La notizia della morte di Alessandro Buti si è diffusa rapidamente nelle ultime ore a San Vincenzo, lasciando nel dolore tante persone che lo conoscevano e gli volevano bene. Per tutti era semplicemente “Butone”. Un soprannome con cui in paese veniva chiamato da anni. Il 61enne era conosciuto soprattutto per il suo impegno nel volontariato, onere che aveva portato avanti con grande disponibilità e spirito di aiuto verso gli altri.
Una figura molto conosciuta in paese
A San Vincenzo il nome di “Butone” era noto praticamente a tutti. Alessandro era amato. Immensamente. E sarà per sempre ricordato grazie al carattere genuino, alla disponibilità e al desiderio di stare vicino agli altri senza mai tirarsi indietro. Negli anni aveva costruito rapporti sinceri con tantissime persone. Era un volto conosciuto non solo nel mondo del volontariato ma anche nella vita quotidiana del paese. In molti lo descrivono come una persona semplice, sempre pronta a dare una mano e a spendersi per gli altri con discrezione.
Il dolore della comunità
Dopo la diffusione della notizia, sui social network e nelle chat locali sono comparsi numerosi messaggi di cordoglio. Amici, conoscenti e cittadini hanno voluto ricordarlo con parole cariche di affetto, condividendo ricordi personali e testimonianze della sua generosità. La morte di Alessandro lascia un vuoto importante nella comunità di San Vincenzo. In realtà come queste, dove tutti si conoscono, la perdita di una persona così presente e stimata viene vissuta quasi come un lutto collettivo. Tanti stanno stringendosi attorno alla famiglia in queste ore difficili, mentre il paese si prepara a dare l’ultimo saluto a un uomo che, nel silenzio e con semplicità, era riuscito a farsi amare,
L’ultimo saluto Alessandro Buti
Al momento non sono stati diffusi ulteriori dettagli pubblici sulle cause del decesso né comunicazioni ufficiali relative ai funerali. Resta però il forte cordoglio di una comunità intera che oggi si trova a salutare una figura conosciuta e apprezzata da tutti. Per San Vincenzo, “Butone” non era soltanto un soprannome. No, era una persona che faceva parte della vita del paese, delle sue relazioni e dei suoi ricordi quotidiani.

Tedesco Giorgia, classe ’95.
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