Chi è Stefano Di Giacinto, il papà delle sorelline scomparse: l’ex militare che non ha mai smesso di cercare Alisya e Sarah

Serena Comito

Chi è Stefano Di Giacinto, il papà delle sorelline scomparse: l'ex militare che non ha mai smesso di cercare Alisya e Sarah

C’è una frase che ha scritto su Facebook nel momento esatto in cui ha saputo che le sue bambine erano salve. Cinque parole, più o meno: “Dieci anni di battaglie con lieto fine”. E in quelle cinque parole c’è tutto. C’è la stanchezza, c’è il sollievo, c’è una guerra lunghissima che sembrava non dovesse finire mai. Stefano Di Giacinto, il padre di Alisya e Sarah Di Giacinto, le sorelline scomparse da Civitella Alfedena e poi ritrovate a Formia, ha passato due settimane a non dormire. E quando finalmente è arrivata la notizia buona, il fisico gli ha ceduto: malore, ambulanza, ospedale.

Ora che le ragazze sono di nuovo al sicuro e che la madre, il suo compagno e il nonno sono finiti in carcere con l’accusa di averle sequestrate, tocca capire chi è quest’uomo che fin dal primo giorno ha ripetuto sempre la stessa cosa. Una sola. Le mie figlie non sono scappate da sole.

Prima del caso: l’Esercito, poi i supermercati

Togliamo subito l’etichetta. Prima di diventare “il papà delle sorelline scomparse in Abruzzo”, Stefano era un uomo qualunque del sud pontino. Un passato sotto le armi: ex militare dell’Esercito italiano. Poi il congedo e una nuova vita nel commercio. Oggi manda avanti alcuni supermercati a Minturno, in provincia di Latina, insieme alla sua compagna attuale.

Sull’età non c’è accordo tra le testate — chi scrive 45 anni, chi 39 — e la cosa la dice lunga su quanto, di lui, si sappia davvero poco fino a ieri. Perché Stefano non era un personaggio pubblico. Lo è diventato suo malgrado, trascinato dentro una storia che gli ha portato via le figlie molto prima di questa fuga.

Sette anni di case famiglia e una separazione che non finiva mai

Il nodo di tutto sta nella fine del matrimonio con Valentina D’Acunto. Niente di pacifico: una causa di divorzio durata circa sette anni, un logorio che, come succede sempre in questi casi, è ricaduto soprattutto sulle bambine.

E Alisya e Sarah il conto l’hanno pagato eccome. Da anni non vivevano né con il padre né con la madre. Erano state collocate in strutture protette, e da lì era cominciata una peregrinazione che le aveva portate, dal 2023, a cambiare più di una comunità. Per un certo periodo le avevano addirittura separate: la piccola Sarah in una struttura con altre coetanee, Alisya a Civitella Alfedena. Solo da circa un anno le due sorelle erano tornate insieme, in quel borgo dell’Aquilano di nemmeno trecento anime, infilato dentro il Parco nazionale d’Abruzzo, tra boschi di lupi, cervi e orsi. Durante la causa, la responsabilità genitoriale era stata sospesa a entrambi i genitori.

La data che ha cambiato tutto: 28 maggio

Gli investigatori la cerchiano in rosso. Il 28 maggio 2026 il Tribunale ha restituito a Stefano Di Giacinto la responsabilità genitoriale, facendo invece decadere la patria potestà della madre. Da quel giorno, sulla carta, era lui l’unico genitore che poteva occuparsi delle ragazze.

Pochi giorni dopo, nella notte tra il 6 e il 7 giugno, Alisya e Sarah svaniscono dalla casa famiglia. Una coincidenza che ha messo in moto il sospetto più ovvio: che la scomparsa delle sorelline fosse legata proprio a quel verdetto. Il padre, però, una cosa l’ha sempre esclusa con forza — che le figlie fossero fuggite da sole. “Le ha prese qualcuno che loro conoscono”, ha detto andando a denunciare, “diversamente non sarebbero mai andate”. E ribadiva che le ragazze, secondo lui, si stavano riavvicinando, dopo anni complicati.

“Non è vero che non mi volevano vedere”

Questa è la ferita che più gli ha bruciato. In tanti, sui social, avevano dato per scontato che le due fossero scappate per scappare da lui. Una narrazione che Stefano ha rispedito al mittente senza giri di parole.

“Non è vero che Alisya e Sarah non mi volevano né vedere né sentire”, ha detto davanti alle telecamere, appena arrivato a Civitella Alfedena. E raccontava dei messaggi ricevuti su WhatsApp pochi giorni prima della sparizione, quando le figlie gli scrivevano come era andata la giornata. La più grande, Alisya, in quegli ultimi scambi gli era sembrata “molto tranquilla”. Erano i giorni in cui non chiudeva occhio, passava le notti sveglio con la mente sempre lì, e lo stress gli aveva fatto venire perfino una forma di psoriasi sulla pelle. Un padre che si stava consumando, insomma.

La battaglia contro la casa famiglia

Sul piano legale Stefano, assistito dall’avvocato Francesco Riccardi, non è stato a guardare. Ha presentato una denuncia contro la comunità “Ofh-Hope” e contro i servizi sociali, depositandola sia in Procura a Sulmona sia al Tribunale per i Minorenni dell’Aquila.

Quello che contestava era la sicurezza della struttura: la presunta assenza di allarmi e di videosorveglianza, e soprattutto i tempi con cui era stata avvisata la famiglia della scomparsa. “L’obiettivo è accertare eventuali responsabilità, in particolare possibili casi di imperizia o negligenza nella custodia e nella vigilanza delle mie figlie”, aveva spiegato il suo legale. Da quell’esposto è nato un fascicolo per abbandono di minore a carico dei responsabili della comunità. E Riccardi, fin dall’inizio, aveva messo il dito nella piaga: “Si è perso tempo prezioso, soprattutto nelle prime ore”.

Il malore e quella corsa a mezzanotte

Poi arriva domenica 21 giugno. La notizia che tutti aspettavano: Sarah e Alisya ritrovate vive a Formia, in un appartamento a pochi passi dalla casa della madre. E proprio in quel momento, dopo due settimane di tensione assoluta, il corpo di Stefano si arrende. Un malore, il ricovero in ospedale.

Ma è un uomo che non sta fermo. Si rimette in piedi e a mezzanotte è già lì, dove ci sono le sue figlie. “È finito un incubo che durava da troppi giorni”, dice appena sceso dall’auto. “Mi ha ceduto un po’ il fisico, ma ora mi sono ripreso. Mi auguro che la legge faccia il suo corso, che possano vivere la loro vita felicemente e liberamente.” Il suo avvocato, accanto a lui, riassume quelle ore con una frase che resta: “Le abbiamo salvate per la seconda volta”. Un misto di gioia e di rabbia, dice. Si capisce.

Le parole alle figlie e l’inizio di un’altra storia

Su Facebook, lo stesso posto dove in queste settimane aveva lanciato appelli e condiviso le foto delle bambine, Stefano ha scritto il messaggio che chiude un capitolo e ne apre un altro. “Alisya e Sarah sono sane e salve dopo due settimane terribili fatte di ansia e preoccupazione, ma mai ho pensato in negativo. Si inizia una nuova vita, si riparte da zero.” E ancora: “Diamo tempo alle ragazze di riprendersi gli anni che qualcuno ha negato loro di potersi godere. Papà c’è. Vi amo.”

Poi un pensiero rivolto direttamente a loro, quella notte: “Alisya e Sarah, papà ha lottato sempre per voi e adesso è arrivato il vostro momento. Ora dovete essere più forti di prima. Vi aiuterò con tutte le mie forze.”

Mentre lui riabbraccia le figlie, dall’altra parte di questa storia la madre Valentina D’Acunto, il compagno Vincenzo Esposito e il nonno Marco D’Acunto sono finiti in carcere, accusati di sequestro di persona aggravato in concorso. Vale per tutti, va detto con chiarezza, la presunzione di innocenza: sarà la magistratura a ricostruire come sono andate davvero le cose. Ma per Stefano Di Giacinto, dopo dieci anni passati tra tribunali e case famiglia, conta soprattutto una cosa, semplice e enorme: le sue bambine sono tornate.

Domande frequenti

Chi è Stefano Di Giacinto?
È il padre di Alisya e Sarah, le sorelle di 16 e 12 anni scomparse dalla casa famiglia di Civitella Alfedena. Ex militare dell’Esercito italiano, oggi gestisce alcuni supermercati a Minturno, in provincia di Latina.

Perché le sue figlie vivevano in una casa famiglia?
A causa di una separazione molto conflittuale, durata circa sette anni, le due ragazze erano state collocate in strutture protette. Durante la causa la responsabilità genitoriale era stata sospesa a entrambi i genitori.

Cosa è cambiato il 28 maggio?
Quel giorno il Tribunale ha restituito la responsabilità genitoriale al solo padre, facendo decadere la patria potestà della madre. Pochi giorni dopo le sorelle sono scomparse.

Stefano Di Giacinto è coinvolto nel sequestro?
No. Gli arresti hanno riguardato la madre delle ragazze, il suo compagno e il nonno materno. Il padre aveva invece denunciato la casa famiglia per presunta negligenza nella vigilanza.

Come ha reagito quando ha saputo del ritrovamento?
Ha avuto un malore ed è stato portato in ospedale, riprendendosi dopo poche ore. A mezzanotte ha raggiunto le figlie, parlando della fine di “un incubo durato troppi giorni”.