Fino a ieri era una figura ai margini di questa storia. Un nome che compariva di sfuggita, sempre accanto a quello di Valentina. Poi, all’alba di lunedì, Vincenzo Esposito si è ritrovato in manette con un’accusa pesantissima: aver contribuito a sequestrare Alisya e Sarah, le figlie della sua compagna. La stessa donna che, solo poche ore prima, il suo avvocato descriveva come “un’altra vittima” di questa vicenda.
Di lui si sa poco, e va detto subito con onestà. Ma quel poco aiuta a capire come una storia raccontata per due settimane come la disperata ricerca di due ragazzine si sia trasformata, nel giro di una notte, in un’inchiesta che chiama in causa la loro stessa famiglia.
Da Torre del Greco a Minturno
L’unico dato anagrafico certo è la sua origine: Torre del Greco, la città in provincia di Napoli affacciata sul golfo. Da lì, a un certo punto, la vita lo ha portato a Minturno, nel sud del Lazio, dove vive insieme a Valentina D’Acunto. I due fanno coppia, e proprio questo legame lo ha trascinato dentro la cronaca.
Sul resto — età, lavoro, un passato qualunque — le fonti tacciono. Vincenzo non era una persona nota, non aveva alcun motivo per esserlo. È diventato un nome sui giornali solo perché stava accanto alla madre di due ragazze scomparse.
Quel viaggio del 17 maggio
C’è un episodio che, riletto adesso, assume tutt’altro peso. Il 17 maggio Valentina era andata a trovare le figlie nella casa famiglia di Civitella Alfedena. Sarebbe stata l’ultima volta che le ha viste prima che sparissero. E ad accompagnarla, in quella visita, c’era proprio Vincenzo. “Ha scaricato la macchina”, aveva raccontato l’avvocato Enrico Mastantuono, descrivendolo come una presenza di supporto, niente di più.
Lo stesso legale, fino a poche ore prima dell’arresto, lo difendeva senza esitazioni: “Lui è un’altra vittima, sarà un’altra costituenda parte civile in tutta questa storia”. Parole che oggi suonano in netto contrasto con la posizione in cui Vincenzo si è ritrovato.
L’arresto all’alba e l’accusa di sequestro
Tutto è cambiato nella notte tra domenica e lunedì. Dopo che Sarah e Alisya erano state ritrovate vive a Formia, in un appartamento a poca distanza dalla casa della madre, gli investigatori hanno stretto il cerchio. All’alba di lunedì 22 giugno, intorno alle cinque, è scattato il blitz dei carabinieri.
In carcere sono finiti in tre: Valentina D’Acunto, suo padre Marco e, appunto, Vincenzo Esposito. Per tutti la stessa accusa, sequestro di persona aggravato in concorso. Interrogato per l’intera notte dal procuratore di Sulmona Luciano D’Angelo, Vincenzo è stato poi trasferito nel carcere di Sulmona, lo stesso dove è stato portato il nonno delle ragazze, mentre Valentina è stata condotta a Teramo.
Ora la palla passa al giudice. Entro 48 ore la Procura dovrà chiedere la convalida del fermo, e in quel passaggio gli indagati potranno far valere le proprie ragioni. Perché è bene ricordarlo: Vincenzo Esposito, come gli altri due, è un indagato sottoposto a fermo, non una persona condannata. Sarà la magistratura a stabilire quale sia stato davvero il suo ruolo — se ne ha avuto uno — in questa storia.
Una vicenda ancora tutta da chiarire
Il padre delle ragazze, Stefano Di Giacinto, non è coinvolto negli arresti: è anzi colui che aveva sempre sostenuto che le figlie non fossero scappate da sole. Le sorelle, intanto, sono al sicuro in una località protetta.
Restano aperti gli interrogativi più difficili: chi ha materialmente accompagnato le ragazze fino a Formia, quante persone sapevano del nascondiglio, e per quanto tempo era stato pianificato tutto. Su questi punti gli inquirenti stanno ancora lavorando, e il ruolo di ciascuno dei tre fermati dovrà essere ricostruito pezzo per pezzo. Per Vincenzo Esposito, da comprimario silenzioso a indagato per sequestro, il cambio di scena non potrebbe essere stato più brusco.
Domande frequenti
Chi è Vincenzo Esposito?
È il compagno di Valentina D’Acunto, madre delle sorelline Alisya e Sarah Di Giacinto. È originario di Torre del Greco e vive a Minturno insieme alla compagna.
Perché è stato arrestato?
È stato fermato il 22 giugno con l’accusa di sequestro di persona aggravato in concorso, insieme a Valentina D’Acunto e al padre di lei, dopo il ritrovamento delle due ragazze a Formia.
Che ruolo aveva nella vicenda?
Fino all’arresto il suo ruolo era marginale: aveva accompagnato Valentina nell’ultima visita alle figlie, il 17 maggio. Gli investigatori stanno ora ricostruendo il suo eventuale coinvolgimento nella fuga.
Dove si trova ora?
È stato trasferito nel carcere di Sulmona. Entro 48 ore la Procura chiederà al giudice la convalida del fermo.
Il padre delle ragazze è coinvolto?
No. Stefano Di Giacinto non è tra gli arrestati. Gli arresti hanno riguardato la madre, il suo compagno e il nonno materno.

“Head Staff”, giornalista pubblicista laureata in letteratura, amo scrivere e apprendere costantemente cose nuove. Trovo che il mestiere del giornalista sia uno dei più affascinanti che esistano. Ti consente di apprendere, di conoscere il mondo, farti conoscere e di entrare in simbiosi con il lettore






