Non si possono spiegare certe assenze, si vivono, si affrontano e un po’, ci si rassegna: la scomparsa di Maurizio Urbani sta raccogliendo tutti i musicisti e gli appassionati, si quelli che l’hanno vissuto, sia chi l’ha solo ascoltato e apprezzato.
Pillole di Massimo Urbani
Fratello minore del compianto Massimo, figura leggendaria del jazz europeo, Maurizio aveva saputo costruire una propria identità musicale. Da sempre però distinguendosi per sensibilità interpretativa, tecnica e una profonda conoscenza del linguaggio. Pur portando un cognome importante, non ha mai vissuto all’ombra della storia familiare, anzi. Ha saputo conquistarsi il rispetto dell’ambiente grazie al talento e alla serietà professionale.
Una carriera di tutto rispetto
Nel corso della sua lunga carriera ha collaborato con alcuni dei nomi più prestigiosi del campo, mica roba da poco. Sia nel jazz internazionale chee italiano. Dai progetti condivisi con il fratello alle esibizioni accanto ad artisti del calibro di Chet Baker, David Liebman, Enrico Rava, Giovanni Tommaso e Luca Flores. Insomma, un percorso artistico segnato da incontri che hanno contribuito a scrivere pagine significative della musica contemporanea.
Per l’onore di due grandi jazzisti
C’è chi lo ha amato e chi si è limitato a lavorarci assieme, eppure tutti ne condividono il ricordo di un uomo, prima di un musicista. Discreto, appassionato e profondamente legato alla profondità delle note. Maurizio ha dedicato la propria vita alla ricerca sonora e all’espressione artistica, mantenendo sempre vivo quel dialogo autentico tra tecnica ed emozione. La sola cosa che caratterizza i grandi interpreti.
Particolarmente toccante è la decisione della Fondazione Musica per Roma. La bellissima iniziativa vede la trasformazione della prossima data di esibizione alla Casa del Jazz, il 22 di questo mese, in un tributo dedicato a Massimo e Maurizio. I fratelli Urbani. Un gesto che testimonia l’affetto e la stima di cui godeva all’interno della comunità musicale. Proprio quello che permetterà a colleghi e appassionati di ricordarlo attraverso ciò che ha amato più di ogni altra cosa: la musica.
Una mancanza che riecheggerà nelle radio
E’ una morte che porta con sé un pezzo di storia, una voce autorevole e autentica. Restano le registrazioni, i concerti, le collaborazioni e soprattutto i ricordi. Quelli che ci descrivono un artista che ha attraversato decenni di storia musicale lasciando un’impronta discreta ma profonda. Un’eredità che continuerà a vivere nelle note e nella memoria di chi ha avuto la fortuna di ascoltarlo.

Tedesco Giorgia, classe ’95.
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