La fotografia politica ad oggi, 23 giugno 2026, consegna un quadro meno stabile di quanto sembri a prima vista. Fratelli d’Italia resta nettamente il primo partito, il Partito Democratico mantiene la seconda posizione e il Movimento 5 Stelle rimane terza forza. Ma il vero elemento politico della settimana si muove più in basso, dentro il centrodestra: la Lega torna appena sopra Futuro Nazionale, ma il margine è minimo, appena un decimale.
Nel nuovo sondaggio diffuso il 22 giugno, FdI è al 27,7%, in calo di due decimali. Il Pd scende al 21,8%, mentre il M5S arretra al 13,2%. Cresce invece Forza Italia, che sale al 7,4%, e avanza leggermente anche Alleanza Verdi e Sinistra, al 6,6%. Poi arriva il dato politicamente più sensibile: Lega al 5,4%, Futuro Nazionale di Roberto Vannacci al 5,3%. Una distanza talmente stretta da non permettere letture definitive, ma abbastanza evidente da confermare che il nuovo partito dell’ex generale è ormai entrato stabilmente nel gioco nazionale.
Sondaggi politici oggi
Il primo dato da guardare è la tenuta di Giorgia Meloni. Fratelli d’Italia perde qualcosa, ma resta lontano dagli inseguitori. Il partito della presidente del Consiglio si mantiene sopra il 27%, con un vantaggio di quasi sei punti sul Partito Democratico.
Il Pd di Elly Schlein resta il principale partito d’opposizione, ma il calo dello 0,3% lo riporta sotto quota 22. Non è un crollo, ma è un segnale da leggere nel quadro più ampio: nelle ultime rilevazioni il centrosinistra appare competitivo come coalizione, mentre il Pd, da solo, fatica ancora a insidiare il primato di Fratelli d’Italia.
Il Movimento 5 Stelle si ferma al 13,2%. Anche qui la variazione è minima, appena -0,1%, ma il dato conferma una posizione intermedia: troppo distante dal Pd per contendere la guida dell’opposizione, ma ancora abbastanza forte da restare decisivo in qualsiasi schema di campo largo.
FdI primo partito
Fratelli d’Italia rimane il centro di gravità della politica italiana. Il 27,7% registrato è inferiore al dato di alcune medie precedenti, ma non cambia la sostanza: FdI è ancora il partito dominante.
La forza di Meloni sta proprio qui. Anche quando perde qualche decimale, il partito resta primo con margine. Il problema, però, non è tanto il rapporto con Pd e M5S. Il nodo vero è nella coalizione. Perché mentre Fratelli d’Italia resta alto, gli equilibri interni del centrodestra si stanno muovendo.
Forza Italia cresce al 7,4%, la Lega recupera leggermente ma resta al 5,4%, e Futuro Nazionale è immediatamente dietro al 5,3%. In pratica, sotto il partito della premier c’è una competizione aperta tra alleati storici, partiti moderati e nuove spinte identitarie. Ed è lì che il quadro diventa più fragile.
Pd e M5S in calo
Il centrosinistra non vive una fase lineare. Il Partito Democratico perde tre decimali e scende al 21,8%. Il Movimento 5 Stelle arretra di un decimale, al 13,2%. Singolarmente, sono movimenti piccoli. Politicamente, però, indicano che l’opposizione non capitalizza automaticamente le difficoltà o le tensioni nel centrodestra.
Il dato più interessante è che la competitività dell’area progressista emerge soprattutto quando si ragiona in termini di coalizione. Nelle medie e nelle simulazioni più recenti, il campo largo appare spesso molto vicino, e in alcuni casi leggermente avanti, rispetto al centrodestra di governo. Ma questa forza potenziale resta legata a una condizione precisa: la capacità di tenere insieme Pd, M5S, AVS e altre componenti senza trasformare l’alleanza in un equilibrio instabile.
In altre parole, il problema del centrosinistra non è solo numerico. È politico. I voti ci sono, ma vanno tenuti dentro una proposta comune.
Vannacci e Lega
Il punto più caldo resta il rapporto tra Lega e Futuro Nazionale. L’ultima rilevazione vede il Carroccio al 5,4% e il partito di Roberto Vannacci al 5,3%. La Lega resta davanti, ma di pochissimo. Una settimana prima Futuro Nazionale aveva raggiunto la Lega al 5,3%, rendendo visibile un problema che covava da tempo: l’elettorato più identitario della destra non guarda più soltanto a Salvini.
Il dato ha reso ancora più netto il tema: in quella rilevazione Futuro Nazionale era al 5,9%, davanti alla Lega al 5,8%. Anche in quel caso il margine era ridottissimo, ma il valore politico era chiaro: per la prima volta il movimento di Vannacci superava il partito da cui lo stesso Vannacci era uscito.
La crescita di Futuro Nazionale non va letta soltanto come una somma di decimali. Il punto è lo spazio politico che occupa: sicurezza, immigrazione, identità nazionale, critica alle mediazioni istituzionali, linguaggio più duro rispetto alla destra di governo. Temi che parlano a una parte dell’elettorato leghista e a settori del voto di protesta.
Forza Italia e AVS
Tra i partiti di fascia intermedia, Forza Italia registra un segnale positivo. Il partito sale al 7,4%, guadagnando lo 0,2%. È un dato importante perché conferma la presenza di un’area moderata nel centrodestra, distinta sia dalla linea più istituzionale di Fratelli d’Italia sia dalla competizione Lega-Futuro Nazionale.
Alleanza Verdi e Sinistra sale invece al 6,6%. Anche qui la crescita è minima, +0,1%, ma il dato conferma una certa solidità . AVS resta sopra la Lega e sopra Futuro Nazionale, un elemento non secondario per gli equilibri del campo progressista.
Più indietro si collocano Azione al 3,7%, Italia Viva al 2,5%, +Europa all’1,6%, Noi Moderati all’1% e Ora! all’1%. Azione e Italia Viva recuperano qualcosa, ma restano in una fascia politicamente delicata, dove ogni decimale può incidere sulla percezione di utilità del voto.
Coalizioni vicine
Guardando ai singoli partiti, Fratelli d’Italia resta davanti. Guardando alle coalizioni, il quadro cambia. Al campo largo abbiamo il 44,6% e al centrodestra il 43,8%, con Futuro Nazionale al 4,9%. Il vantaggio progressista è inferiore a un punto, quindi va letto con prudenza, ma fotografa una partita tutt’altro che chiusa.
Le due aree risulterebbero molto vicine: campo largo al 45,6%, centrodestra di governo al 44,5%. Nel dettaglio, l’istituto assegna Fratelli d’Italia al 28,6%, Pd al 22,3%, M5S al 13,2%, Forza Italia al 7,8%, Lega al 7%, AVS al 6,4% e Futuro Nazionale al 4,5%.
Il nodo è evidente: se Futuro Nazionale resta fuori dal centrodestra, può sottrarre voti decisivi alla coalizione di governo. Se entra nel centrodestra, porta consenso ma apre un problema politico con l’area più moderata. È una scelta non semplice, soprattutto per Giorgia Meloni, che deve tenere insieme identità , affidabilità internazionale e compattezza elettorale.
Indecisi e astensione
C’è poi un dato che pesa più di molti decimali: gli indecisi e gli astenuti. La quota di chi non esprime una scelta o non voterebbe arriva al 32,3%. È una fetta enorme dell’elettorato, capace di cambiare gli equilibri in modo netto nei mesi che precedono il voto.
Questo significa che nessun risultato può essere letto come definitivo. I sondaggi raccontano l’umore del momento, non l’esito delle urne. E quando quasi un elettore su tre resta fuori dalla scelta, la partita politica rimane molto più aperta di quanto sembri dalla classifica dei partiti.
Il trend nazionale
La media aggiornata conferma una linea generale simile: Fratelli d’Italia al 28,1%, Pd al 21,8%, M5S al 12,7%, Forza Italia al 7,9%, Lega al 6,6%, AVS al 6,4%, Futuro Nazionale al 4,5%, Azione al 3,1%, Italia Viva al 2,4%, +Europa all’1,5% e Noi Moderati all’1,2%. In questa lettura, Futuro Nazionale non supera la Lega, ma viene comunque indicato come partito in crescita negli ultimi trenta giorni.
La differenza tra singoli sondaggi e medie aggregate è importante. Un sondaggio settimanale può registrare scatti improvvisi, una media tende invece a smussare le oscillazioni. Proprio per questo il caso Vannacci va letto su due livelli: il sorpasso sulla Lega appare in alcune rilevazioni, mentre nelle medie il partito resta ancora sotto ma in evidente avanzata.
Cosa cambia ora
Il dato politico di giornata non è il calo di FdI, né quello del Pd o del M5S. Sono movimenti piccoli. La notizia vera è che Futuro Nazionale è ormai abbastanza vicino alla Lega da condizionare tutta la destra.
Per Salvini il problema è diretto: una parte del suo elettorato può trovare in Vannacci una proposta più netta e meno istituzionale. Per Meloni il problema è strategico: ignorare Futuro Nazionale può significare lasciare voti fuori dalla coalizione; inglobarlo può rendere più complicato parlare all’elettorato moderato e ai partner internazionali.
Per il centrosinistra, invece, la questione è diversa. I numeri mostrano una possibilità competitiva, ma soltanto se l’alleanza tiene. Il campo largo può avvicinare o superare il centrodestra nelle simulazioni, ma deve trasformare una somma di sigle in un progetto credibile.
Al momento, dunque, i sondaggi politici del 23 giugno 2026 dicono tre cose: Meloni resta prima, la Lega non è più tranquilla, Vannacci è diventato un fattore nazionale. Il resto dipenderà dalla capacità dei partiti di trasformare questi numeri in strategia.

Sono giornalista pubblicista laureata in letteratura e content manager con una grande passione per la scrittura






