Nuovo allenatore Milan, terremoto dopo Allegri: Jaissle sale con Rangnick, Pochettino tenta Cardinale e Iraola si allontana

Daniela Devecchi

Nuovo allenatore Milan, terremoto dopo Allegri: Jaissle sale con Rangnick, Pochettino tenta Cardinale e Iraola si allontana

Il Milan è entrato in una di quelle settimane che possono cambiare molto più di una panchina. Massimiliano Allegri non è più l’allenatore rossonero e la rivoluzione non si è fermata alla guida tecnica: insieme a lui hanno salutato anche figure centrali dell’area dirigenziale come Giorgio Furlani, Igli Tare e Geoffrey Moncada. Non un semplice cambio di allenatore, quindi, ma una scossa profonda.

E adesso la domanda è inevitabile: chi sarà il nuovo allenatore del Milan?

La risposta, almeno per ora, non è ancora chiusa in un nome ufficiale. Il club sta lavorando su più tavoli, con profili diversi per età, esperienza, idee di gioco e peso internazionale. Da Matthias Jaissle a Mauricio Pochettino, passando per Andoni Iraola, Oliver Glasner, Xavi, Thiago Motta, Van Bommel e Vincenzo Italiano, la panchina del Milan è diventata il grande rebus di fine stagione.

Milan, panchina vuota

Il punto di partenza è chiaro: il Milan deve ricostruire. La stagione si è chiusa con una delusione pesantissima, il mancato ritorno in Champions League e un finale giudicato ben al di sotto delle aspettative. Allegri era tornato per ridare solidità, esperienza e mentalità vincente, ma il progetto non ha prodotto il risultato minimo richiesto dalla proprietà.

La parola più pesante usata in casa rossonera è stata “fallimento”. Una definizione forte, che racconta bene il clima attorno al club: non si cambia solo per cambiare, si cambia perché la stagione ha rotto un equilibrio.

Il nuovo allenatore, quindi, non sarà scelto soltanto per disegnare un modulo o rilanciare qualche giocatore. Dovrà diventare il volto tecnico di una nuova fase. E qui nasce il problema: scegliere subito un tecnico senza avere prima completato la nuova struttura sportiva può essere rischioso. Non è un dettaglio, anzi. È probabilmente il cuore della partita.

Jaissle, nome forte

Il nome che nelle ultime ore ha preso più peso è quello di Matthias Jaissle. Tedesco, 38 anni, giovane ma già abituato a lavorare dentro sistemi molto strutturati, Jaissle è oggi uno dei profili più interessanti del casting rossonero.

Il suo nome è legato soprattutto a Ralf Rangnick, figura che potrebbe entrare nel nuovo Milan con un ruolo forte nell’area tecnica. E se Rangnick dovesse davvero avere spazio nelle scelte sportive, Jaissle diventerebbe uno dei candidati più credibili per la panchina.

Non è un nome casuale. Jaissle viene dal mondo Red Bull, ha allenato il Salisburgo e oggi guida l’Al-Ahli, dove lavora anche con un ex milanista come Franck Kessié. È giovane, moderno, abituato a un calcio aggressivo, verticale, fatto di intensità e principi chiari. Non proprio il classico allenatore da gestione tranquilla dello spogliatoio, ma un tecnico da progetto.

Il nodo? Il contratto con l’Al-Ahli fino al 2027. Per portarlo a Milano servirebbe un’operazione vera, non una semplice telefonata. Eppure il suo profilo intriga: sarebbe una scelta coraggiosa, quasi una dichiarazione d’intenti.

Pochettino, pista pesante

Se Jaissle rappresenta la strada del progetto giovane, Mauricio Pochettino è il nome che sposta subito l’attenzione sul piano internazionale. Argentino, 54 anni, passato da Tottenham, Paris Saint-Germain, Chelsea e nazionale statunitense, Pochettino è un allenatore con esperienza, carisma e abitudine alle pressioni alte.

Il Milan lo guarda con interesse perché incarna un profilo diverso: meno scommessa, più garanzia di personalità. Ha lavorato con grandi giocatori, conosce il calcio europeo di vertice e avrebbe il peso per presentarsi a Milanello senza dover dimostrare tutto da zero.

Il problema, però, è il momento. Pochettino è impegnato con gli Stati Uniti in vista del Mondiale 2026. E questo complica tempi, dialoghi e programmazione. Il Milan ha bisogno di costruire subito la prossima stagione, decidere mercato, preparazione, staff, gerarchie. Aspettare troppo può diventare pericoloso.

Eppure il suo nome resta lì, molto più di una suggestione. Pochettino piace a Cardinale, può piacere a una piazza che chiede una figura forte e avrebbe anche un impatto mediatico notevole. Non è detto che sia la pista più semplice. Ma è sicuramente una delle più pesanti.

Iraola si allontana

Fino a pochi giorni fa Andoni Iraola sembrava uno dei nomi più avanti. Tecnico basco, reduce dall’esperienza in Premier League con il Bournemouth, era visto come profilo moderno, dinamico, europeo. Un allenatore capace di dare identità, intensità e coraggio.

Poi qualcosa si è raffreddato.

Il Milan lo ha valutato con attenzione, ma la pista ora appare meno calda. Il punto non sembra essere soltanto tecnico, ma anche di convinzione reciproca. In operazioni di questo tipo serve un sì forte da entrambe le parti: il club deve credere nel tecnico, ma anche il tecnico deve sentire il progetto come occasione totale.

E qui Iraola pare non aver dato quel segnale netto che il Milan cercava. Non significa che sia del tutto fuori, ma oggi non sembra più il favorito assoluto.

Rangnick può decidere

La vera chiave di tutto potrebbe essere Ralf Rangnick. Il suo nome non va letto solo come possibile uomo da panchina, anzi: il ruolo più plausibile è quello di figura centrale nell’area sportiva, una specie di architetto del nuovo Milan.

E se Rangnick entrasse davvero con potere decisionale, cambierebbe anche la scelta dell’allenatore. Perché un conto è scegliere un tecnico in autonomia, un altro è costruire una filiera sportiva coerente: dirigente, allenatore, mercato, metodo di lavoro, scouting, identità.

Non è curioso? Il Milan sta cercando un allenatore, ma forse prima ancora sta cercando un’idea di club. Ed è proprio qui che il nome di Jaissle prende forza: non solo perché piace, ma perché sarebbe coerente con una visione tecnica precisa.

Xavi e Glasner

Tra i nomi monitorati ci sono anche Xavi e Oliver Glasner.

Xavi avrebbe un impatto enorme dal punto di vista dell’immagine. Ex simbolo del Barcellona, allenatore con un’idea di calcio riconoscibile, porterebbe possesso, tecnica e una certa ambizione estetica. Però il suo profilo è anche delicato: il Milan arriva da una stagione di instabilità e scegliere Xavi significherebbe sposare un progetto molto identitario, non sempre semplice da calare subito in Serie A.

Glasner, invece, è un nome più concreto, più “da campo”. Ha esperienza internazionale, ha dimostrato di saper costruire squadre solide e competitive, e potrebbe rappresentare una via di mezzo tra progetto e pragmatismo. Non ha forse il richiamo mediatico di Pochettino o Xavi, ma può essere un candidato serio se il Milan decidesse di puntare su un tecnico già formato e meno esposto al rischio della scommessa.

Thiago Motta e gli altri

Nel gruppo degli outsider restano anche Thiago Motta, Mark van Bommel e Vincenzo Italiano.

Thiago Motta conosce bene la Serie A, ha idee forti e una personalità definita. Il suo nome continua a circolare perché rappresenta un calcio moderno, anche se la sua posizione non appare oggi in cima alla lista rossonera.

Van Bommel avrebbe dalla sua il passato milanista, dettaglio che emotivamente non pesa poco. Conosce l’ambiente, sa cosa significa indossare quei colori e potrebbe parlare alla pancia dei tifosi. Ma il Milan, in questo momento, sembra orientato soprattutto su valutazioni strutturali, non sentimentali.

Italiano è un profilo italiano, preparato, abituato a lavorare con idee offensive e organizzazione. Anche lui, però, sembra più una possibilità laterale che una pista principale.

Scelta Milan: cosa pesa

La scelta del nuovo allenatore del Milan dipenderà da almeno quattro fattori: la nuova area sportiva, il budget, il mercato e i tempi.

Il club deve capire se affidarsi a un tecnico giovane e modellabile come Jaissle, a un nome internazionale come Pochettino, a un allenatore già pronto per un progetto di campo come Glasner, oppure a una figura più identitaria come Xavi.

La sensazione è che la panchina non venga decisa solo sul curriculum. Il Milan cerca qualcuno che possa reggere la pressione di San Siro, rilanciare un gruppo ferito, riportare entusiasmo e soprattutto dare continuità. Perché negli ultimi anni il problema non è stato soltanto vincere, ma restare stabilmente in alto.

E i tifosi, dopo un’altra stagione senza Champions, non hanno molta voglia di aspettare.

Nuovo allenatore Milan

A oggi il Milan non ha ancora un nuovo allenatore ufficiale. Jaissle è il nome che sale se Rangnick entrerà davvero nel progetto, Pochettino resta la candidatura più affascinante e internazionale, Iraola si è raffreddato, mentre Xavi e Glasner restano sullo sfondo come opzioni credibili.

La panchina rossonera è aperta, ma una cosa è già chiara: questa non sarà una scelta normale. Sarà il primo segnale del Milan che verrà.

E forse, più del nome in sé, conterà proprio questo: capire se il club vuole ripartire con una scommessa intelligente, con un tecnico di peso mondiale o con una rivoluzione completa dell’area sportiva. Perché stavolta non basta scegliere un allenatore. Stavolta il Milan deve scegliere che cosa vuole diventare.

FAQ

Chi è il nuovo allenatore del Milan?
Al momento il Milan non ha ancora annunciato ufficialmente il nuovo allenatore dopo l’uscita di Massimiliano Allegri.

Matthias Jaissle può diventare allenatore del Milan?
Sì, Jaissle è uno dei nomi più forti, soprattutto se Ralf Rangnick dovesse entrare nella nuova area sportiva rossonera. Il nodo principale è il contratto con l’Al-Ahli fino al 2027.

Pochettino è vicino al Milan?
Pochettino è tra i profili valutati dal Milan ed è un nome di grande peso internazionale. La sua situazione è però legata anche agli impegni con la nazionale statunitense in vista del Mondiale 2026.

Iraola sarà il nuovo allenatore del Milan?
Iraola è stato a lungo considerato un candidato importante, ma nelle ultime ore la pista sembra essersi raffreddata.

Quali sono gli altri nomi per la panchina del Milan?
Oltre a Jaissle, Pochettino e Iraola, restano da monitorare Xavi, Oliver Glasner, Thiago Motta, Mark van Bommel e Vincenzo Italiano.