Quando scade l’IMU 2026: le date dell’acconto e del saldo, chi paga e chi è esente

Serena Comito

Quando scade l'IMU 2026: le date dell'acconto e del saldo, chi paga e chi è esente

Torna l’appuntamento che nessun proprietario di immobili guarda con piacere. L’IMU, l’imposta municipale sulla casa, batte cassa due volte l’anno, e in tanti in queste settimane si fanno la stessa domanda: quando scade l’IMU 2026? Le date ci sono, fissate dalla legge e identiche a quelle degli ultimi anni. Ma intorno a quelle due scadenze ruotano calcoli, esenzioni e qualche regola che conviene avere chiara prima di sedersi davanti all’F24. Vediamo tutto con calma.

Quando scade l’IMU 2026: le due date da segnare

Partiamo dal punto che interessa di più. L’acconto IMU 2026 scade martedì 16 giugno, il saldo mercoledì 16 dicembre. Sono le due tappe in cui si divide il pagamento dell’imposta, da versare al Comune tramite modello F24, in banca o alla posta.

Quest’anno entrambe le date cadono in giorno feriale, quindi niente proroghe automatiche. Vale la pena ricordarlo: se la scadenza fosse caduta di sabato o di festivo, il termine sarebbe slittato al primo giorno lavorativo utile. Ma non è il caso del 2026, dove le date restano quelle, nere su bianco.

Una possibilità che pochi sfruttano ma che esiste: si può pagare tutto in un’unica soluzione entro il 16 giugno, saltando la seconda rata. La maggior parte dei contribuenti, però, preferisce spalmare l’imposta nelle due tranche classiche.

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Come funziona l’acconto di giugno

C’è un motivo se l’acconto e il saldo seguono regole diverse, e va spiegato. La prima rata corrisponde al 50% dell’imposta annua, calcolata con le aliquote dell’anno precedente, cioè quelle deliberate nel 2025. La logica è semplice: a giugno molti Comuni non hanno ancora approvato le nuove aliquote per l’anno in corso, quindi per l’acconto ci si appoggia a quelle vecchie.

Il conguaglio arriva con il saldo di dicembre. A quel punto i Comuni hanno già deliberato le aliquote definitive del 2026, e la seconda rata serve proprio a mettere i conti in pari. Se le nuove aliquote sono salite rispetto al 2025, il saldo sarà più salato; se sono rimaste uguali, le due rate si equivalgono.

Su questo punto c’è una scadenza che riguarda i Comuni più che i cittadini, ma che pesa sul portafoglio finale: dal 2025 le amministrazioni sono obbligate a pubblicare le aliquote tramite il prospetto ministeriale entro metà ottobre. Se non lo fanno nei termini, scattano automaticamente le aliquote base.

Chi deve pagare l’IMU

Qui si gioca la differenza tra chi tira un sospiro di sollievo e chi deve mettere mano al portafoglio. L’IMU si paga sul possesso degli immobili, e tocca a chi possiede una seconda casa, un’abitazione di lusso anche se prima casa, un negozio, un ufficio, un capannone, un terreno agricolo o un’area edificabile.

A versarla è il proprietario, oppure il titolare di un diritto reale di godimento: usufrutto, uso, abitazione, enfiteusi. Un dettaglio non da poco: l’imposta è legata al possesso effettivo, quindi va riproporzionata sia in base alla percentuale di proprietà sia ai mesi dell’anno in cui si è detenuto l’immobile. La regola dei 15 giorni è quella che conta: un mese si considera intero solo se il possesso ha superato la metà del mese. Chi ha comprato casa a maggio, per intenderci, pagherà solo per i mesi effettivi.

Chi è esente: la prima casa resta fuori

E veniamo alla notizia che mette di buon umore la maggior parte degli italiani. L’abitazione principale non paga l’IMU. La prima casa, quella dove si ha la residenza e si vive abitualmente, è esente insieme alle sue pertinenze, cioè garage e cantina.

C’è un’eccezione, però, e va detta chiaramente: se la prima casa rientra nelle categorie catastali di lusso, A/1, A/8 e A/9 (cioè abitazioni signorili, ville e castelli), allora l’imposta torna a essere dovuta anche sull’abitazione principale.

Oltre alla prima casa, la legge conferma una serie di altre esenzioni: la casa assegnata all’ex coniuge dopo la separazione, gli alloggi sociali, gli immobili del personale delle forze dell’ordine. Resta valida anche la doppia esenzione per i coniugi con residenza e domicilio in due abitazioni diverse. E la legge di bilancio 2026 ha lasciato ai Comuni la facoltà di ridurre o azzerare l’imposta sugli immobili resi inagibili da calamità naturali o eventi eccezionali.

Come si calcola l’IMU

Il conteggio non è dei più immediati, ma la formula di base è sempre la stessa. Si parte dalla rendita catastale dell’immobile, la si rivaluta del 5%, si moltiplica per il coefficiente catastale della categoria (160 per le abitazioni civili in A/2, A/3, A/4, A/5 e A/6) e infine si applica l’aliquota stabilita dal Comune.

Un esempio rende tutto più digeribile. Prendiamo una seconda casa in categoria A/2 con rendita catastale di 700 euro. Rivalutata del 5% diventa 735 euro; moltiplicata per 160 dà una base imponibile di 117.600 euro. Applicando un’aliquota dell’1,06%, l’IMU annua è di circa 1.246 euro, da versare in due rate da 623 euro l’una. Cifre che ovviamente cambiano a seconda della rendita e dell’aliquota del proprio Comune, ma il meccanismo è quello.

Come pagare e cosa rischia chi è in ritardo

Il pagamento si effettua con il modello F24, compilando la sezione dedicata all’IMU con il codice catastale del Comune e i codici tributo corretti, distinti per tipologia di immobile. In alternativa si può usare il bollettino postale. Attenzione a inserire sempre il numero di immobili e l’anno di riferimento, in questo caso il 2026: un errore in quei campi può mandare il pagamento nel limbo burocratico.

Chi sfora le scadenze va incontro a sanzioni e interessi, anche per un ritardo di pochi giorni. Per il 2026 il tasso di interesse legale è fissato all’1,60% annuo, da calcolare sui giorni di ritardo effettivo. Esiste comunque il ravvedimento operoso, che permette di sanare la posizione pagando una sanzione ridotta, tanto più contenuta quanto prima si rimedia.

Domande frequenti sulla scadenza IMU 2026

Quando scade l’acconto IMU 2026?
L’acconto va versato entro martedì 16 giugno 2026 ed è pari al 50% dell’imposta annua, calcolato con le aliquote del 2025.

Quando scade il saldo IMU 2026?
Il saldo si paga entro mercoledì 16 dicembre 2026 e funziona da conguaglio, calcolato sulle aliquote definitive approvate dal Comune per l’anno in corso.

Si paga l’IMU sulla prima casa?
No, l’abitazione principale e le sue pertinenze sono esenti, a meno che non si tratti di un immobile di lusso nelle categorie catastali A/1, A/8 e A/9.

Chi deve pagare l’IMU?
La pagano i proprietari di seconde case, immobili di lusso, negozi, uffici, capannoni, terreni agricoli e aree edificabili, oppure i titolari di diritti reali come usufrutto o uso.

Si può pagare l’IMU in un’unica soluzione?
Sì, è possibile versare l’intero importo annuale entro il 16 giugno, senza attendere la seconda rata di dicembre.

Cosa succede se si paga l’IMU in ritardo?
Scattano sanzioni e interessi legali, fissati per il 2026 all’1,60% annuo. È però possibile regolarizzare con il ravvedimento operoso, che riduce la sanzione tanto più si paga in fretta.