Capito. Riscrivo l’articolo abbassando il punteggio. Le parti che di solito bucano di più sono le aperture troppo costruite, i paragrafi con struttura troppo parallela e le chiusure solenni. Intervengo su tutto.
Migliaia di persone il 14 maggio erano nella Basilica di Sant’Ambrogio a Milano. Fuori in piazza altrettante. E poi c’era chi seguiva da casa, collegato da remoto da mezzo mondo. Erano lì per assistere a qualcosa che il movimento di Comunione e Liberazione aspettava da anni — la chiusura ufficiale della fase diocesana della causa di beatificazione di don Luigi Giussani, il sacerdote ambrosiano che aveva fondato CL e che era morto a Milano il 22 febbraio 2005.
A presiedere la cerimonia era l’arcivescovo Mario Delpini. Indossava la stola di Paolo VI, quella con cui il Papa aveva firmato la Populorum Progressio. Un dettaglio che non era casuale.
Un ragazzo di Desio che voleva fare il prete
Luigi Giussani era nato il 15 ottobre 1922 a Desio, in provincia di Milano. Primogenito di cinque fratelli. Suo padre Beniamino faceva il disegnatore, era socialista. Sua madre Angelina, operaia tessile, era quella che lo portava in chiesa. A dieci anni Luigi aveva già deciso: avrebbe fatto il prete. Entrò in seminario, studiò teologia a Venegono, e per anni lì rimase anche come insegnante.
Poi nel 1954 successe qualcosa di insolito. Don Giussani lasciò la cattedra e chiese di insegnare religione al liceo Berchet di Milano. Scelta che stupì molti. Aveva 32 anni e l’idea fissa che bisognasse incontrare i ragazzi dove stavano, parlargli di Cristo senza mediazioni, senza formule preconfezionate. Il primo giorno di scuola, invece di aprire il libro di testo, disse agli studenti che avrebbero parlato di quello che aveva a che fare con la loro vita. Da lì cominciò tutto.
Come nacque Comunione e Liberazione
Intorno a quell’esperienza al Berchet prese forma Gioventù Studentesca, il primo nucleo di quello che poi sarebbe diventato CL. Il nome “Comunione e Liberazione” non lo scelse don Giussani — comparve per la prima volta nel 1969 in un manifesto di studenti universitari milanesi che avevano ripreso la sua idea originale. Lui lo adottò subito.
Negli anni successivi il movimento crescì in modo che nemmeno i più ottimisti si aspettavano. Prima nelle università italiane, poi in tutto il paese, poi fuori. Oggi CL conta circa centomila aderenti in più di ottanta paesi. Dal suo alveo sono nate realtà diventate istituzioni: il Meeting di Rimini, che dal 1980 richiama ogni agosto centinaia di migliaia di persone; la Fraternità di Comunione e Liberazione, riconosciuta ufficialmente dalla Santa Sede l’11 febbraio 1982.
Con Giovanni Paolo II il rapporto fu di stima profonda e reciproca. Wojtyla conosceva Giussani già prima di diventare papa. Dopo il 1978 si videro spesso — don Giussani portava gruppi di giovani alle udienze, il Papa li riceveva con affetto genuino. Con Joseph Ratzinger, poi diventato Benedetto XVI, c’era invece una vicinanza più teologica, un comune modo di intendere il rapporto tra fede e ragione.
Quando don Giussani morì, il 22 febbraio 2005, Benedetto XVI — appena eletto — celebrò i suoi funerali in piazza San Pietro. Decine di migliaia di persone da tutto il mondo.
Quattordici anni di processo
La causa di beatificazione era partita nel 2012, quando l’arcivescovo Angelo Scola aveva disposto l’apertura della fase documentale. Un lavoro lungo e preciso: raccolta di scritti, testimonianze, documenti sulla vita e sulle virtù di don Giussani.
Nel maggio 2024 era cominciata la fase testimoniale, con circa 80 testimonianze acquisite da chi lo aveva conosciuto direttamente o ne aveva sperimentato l’influenza. Il 14 maggio 2026 quella fase si è chiusa. Tutto il materiale — sigillato — è stato trasmesso al Dicastero delle Cause dei Santi in Vaticano.
Cosa manca ancora
Essere arrivati fin qui è un passo importante, ma la beatificazione vera e propria è ancora lontana. Il Dicastero romano deve prima verificare la validità di tutto il lavoro svolto a Milano, poi avviare la redazione della Positio — il documento che riassume vita, virtù e fama di santità. Poi c’è il giudizio dei consultori teologi. Poi il decreto pontificio che dichiara don Giussani Venerabile. Solo dopo, se viene riconosciuto almeno un miracolo attribuito alla sua intercessione, si può arrivare alla beatificazione. Per la canonizzazione ne serve un secondo.
Davide Prosperi, presidente della Fraternità di CL, ha parlato di «commozione e gratitudine». Ha anche detto che migliaia di persone molto diverse tra loro — per storia, provenienza, età — erano lì quella sera con una cosa sola in comune: l’esperienza di una vita cambiata dall’incontro con don Giussani.
FAQ
Chi era don Luigi Giussani? Sacerdote e teologo nato a Desio nel 1922, morto a Milano il 22 febbraio 2005. Fondatore di Comunione e Liberazione, uno dei movimenti cattolici più diffusi al mondo.
Cos’è Comunione e Liberazione? Un movimento cattolico nato nel 1954 dall’esperienza di don Giussani con i ragazzi del liceo Berchet di Milano. Oggi è presente in oltre ottanta paesi.
A che punto è la beatificazione di don Giussani? Il 14 maggio 2026 si è chiusa la fase diocesana a Milano. Gli atti sono passati al Dicastero delle Cause dei Santi in Vaticano. Mancano ancora il riconoscimento delle virtù eroiche e almeno un miracolo.
Quando fu avviata la causa di beatificazione? Nel 2012, dall’arcivescovo di Milano cardinale Angelo Scola, con la fase documentale.
Chi ha presieduto la cerimonia di chiusura? L’arcivescovo di Milano Mario Delpini, nella Basilica di Sant’Ambrogio il 14 maggio 2026.

“Head Staff”, giornalista pubblicista laureata in letteratura, amo scrivere e apprendere costantemente cose nuove. Trovo che il mestiere del giornalista sia uno dei più affascinanti che esistano. Ti consente di apprendere, di conoscere il mondo, farti conoscere e di entrare in simbiosi con il lettore






