Per due settimane è stata la mamma che cercava le sue bambine. Quella delle lettere aperte, degli appelli in tv, del “voglio solo ritrovarle” ripetuto agli avvocati. Poi, nel giro di una notte, tutto si è capovolto. All’alba di lunedì 22 giugno Valentina D’Acunto è finita in carcere a Teramo, con l’accusa di aver sequestrato le sue stesse figlie. La storia delle sorelline scomparse a Civitella Alfedena, che ha tenuto l’Italia col fiato sospeso, si è chiusa con un colpo di scena che pochi avevano messo in conto.
Ma facciamo un passo indietro, perché per capire come si è arrivati qui serve ricostruire tutto dall’inizio.
Chi è Valentina D’Acunto
Valentina D’Acunto è la madre di Sarah e Alisya Di Giacinto, le due sorelle di 12 e 16 anni di cui per quindici giorni si erano perse le tracce. Vive nella zona tra Minturno e Formia, in provincia di Latina. Dal 2021 è separata da Stefano Di Giacinto, il padre delle ragazze, e i rapporti tra i due ex coniugi vengono descritti da tutte le cronache come fortemente conflittuali. Accanto a lei, in questa vicenda, due figure che oggi condividono la stessa accusa: il compagno Vincenzo Esposito e il padre di Valentina, Marco D’Acunto, nonno delle bambine.
Un dettaglio pesa su tutta la storia. Le due sorelle non vivevano con i genitori. Da circa due anni erano ospiti di una comunità educativa, la “Ofh Hope” di Civitella Alfedena, un piccolo borgo dell’Aquilano circondato dai boschi dell’Appennino. Erano finite lì dopo che il tribunale aveva deciso di sospendere la responsabilità genitoriale di entrambi i genitori, proprio per via di quella conflittualità che li opponeva. A fine maggio qualcosa si era mosso: il padre aveva ottenuto un provvedimento che gli restituiva la responsabilità sulle figlie.
Pochi giorni dopo, le ragazze sono sparite.
La notte della fuga
È la notte tra il 6 e il 7 giugno quando Sarah e Alisya lasciano la casa famiglia. Lo fanno, secondo gli investigatori, passando da una finestra rotta, per poi imboccare il sentiero che dalla struttura porta verso la Camosciara. Da lì, il nulla.
C’è un particolare che fin da subito ha fatto pensare a una partenza tutt’altro che improvvisata: prima di andarsene, le due avevano fatto sparire trucchi e vestiti, portando tutto con sé. Non la fuga impulsiva di due adolescenti, insomma, ma qualcosa di preparato. E soprattutto resta una domanda difficile da spiegare: come hanno fatto due ragazzine a percorrere oltre 110 chilometri, dall’entroterra abruzzese fino a Formia, senza che nessuno le notasse? L’ipotesi che si è imposta è che qualcuno le aspettasse fuori dalla struttura, pronto ad accompagnarle in auto.
L’appello della madre e i giorni dell’attesa
Nei giorni successivi, Valentina D’Acunto si è presentata all’opinione pubblica come una madre disperata. Tramite i suoi legali ha raccontato di aver scoperto la scomparsa quasi per caso: nessuno della struttura l’avrebbe avvertita, e avrebbe saputo tutto solo quando, il 7 giugno verso mezzogiorno, un carabiniere si è presentato a casa sua a cercare le figlie. “È rimasta attonita”, aveva riferito l’avvocato Enrico Mastantuono. Quello stesso giorno aveva sporto denuncia per sottrazione di minori.
Poi una lettera aperta, parole nette: “Voglio solo trovarle. Aiutateci a trovarle, questa è l’unica cosa che conta“. E mentre il padre Stefano si diceva fiducioso — “il mio cuore mi dice che stanno bene” — lei sembrava spegnersi giorno dopo giorno. A poche ore dal ritrovamento aveva confidato al suo avvocato una frase che oggi suona in modo diverso: “Temo siano morte. È impossibile che, se sono ancora vive, non abbiano trovato il modo di tornare da me”.
Il ritrovamento a Formia
La svolta arriva nella serata di domenica 21 giugno. Intorno alle 21.30 i carabinieri ritrovano Sarah e Alisya vive e in buone condizioni a Formia, nel quartiere popolare di Rio Fresco. Erano in un appartamento di proprietà di un parente materno, a poca distanza dalla casa della loro madre. Ad ospitarle, un’anziana di circa ottant’anni che le ragazze chiamavano “zia”.
A far scattare il blitz sarebbe stata la decisione di un familiare che, messo alle strette dagli inquirenti e spaventato dalle possibili conseguenze, avrebbe indicato il nascondiglio. Quando le due sorelle sono uscite dall’edificio, dal condominio si è alzato un applauso. Il padre, raggiunta la caserma per riabbracciarle, è stato colto da un malore ed è finito in ospedale. “Si inizia una nuova vita, si riparte da zero”, ha scritto poco dopo su Facebook.
Dall’appello al carcere: l’accusa di sequestro
Ed è qui che la storia cambia volto. All’alba di lunedì 22 giugno, intorno alle cinque, una trentina di carabinieri tra divise e abiti civili, affiancati dai reparti speciali, ha fatto scattare i fermi. In manette sono finiti proprio la madre, il suo compagno Vincenzo Esposito e il nonno Marco D’Acunto. L’accusa, per tutti e tre, è sequestro di persona aggravato in concorso.
I tre sono stati interrogati per l’intera notte negli uffici del procuratore capo di Sulmona, Luciano D’Angelo, che coordina le indagini insieme al collega di Cassino, Carlo Fucci. Al termine, il trasferimento in carcere: Valentina D’Acunto è stata portata a Teramo, mentre il compagno e il padre sono finiti nella casa circondariale di Sulmona. Entro 48 ore la Procura dovrà chiedere al giudice la convalida dei fermi, e in quelle ore gli indagati potranno far valere le proprie difese.
Sul ruolo concreto di ciascuno gli inquirenti restano per ora cauti. “Sicuramente non ce le hanno regalate”, si sono limitati a dire, lasciando intendere che dietro l’allontanamento ci sia stata un’organizzazione. Un elemento su cui si lavora arriva dal fidanzato diciottenne di Alisya, ascoltato a lungo e non indagato: il giovane avrebbe riferito che la ragazza gli aveva scritto di essere stata portata via “anche con la forza”. Tutto da verificare, ma è un tassello che pesa.
Cosa succede ora
Le due sorelle, intanto, sono state messe al sicuro. Trasferite in una località protetta, sono state affidate alla tutela del sindaco di Minturno in attesa delle decisioni dell’autorità giudiziaria, con l’ipotesi di una nuova sistemazione nel circondario di Cassino. Lo stesso procuratore D’Angelo le ha sentite al telefono per tranquillizzarle.
I dettagli dell’operazione sono attesi nella conferenza stampa convocata in Procura a Sulmona. Restano aperti gli interrogativi più scomodi: chi ha materialmente accompagnato le ragazze fino a Formia, quante persone sapevano, e quanto a lungo era stato pianificato tutto. Va ricordato, perché conta, che gli indagati sono presunti innocenti fino a sentenza definitiva, e che il fermo non equivale a una condanna.
Quel che è certo è che una storia raccontata per giorni come la scomparsa di due ragazzine si è trasformata, nello spazio di una notte, in un’inchiesta che chiama in causa la loro stessa famiglia.
Domande frequenti
Chi è Valentina D’Acunto?
È la madre di Sarah e Alisya Di Giacinto, le sorelle di 12 e 16 anni scomparse il 7 giugno dalla casa famiglia di Civitella Alfedena. Vive tra Minturno e Formia, è separata dal padre delle ragazze dal 2021 ed è stata arrestata il 22 giugno con l’accusa di sequestro di persona.
Perché le figlie erano in una casa famiglia?
Le due minori erano state inserite in una comunità educativa dopo che il tribunale aveva sospeso la responsabilità genitoriale di entrambi i genitori, nell’ambito del conflitto tra gli ex coniugi. A fine maggio il padre aveva ottenuto il ripristino della responsabilità genitoriale.
Dove sono state ritrovate Sarah e Alisya?
A Formia, in provincia di Latina, nel quartiere Rio Fresco, in un appartamento di un parente materno vicino alla casa della madre. Erano ospitate da un’anziana che le ragazze chiamavano “zia”.
Di cosa è accusata Valentina D’Acunto?
Di sequestro di persona aggravato in concorso, insieme al compagno Vincenzo Esposito e al padre Marco D’Acunto. È in carcere a Teramo, gli altri due a Sulmona.
Le ragazze stanno bene?
Sì, sono state ritrovate in buone condizioni di salute e trasferite in una località protetta, affidate alla tutela delle autorità in attesa delle decisioni della magistratura.

“Head Staff”, giornalista pubblicista laureata in letteratura, amo scrivere e apprendere costantemente cose nuove. Trovo che il mestiere del giornalista sia uno dei più affascinanti che esistano. Ti consente di apprendere, di conoscere il mondo, farti conoscere e di entrare in simbiosi con il lettore






