Ci sono persone che, pur restando poco tempo sotto i riflettori, riescono a lasciare un segno profondo: Alessio Ghersi era fra esse. Capitano dell’Aeronautica Militare e pilota delle Frecce Tricolori, era conosciuto per la sua professionalità , la sua passione per il volo e quel sogno coltivato fin da ragazzo. Sogno che aveva trasformato in realtà .
La morte di Alessio Ghersi
La sua vita si è spezzata tragicamente il 29 aprile 2023, quando l’ultraleggero su cui viaggiava è precipitato nella zona dell’alta Val Torre, in Friuli Venezia Giulia. Alessio aveva appena 34 anni. Con lui ha perso la vita anche un suo parente. Una morte che, anche all’epoca, non sconvolse solo il mondo dell’aviazione, ma anche migliaia di persone che nelle Frecce Tricolori vedono un simbolo dell’Italia. E un barlume di speranza e di eccellenza del nostro Paese.
Biografia di un aeronauta
Originario di Domodossola, mise piede in Aeronautica nel 2007 frequentando l’Accademia. Dopo anni di studio, addestramento e sacrifici, aveva ottenuto la qualifica di pilota operativo sugli Eurofighter. Riuscendo così a partecipare alle tanto sognate ad attività di difesa aerea e missioni NATO. Successivamente era stato selezionato per entrare nelle Frecce Tricolori. Mica roba da poco! Uno dei traguardi più ambiti per qualsiasi pilota militare italiano. All’interno della Pattuglia Acrobatica Nazionale ricopriva il ruolo di “Pony 5”, diventando uno dei volti più apprezzati della formazione.
Dietro la divisa e il casco da pilota, però, c’era soprattutto un uomo legato alla sua famiglia. L’Aeronautica Militare, nel ricordarlo, rivolse il proprio pensiero alla moglie e ai suoi due figli, sottolineando il dolore immenso provocato dalla sua scomparsa. Un dolore che ancora oggi accompagna chi gli ha voluto bene e chi ha avuto la fortuna di conoscerlo.
Un ricordo dovuto, un ricordo che riaccende
La morte di Alessio Ghersi portò anche all’annullamento delle celebrazioni previste per l’apertura della stagione acrobatica delle Frecce Tricolori. Un gesto che testimoniò quanto fosse stimato dai colleghi e quanto la sua perdita avesse colpito l’intera Forza Armata.
A distanza di anni, il suo nome continua a essere ricordato con affetto. Per molti resta l’immagine di un ragazzo che aveva trasformato la passione per il cielo in una professione vissuta con dedizione assoluta. Per altri è il simbolo di chi non ha mai smesso di inseguire i propri sogni, affrontando ogni sfida con coraggio e determinazione.
Il cielo era la sua casa, il volo la sua più grande passione. E forse è proprio guardando una scia tricolore che tanti italiani continuano a pensare ad Alessio, al suo sorriso e a quel sogno che lo aveva portato fin lassù, tra le nuvole, dove il suo ricordo continua ancora oggi a volare.

Tedesco Giorgia, classe ’95.
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