Il suo nome completo è Murray Seafield St George Head ed è un cantante, attore e musicista britannico nato a Londra il 5 marzo 1946. Oggi 80enne nelle ultime ore il suo nome è tornato al centro delle ricerche per un motivo doloroso. E’ il fratello maggiore di Anthony Head, l’attore di Buffy l’ammazzavampiri e Ted Lasso morto a 72 anni per complicazioni legate a una polmonite.
Ma ridurre Murray Head a “fratello di” sarebbe davvero poco. Perché lui, molto prima che Anthony diventasse Rupert Giles in Buffy, aveva già lasciato un segno enorme nella musica e nel cinema. È stato la voce di One Night in Bangkok, brano diventato un successo internazionale negli anni Ottanta, e prima ancora aveva interpretato Giuda in Jesus Christ Superstar, ruolo che lo ha fatto conoscere a un pubblico larghissimo.
Una vita sul palco, insomma. Ma anche sul set, tra film d’autore, musical, dischi, tournée e una popolarità curiosa: britannico di nascita, amatissimo soprattutto in Francia.
Età, origini e famiglia
Murray Head nasce in una famiglia dove l’arte era praticamente di casa. Il padre, Seafield Head, era un documentarista e produttore, mentre la madre, Helen Shingler, era attrice. Non stupisce, quindi, che sia Murray sia Anthony abbiano poi scelto strade legate allo spettacolo.
Il fratello minore Anthony Stewart Head era nato nel 1954 a Camden, Londra. Tra i due c’erano otto anni di differenza. Anthony è diventato celebre nel mondo per il ruolo di Rupert Giles, il bibliotecario e mentore di Buffy nella serie cult con Sarah Michelle Gellar, e più di recente per Rupert Mannion in Ted Lasso.
Murray, invece, aveva iniziato prima. Giovanissimo, già vicino alla musica e alla recitazione, ha costruito una carriera meno televisiva e più trasversale: cinema, teatro musicale, album, concerti, canzoni diventate classici. Due fratelli, due percorsi diversi, ma lo stesso imprinting familiare.
Il fratello Anthony Head
La morte di Anthony Head ha inevitabilmente riportato attenzione anche su Murray. Anthony è scomparso dopo una carriera lunga e molto amata, lasciando due figlie, Emily Head e Daisy Head, entrambe attrici.
Per il pubblico internazionale Anthony resterà soprattutto Giles di Buffy, ma aveva lavorato anche in Merlin, Little Britain, The Iron Lady, The Inbetweeners Movie, Bridgerton e Ted Lasso. Un volto riconoscibile, una voce elegante, quel modo tutto suo di stare in scena senza mai sembrare sopra le righe.
Murray Head è dunque il fratello maggiore dell’attore appena scomparso. Ed è proprio questo legame familiare che oggi incuriosisce molti: chi è l’altro Head famoso? Che carriera ha avuto? E perché il suo nome è così importante nella musica?
Carriera da attore
Prima ancora del successo musicale mondiale, Murray Head si fa notare come attore. Negli anni Sessanta entra nel cinema britannico e nel 1966 appare in The Family Way, film diretto da Roy Boulting.
Il passaggio più importante arriva però nel 1971 con Sunday Bloody Sunday, diretto da John Schlesinger. Nel film interpreta Bob Elkin, giovane artista al centro di un triangolo sentimentale complesso. Una pellicola coraggiosa per l’epoca, premiata e candidata agli Oscar, che ancora oggi viene ricordata come uno dei titoli più significativi del cinema britannico dei primi anni Settanta.
Murray non ha mai abbandonato del tutto la recitazione. Ha alternato ruoli davanti alla macchina da presa a progetti musicali, seguendo una traiettoria meno commerciale e molto personale. Non il classico divo costruito a tavolino, piuttosto un artista difficile da incasellare.
Jesus Christ Superstar
Il primo grande colpo musicale arriva con Jesus Christ Superstar. Murray Head interpreta Giuda Iscariota nell’opera rock firmata da Andrew Lloyd Webber e Tim Rice. Il brano Superstar, inciso con i Trinidad Singers, diventa uno dei momenti più riconoscibili dell’intero progetto.
E qui c’è un dettaglio non da poco: Murray Head non era semplicemente “uno dei cantanti” del musical. Con quella voce ruvida, teatrale, intensa, ha contribuito a dare forma a un personaggio complicato, tormentato, molto più umano di quanto spesso venga raccontato.
È uno di quei ruoli che ti restano addosso. E infatti, ancora oggi, quando si parla delle origini di Jesus Christ Superstar, il nome di Murray Head torna subito fuori.
One Night in Bangkok
Per il grande pubblico, però, Murray Head resta soprattutto la voce di One Night in Bangkok. Il brano esce negli anni Ottanta ed è tratto dal musical Chess, scritto da Tim Rice insieme a Benny Andersson e Björn Ulvaeus degli ABBA.
La canzone ha un andamento particolarissimo: metà racconto parlato, metà ritornello pop, con un’atmosfera esotica e teatrale che all’epoca bucò subito la radio. Non era il classico singolo facile, eppure funzionò. Eccome se funzionò.
One Night in Bangkok arrivò ai vertici delle classifiche in diversi Paesi e divenne il brano più riconoscibile di Murray Head. Ancora oggi basta l’attacco per riportare alla mente un’intera epoca: sintetizzatori, musical pop, videoclip, anni Ottanta pieni di sperimentazioni.
Non è curioso? Un artista britannico, legato al teatro musicale, diventato immortale grazie a una canzone su Bangkok scritta da due membri degli ABBA e da Tim Rice. Una combinazione improbabile, ma perfetta.
Canzoni famose
Oltre a One Night in Bangkok e Superstar, nella carriera di Murray Head c’è un altro brano amatissimo: Say It Ain’t So, Joe. Uscito negli anni Settanta, è diventato uno dei pezzi più intensi del suo repertorio.
La canzone ha avuto un destino particolare. In molti l’hanno ascoltata come una ballata malinconica, quasi romantica, ma il testo aveva un peso politico e morale più profondo. Murray Head l’ha portata spesso dal vivo, trasformandola in uno dei momenti più attesi dei suoi concerti.
Nel suo percorso ci sono anche album come Nigel Lived, progetto ambizioso e concettuale, inizialmente non capito fino in fondo ma poi rivalutato nel tempo. Nel 2026 è tornato d’attualità con una versione live, confermando quanto Murray sia ancora legato alle radici più personali della sua musica.
Moglie e figli
Sulla vita privata, Murray Head ha sempre mantenuto un profilo piuttosto sobrio. È stato sposato con Susan Ellis Jones dal 1972 al 1992. Dal matrimonio sono nate due figlie, Katherine e Sophie.
Non è un personaggio da gossip, e forse anche questo ha contribuito a renderlo diverso da tanti altri artisti della sua generazione. Murray ha attraversato decenni di spettacolo senza costruire la propria immagine sugli scandali o sulle cronache rosa. Più musica, più palco, più vita reale.
Il suo legame con la Francia, poi, racconta molto del suo carattere. Da anni è particolarmente amato dal pubblico francofono e vive lontano dal caos più rumoroso dello show business.
Murray Head oggi
Murray Head oggi ha 80 anni e continua a esibirsi. Nel 2026 ha festeggiato il suo compleanno in un luogo simbolico: l’Olympia di Parigi, tempio della musica francese e internazionale. Un concerto per celebrare una carriera lunga, piena, attraversata da successi enormi e da brani meno popolari ma molto amati dai fan.
Nel calendario 2026 risultano anche nuove date in Francia, tra cui Narbonne, Vichy e Dinard. Questo è un punto importante: Murray Head è vivo, attivo e ancora legato al palco.
Il lutto che lo ha colpito riguarda il fratello Anthony, ma la sua storia personale non è una nota a margine. È quella di un artista che ha saputo attraversare generazioni, passando dal cinema d’autore al musical, dal rock alla new wave, dalla Gran Bretagna alla Francia.
Successo in Francia
Una delle cose più interessanti di Murray Head è proprio il suo rapporto con la Francia. Pur essendo londinese, è spesso raccontato come uno degli artisti britannici più vicini al pubblico francese.
In Francia ha trovato una seconda casa artistica. Ha fatto tournée, concerti, apparizioni televisive, collaborazioni e ha costruito un pubblico affezionato, forse più fedele di quello britannico. Il suo stile, un po’ folk, un po’ rock, un po’ teatrale, ha trovato lì una dimensione naturale.
Non è la storia classica della popstar mondiale che resta ferma su un solo successo. È più la storia di un interprete che ha continuato a cercare il contatto con il pubblico, anche nei piccoli e medi teatri, dove una canzone non deve solo essere famosa: deve reggere dal vivo.
Un artista fuori schema
Murray Head appartiene a quella categoria rara di artisti che non stanno comodi in una sola definizione. Cantante? Sì. Attore? Anche. Uomo da musical? Certo. Icona anni Ottanta? In parte. Artista di culto? Molto.
E forse proprio questa è la chiave per raccontarlo oggi. Mentre il mondo saluta Anthony Head, volto amatissimo della televisione, emerge anche la storia del fratello maggiore Murray: un uomo che ha preso un’altra strada, meno seriale, meno televisiva, ma altrettanto piena di momenti memorabili.
Da Jesus Christ Superstar a One Night in Bangkok, da Sunday Bloody Sunday ai palchi francesi, Murray Head ha costruito una carriera lunga sessant’anni. Una carriera irregolare, elegante, mai davvero addomesticata.
E oggi, mentre il cognome Head torna nelle notizie per un addio doloroso, vale la pena ricordare che dietro quel nome c’è una famiglia intera legata allo spettacolo. Anthony ha lasciato il segno in tv. Murray lo ha fatto nella musica, nel cinema e sul palco. Due fratelli, due voci diverse, una stessa storia artistica che attraversa generazioni.

Sono giornalista pubblicista laureata in letteratura e content manager con una grande passione per la scrittura






