Il caldo entra nelle scuole italiane e diventa un problema concreto, non più soltanto una questione di disagio stagionale. Ad oggi, 24 giugno 2026, l’Italia si trova nel pieno di una forte ondata di calore, con 16 città da bollino rosso, esami di Maturità ancora in corso e molte scuole dell’infanzia aperte fino alla fine del mese.
Il nodo è semplice e pesante: gran parte degli edifici scolastici non è attrezzata per affrontare temperature così alte. In molte aule mancano climatizzatori, sistemi di ventilazione adeguati o impianti elettrici capaci di reggere più apparecchi accesi contemporaneamente. Il risultato è una scuola che, davanti al caldo estremo, procede spesso con soluzioni provvisorie: ventilatori, finestre oscurate, uscite anticipate, attività ridotte e acqua sempre a disposizione.
Caldo scuole
Il tema del caldo nelle scuole riguarda più livelli: studenti impegnati negli esami, bambini piccoli nei servizi educativi, insegnanti, personale ATA e famiglie. La situazione più delicata riguarda soprattutto i servizi 0-6 anni, perché nidi e scuole dell’infanzia restano aperti quando le temperature sono già pienamente estive.
Il problema non è uguale ovunque, ma il quadro nazionale mostra una fragilità strutturale. Molti edifici scolastici sono vecchi, poco isolati, con finestre esposte al sole per molte ore e spazi esterni non sempre ombreggiati. Quando le temperature salgono per più giorni consecutivi, le aule possono diventare ambienti difficili da gestire.
Per bambini piccoli e personale scolastico, restare per ore in ambienti molto caldi può significare stanchezza, mal di testa, difficoltà di concentrazione e maggiore affaticamento. Non è un dettaglio marginale: la scuola deve garantire sicurezza e benessere, anche quando il calendario incontra ondate di caldo sempre più intense.
Città bollino rosso
Sono 16 le città italiane da bollino rosso per il caldo. Tra queste figurano Ancona, Bologna, Bolzano, Brescia, Firenze, Frosinone, Latina, Milano, Perugia, Pescara, Rieti, Roma, Torino, Venezia, Verona e Viterbo.
Il bollino rosso indica una condizione di rischio elevato, non solo per anziani, malati cronici o persone fragili, ma anche per soggetti sani e attivi. Questo rende il tema scolastico ancora più urgente, perché nelle aule ci sono bambini, adolescenti e adulti costretti a restare per ore in ambienti chiusi.
Le previsioni indicano inoltre un peggioramento nei giorni successivi, con un aumento delle città interessate dall’allerta massima. Il caldo, quindi, non è un episodio isolato ma una fase prolungata, destinata a incidere sull’organizzazione scolastica dell’ultima parte di giugno.
Maturità sotto l’afa
La Maturità 2026 si sta svolgendo in un contesto climatico complicato. Gli studenti affrontano prove scritte, colloqui, attese e ore in aula proprio durante una delle prime ondate di calore importanti dell’estate.
In molte scuole si procede con accorgimenti pratici: bottiglie d’acqua, abiti leggeri, finestre aperte nelle prime ore del mattino, tende abbassate e ventilatori portatili. Gli studenti possono utilizzare ventilatori personali, purché non disturbino lo svolgimento delle prove e non interferiscano con le regole d’esame.
Resta però il punto centrale: l’esame di Stato richiede concentrazione, e affrontarlo in aule calde può diventare più faticoso. Per chi deve sostenere una prova orale o scritta, il clima dell’aula non è un dettaglio secondario. Incide sulla lucidità, sulla resistenza e sulla capacità di mantenere attenzione per diverse ore.
Scuole senza clima
Il dato più forte riguarda gli edifici. Meno di una scuola italiana su dieci risulta dotata di sistemi di climatizzazione o ventilazione adeguati. In altre parole, oltre il 90% degli edifici scolastici non dispone di impianti pensati per affrontare in modo stabile le ondate di calore.
Alcune rilevazioni indicano percentuali comprese tra il 6% e il 7,5% di edifici con condizionatori o sistemi di ventilazione. Il dato cambia a seconda dei criteri usati, ma la sostanza resta la stessa: la climatizzazione nelle scuole italiane è ancora marginale.
Non basta installare un condizionatore in una stanza. Servono impianti elettrici adeguati, manutenzione, valutazioni sui consumi, interventi sull’isolamento, ombreggiature e sistemi di ricambio d’aria. Il caldo nelle scuole, quindi, non si risolve con un apparecchio comprato in emergenza, ma con una programmazione edilizia vera.
Infanzia in difficoltà
Il fronte più delicato è quello delle scuole dell’infanzia e dei nidi. I bambini più piccoli restano nelle strutture per molte ore, spesso fino al pomeriggio, proprio nella fascia più calda della giornata.
In alcune città sono state introdotte misure temporanee. A Reggio Emilia, per esempio, è stata prevista la possibilità di uscita anticipata alle 13 per nidi e scuole dell’infanzia comunali dal 24 al 30 giugno. A Livorno, nello stesso periodo, il Comune ha disposto una riduzione dell’orario per i servizi educativi e scolastici comunali 0-6 anni, con uscita tra le 12.00 e le 13.30.
Sono misure locali, non una chiusura nazionale. Servono però a fotografare bene il problema: quando le strutture non riescono a garantire condizioni adeguate nelle ore più calde, l’unica risposta immediata diventa ridurre la permanenza dei bambini.
Milano e proteste
A Milano il caso più simbolico riguarda la scuola dell’infanzia Pezzi, dove i genitori hanno denunciato il caldo negli ambienti scolastici con uno striscione con la scritta “Sauna”.
Il caso ha acceso l’attenzione perché mostra un problema concreto: anche quando esistono alcuni condizionatori, non sempre gli impianti elettrici sono in grado di supportarne l’uso contemporaneo. In alcuni plessi, il limite non è soltanto la mancanza degli apparecchi, ma la struttura tecnica dell’edificio.
Le famiglie chiedono interventi più rapidi e una programmazione stabile. Il punto, ormai, non riguarda solo l’emergenza di giugno, ma la capacità delle scuole di adattarsi a estati sempre più lunghe e intense.
Roma e altri casi
A Roma il tema riguarda soprattutto le scuole dell’infanzia comunali. Nei nidi sono stati avviati interventi più avanzati, mentre per le materne manca ancora un piano organico paragonabile. In diversi plessi si segnalano aule molto calde, bambini spostati in giardino nelle ore meno pesanti e finestre oscurate per limitare l’ingresso del sole.
Anche in Friuli Venezia Giulia sono arrivate segnalazioni sindacali su aule e mense con temperature interne elevate, in alcuni casi fino a 33 gradi nelle ore pomeridiane. Le richieste riguardano monitoraggi immediati, rimodulazione delle attività, uso degli spazi freschi e, nei casi più critici, riduzione dell’orario.
Il quadro che emerge è frammentato: ogni Comune, scuola o territorio prova a intervenire con gli strumenti disponibili. Ma l’impressione è che il sistema non abbia ancora una risposta nazionale stabile.
Rischi per bambini
Il caldo prolungato può incidere sul benessere dei bambini. Idratazione, ombra, ambienti ventilati e riduzione dell’esposizione nelle ore più calde sono indicazioni fondamentali, soprattutto nei servizi educativi.
I bambini piccoli non sempre riescono a comunicare con precisione il proprio disagio. Possono diventare più stanchi, irritabili, affaticati, oppure manifestare malesseri come nausea, mal di testa o spossatezza. Per questo il personale scolastico si trova spesso a gestire non solo l’attività educativa, ma anche un’attenzione costante alle condizioni fisiche dei minori.
Il caldo, dunque, non è soltanto un fastidio. In contesti fragili o non adeguatamente attrezzati può diventare un fattore di rischio.
Nodo edifici
La questione centrale resta l’edilizia scolastica. L’Italia ha molti edifici datati, costruiti in anni in cui il tema del caldo estremo non era considerato prioritario. Oggi, però, le temperature alte arrivano prima, durano di più e colpiscono anche periodi in cui scuole ed esami sono ancora in pieno svolgimento.
Servono interventi su più livelli: climatizzazione dove necessaria, ventilazione, isolamento termico, tende esterne, alberature, cortili più ombreggiati, impianti elettrici adeguati e monitoraggio delle temperature interne.
Il rischio, altrimenti, è continuare ogni anno con la stessa sequenza: caldo intenso, proteste, ordinanze locali, uscite anticipate e soluzioni tampone.
FAQ
Perché si parla di caldo nelle scuole?
Perché l’ondata di calore di fine giugno 2026 coincide con la Maturità, con nidi e scuole dell’infanzia ancora aperti e con molti edifici scolastici privi di climatizzazione.
Quante scuole hanno l’aria condizionata?
Le stime disponibili indicano che meno di una scuola italiana su dieci dispone di sistemi di climatizzazione o ventilazione adeguati.
Le scuole sono state chiuse per il caldo?
Non c’è una chiusura nazionale. Alcuni Comuni hanno introdotto uscite anticipate o riduzioni di orario, soprattutto nei servizi 0-6 anni.
Gli studenti possono portare ventilatori alla Maturità?
Sì, i ventilatori portatili sono consentiti se non disturbano lo svolgimento delle prove e rispettano le indicazioni della scuola.
Quali sono i rischi per i bambini?
Il caldo può causare stanchezza, mal di testa, spossatezza, irritabilità e difficoltà di concentrazione. Nei bambini piccoli serve particolare attenzione perché possono comunicare il disagio con meno precisione.

Sono giornalista pubblicista laureata in letteratura e content manager con una grande passione per la scrittura






