumità. 

La madre, Thereza, ha riferito ai media britannici di aver parlato con la figlia nelle ore successive al fermo. La descriverebbe come “terrorizzata” e con segni visibili sul volto, compatibili con un occhio tumefatto. La famiglia sostiene che la relazione fosse diventata “controllante e violenta” durante la permanenza negli Emirati.

Il nodo delle garanzie processuali

Oltre al merito delle accuse, Detained in Dubai solleva questioni relative al trattamento della detenuta nelle 72 ore successive all’arresto. L’ong denuncia tre punti specifici:

  • perquisizione: George sarebbe stata costretta a denudarsi per una perquisizione condotta alla presenza di soli agenti di sesso maschile;
  • assistenza legale: le dichiarazioni preliminari sarebbero state rese senza la presenza di un avvocato e senza l’assistenza di personale consolare britannico;
  • barriera linguistica: la 23enne non avrebbe ricevuto spiegazioni adeguate sugli atti che stava firmando, redatti in arabo. 

Il codice di procedura penale degli EAU prevede il diritto all’assistenza di un avvocato, ma la nomina d’ufficio avviene formalmente solo nella fase dibattimentale.

Gli sviluppi attesi  

Nelle prossime settimane la Procura di Dubai deciderĂ  se formalizzare il rinvio a giudizio per omicidio premeditato o rivedere il reato. Per adesso, la famiglia della vittima, sempre residente in UK, non ha rilasciato dichiarazioni pubbliche e il Foreign Office mantiene il massimo silenzio su quanto sta accadendo dietro le quinte.

Il fascicolo Brooke George resta aperto: ci saranno accertamenti medico-legali, valutazioni sulla dinamica dei fatti e verifica del rispetto delle garanzie processuali. Quel che è certo adesso è che il caso si colloca all’intersezione tra diritto penale emiratino e diritto internazionale. L’esito definirà non solo il destino della 23enne, ma fornirà un precedente sul trattamento dei casi di presunta legittima difesa che coinvolgono cittadini stranieri a Dubai.