Rita Benini è morta a 60 anni. Un nome che, purtroppo, resta legato a una delle vicende di cronaca sanitaria e giudiziaria più discusse degli ultimi anni: quella della figlia Eleonora Bottaro, morta nel 2016 dopo il rifiuto della chemioterapia per curare una leucemia linfoblastica acuta.
Quasi dieci anni dopo, anche la madre se n’è andata. Secondo quanto ricostruito, Rita Benini era malata di tumore alla lingua e avrebbe scelto di non sottoporsi a chemioterapia e radioterapia, terapie che le erano state indicate dopo l’accertamento della malattia.
Una storia dolorosa, delicata, che torna a interrogare su un punto enorme: fino a dove può arrivare il rifiuto delle cure? E cosa succede quando convinzioni personali, paura della medicina tradizionale e malattia si incontrano nel momento più fragile?
Rita Benini morta
Rita Benini è deceduta il 3 giugno 2026. Aveva 60 anni e viveva nel Padovano, a Bagnoli di Sopra, insieme al marito Lino Bottaro, fotografo conosciuto anche per l’attività svolta a Conselve.
La sua morte ha riaperto immediatamente il ricordo del caso della figlia Eleonora, perché anche in questa vicenda compare il tema del rifiuto delle cure oncologiche tradizionali. Non un dettaglio marginale, ma il punto attorno al quale ruota tutta la storia pubblica della famiglia Bottaro-Benini.
Negli anni, Rita Benini e il marito erano finiti al centro di un lungo procedimento giudiziario per la morte della figlia. La loro posizione era stata analizzata dai tribunali fino alla Cassazione, che aveva reso definitiva la condanna.
Il tumore alla lingua
La malattia di Rita Benini sarebbe partita da un problema alla lingua. Il marito ha raccontato che la lingua della moglie si era ingrossata e che si era reso necessario un intervento chirurgico all’ospedale dell’Angelo di Mestre.
Dopo l’operazione, gli accertamenti avrebbero confermato la presenza di una forma tumorale. A quel punto, i medici avrebbero indicato un percorso con chemioterapia e radioterapia.
Rita Benini, però, non avrebbe voluto affrontare quelle cure. Il marito ha riferito una frase molto forte, attribuita alla moglie: se quello era il suo destino, doveva fare il suo corso. Parole che pesano, soprattutto alla luce di ciò che era già accaduto in famiglia.
Non è solo una notizia di cronaca. È una vicenda che porta con sé dolore, scelte estreme, convinzioni radicate e una domanda che resta sospesa: quando una persona malata rifiuta le terapie, quanto c’è di libertà , quanto di paura e quanto di convinzione maturata negli anni?
Il rifiuto delle cure
Il punto centrale della vicenda è proprio questo: Rita Benini avrebbe rifiutato chemio e radioterapia, cioè le terapie oncologiche tradizionali indicate dopo la diagnosi.
Il caso colpisce perché richiama in modo diretto quello della figlia Eleonora. Nel 2016, la ragazza era morta dopo essersi opposta alla chemioterapia per una leucemia linfoblastica acuta. Anche allora, il rifiuto delle cure era stato collegato alle convinzioni familiari e al cosiddetto metodo Hamer, una teoria priva di validazione scientifica.
Nel caso di Rita Benini, non si parla soltanto della morte di una donna di 60 anni. Si parla di una madre che aveva già vissuto la tragedia della perdita della figlia e che, anni dopo, si sarebbe trovata davanti a un bivio simile: seguire le terapie indicate dai medici oppure dire no.
E il no, ancora una volta, è diventato il centro della storia.
Chi era Rita Benini
Rita Benini era la moglie di Lino Bottaro e la madre di Eleonora Bottaro. Il suo nome è diventato noto soprattutto dopo la morte della figlia, ma prima di quella vicenda la sua era la vita di una famiglia del Padovano, legata al territorio e all’attività fotografica del marito.
La donna era originaria di Villanova Marchesana, nel Rodigino. Negli anni aveva vissuto accanto al marito nel Padovano, attraversando lutti pesantissimi e una lunga esposizione mediatica e giudiziaria.
La morte di Eleonora aveva segnato profondamente la famiglia. Il caso era entrato nelle case degli italiani, nei tribunali, nelle discussioni pubbliche sulla medicina alternativa e sul diritto alle cure. Rita Benini, da madre, era rimasta per anni associata a quella tragedia.
Ora il suo nome torna sulle pagine di cronaca per una morte che sembra chiudere, in modo amarissimo, un cerchio già doloroso.
Eleonora Bottaro
Eleonora Bottaro morì il 29 agosto 2016. Aveva 18 anni ed era malata di leucemia linfoblastica acuta.
La diagnosi era arrivata nei mesi precedenti, dopo un peggioramento delle sue condizioni di salute. I medici avevano indicato la chemioterapia, ma la famiglia si oppose alle cure tradizionali. La ragazza fu portata anche in Svizzera, a Bellinzona, ma anche lì il percorso terapeutico proposto non venne seguito.
La storia di Eleonora diventò un caso nazionale. Non solo per la giovane età della ragazza, ma per il contrasto durissimo tra le indicazioni dei medici e le convinzioni della famiglia.
Secondo quanto emerso nel procedimento giudiziario, con le cure appropriate Eleonora avrebbe avuto possibilità di guarigione importanti. Questo elemento rese ancora più drammatico il caso: non si parlava di una malattia senza prospettive, ma di una patologia per la quale i medici avevano indicato un percorso terapeutico.
La condanna dei genitori
Rita Benini e Lino Bottaro furono condannati in via definitiva a due anni di reclusione per omicidio colposo in relazione alla morte della figlia Eleonora.
La Cassazione confermò la condanna nel 2023, chiudendo una vicenda giudiziaria lunga e molto seguita. Al centro del processo c’era il rifiuto delle cure per la ragazza, minorenne quando la malattia era stata diagnosticata.
Il caso fu particolarmente discusso anche perché toccava un confine delicatissimo: il rapporto tra autodeterminazione, responsabilità dei genitori, tutela dei minori e diritto alla salute.
I giudici valutarono il ruolo dei genitori nella scelta di non seguire la chemioterapia. La vicenda diventò uno dei casi italiani più citati quando si parla di cure oncologiche rifiutate e teorie alternative prive di basi scientifiche.
Metodo Hamer
Il nome di Rita Benini e Lino Bottaro è stato spesso associato al metodo Hamer, conosciuto anche come Nuova Medicina Germanica.
Si tratta di una teoria secondo cui le malattie, compresi i tumori, sarebbero legate a conflitti psichici o traumi emotivi. Una visione che la medicina ufficiale considera priva di fondamento scientifico.
Il problema più grave non è solo ciò che questa teoria sostiene, ma ciò che può produrre nella vita concreta delle persone malate: il rifiuto o il ritardo delle terapie validate, come chirurgia, chemioterapia, radioterapia e farmaci oncologici.
Nel caso di Eleonora Bottaro, il metodo Hamer era entrato nel racconto giudiziario e mediatico come elemento centrale della scelta familiare. Ora, con la morte di Rita Benini, quel nome torna inevitabilmente a riaffiorare.
I funerali
I funerali di Rita Benini sono fissati per lunedì 8 giugno 2026, alle 16, nella chiesa parrocchiale di Bagnoli di Sopra.
La comunità locale si stringerà attorno alla famiglia in un momento che riporta alla memoria una storia già segnata da lutti e dolore. La morte di Rita arriva infatti a quasi dieci anni dalla scomparsa di Eleonora, la figlia diventata simbolo di una battaglia mancata contro la malattia.
Una vicenda che non lascia indifferenti. Perché dietro i titoli, le sentenze e le polemiche, restano persone, scelte, sofferenza. E una domanda che fa male: cosa sarebbe successo se quelle cure fossero state accettate?

Sono giornalista pubblicista laureata in letteratura e content manager con una grande passione per la scrittura






