Chi è José Luis Rodríguez Zapatero: età, moglie, figlie, carriera e lo scandalo Plus Ultra

Serena Comito

Chi è José Luis Rodríguez Zapatero: età, moglie, figlie, carriera e lo scandalo Plus Ultra

C’è una foto, scattata nel settembre 2009 a New York, che racconta meglio di qualsiasi discorso chi era all’epoca José Luis Rodríguez Zapatero. Lui, la moglie Sonsoles, le due figlie Laura e Alba adolescenti, e accanto a loro Barack e Michelle Obama. La foto finì sul sito della Casa Bianca e fece il giro del mondo. Non per la politica. Per le figlie di Zapatero — abbigliamento dark, capelli neri, look da “figlie gotiche” — che diventarono un caso mediatico spagnolo per settimane. La famiglia aveva sempre blindato la propria vita, e quella foto involontaria degli Obama aveva rotto tutto.

Oggi quel nome è di nuovo sui giornali di tutta Europa, ma per ragioni ben più serie di un look adolescenziale.

Il ragazzo di León con un nonno ucciso da Franco

Zapatero nasce il 4 agosto 1960 a Valladolid, ma cresce a León. Lì c’era la famiglia, lì c’era la storia. Una storia che comincia — o meglio, che pesa — ancora prima che lui nascesse. Suo nonno paterno, Juan Rodríguez Lozano, era un capitano repubblicano. I franchisti lo fucilarono durante la guerra civile spagnola. Quella morte, quella ferita tramandata, avrebbe segnato tutto ciò che Zapatero avrebbe fatto in politica.

Suo padre, Juan Rodríguez García-Lozano, era avvocato di successo. Un uomo che amava discutere di politica a tavola con i figli, che insegnò loro, prima di ogni cosa, il valore della tolleranza e dei diritti umani. José Luis aveva anche un fratello maggiore, Juan. Studiò prima in una scuola religiosa, poi nel Colegio Leonés. E a fine anni Settanta si iscrisse a Giurisprudenza all’Università di León, dove si laureò nel 1982.

Fu in quegli anni, a diciott’anni, che si iscrisse al PSOE. Non per moda. Lo scrisse lui stesso nelle biografie: era convinto, ispirato da Felipe González, che quello fosse il posto giusto dove stare.

La storia d’amore con Sonsoles, nata tra i cortei del 23-F

All’università incontrò anche Sonsoles Espinosa. Lui la vide e, come raccontò lui stesso in una delle sue biografie con una spontaneità rara per un politico, disse tra sé: «Joder, qué chavala, qué chavala». Sonsoles era di Ávila, figlia di un militare, arrivata a León con la famiglia. Si conobbero nel 1981. I loro legami si strinsero in modo insolito: durante il corteo di protesta che percorse le strade di León pochi giorni dopo il tentato golpe di Antonio Tejero, il 23 febbraio di quell’anno. Letteralmente, un amore sbocciato mentre la democrazia spagnola barcollava.

Si sposarono il 27 gennaio 1990, nella piccola ermita de Nuestra Señora de Sonsoles ad Ávila — il nome della chiesa era lo stesso della sposa, un dettaglio che aveva qualcosa di poetico. Ebbero due figlie: Laura, nel 1993, e Alba, nel 1995.

Sonsoles Espinosa, nata l’8 novembre 1961, è soprano e insegnante di musica. Durante i sette anni a La Moncloa non assunse mai un ruolo di “prima dama” nel senso tradizionale, non costruì un’agenda pubblica propria, preferì restare nell’ombra. Nel 2016 partecipò al Coro Intermezzo per il debutto di Mosè e Aronne al Teatro Real di Madrid. Oggi, nel maggio 2026, lei e Zapatero vivono in un chalet nella zona Moncloa-Aravaca di Madrid, stimato intorno agli 800mila euro, più una proprietà a Lanzarote e una tenuta a Puerta de Hierro.

Da sconosciuto deputato di León a premier della Spagna

Nel luglio 2000 Zapatero fu eletto segretario generale del PSOE. Aveva 39 anni, e quasi nessuno lo conosceva davvero fuori dai confini di León. Era stato eletto deputato per la prima volta nel 1986, rappresentando la provincia leonese, e aveva fatto il suo lavoro in modo solido senza mai fare molto rumore. Poi, in modo sorprendente, scalò il partito.

Le elezioni del 14 marzo 2004 cambiarono tutto — e lo cambiarono in circostanze drammatiche. Tre giorni prima, l’11 marzo, dieci bombe esplosero su quattro treni di pendolari nelle stazioni di Madrid. Atocha, El Pozo, Santa Eugenia, Calle Téllez. Centonovantatré morti, quasi duemila feriti. Il più grande attentato terroristico dell’storia europea contemporanea. Il governo Aznar, nelle ore immediatamente successive, puntò sull’ETA come responsabile — una tesi che le indagini avrebbero presto smontato, attribuendo la strage al Gruppo Islamico Combattente Marocchino, connesso ad Al Qaeda. Quella gestione della crisi costò ad Aznar le elezioni. Zapatero vinse, ribaltando tutti i pronostici.

Il suo primo decreto da premier fu il ritiro delle truppe spagnole dall’Iraq — una promessa mantenuta in ventiquattr’ore. Poi andò a posare un mazzo di rose rosse alla stazione di Atocha. Due gesti che dissero tutto sul tipo di governo che intendeva guidare.

Le riforme che divisero la Spagna — e cambiarono l’Europa

Il primo mandato di Zapatero fu, sul piano dei diritti civili, qualcosa che la Spagna non aveva mai visto. Il 3 luglio 2005 il suo governo legalizzò il matrimonio tra persone dello stesso sesso, compreso il diritto all’adozione. La Spagna diventò il terzo paese al mondo ad approvare questa legge, dopo Olanda e Belgio. La reazione della Chiesa cattolica spagnola fu durissima. Quella della piazza conservatrice anche. Ma Zapatero non arretrò.

Nel 2004, in Italia, la regista Sabina Guzzanti intitolò proprio Viva Zapatero! il suo film-documentario sulla libertà di stampa: un omaggio al premier spagnolo che aveva riformato la radiotelevisione pubblica RTVE, mettendola fuori dalla diretta influenza del governo. Il nome di Zapatero era diventato, in quegli anni, sinonimo di sinistra riformista che manteneva le promesse.

Arrivarono poi il divorzio facilitato, la riforma della legge sull’aborto, la regolarizzazione di centinaia di migliaia di immigrati irregolari, la proposta dell’Alleanza delle Civiltà in copatronato con il premier turco Erdoğan. L’insegnamento della religione cattolica fu reso facoltativo, mentre diventò obbligatorio quello di educazione civica. Contestatissimo dai settori cattolici. Approvato lo stesso.

Vinse le elezioni anche nel 2008, con il 43,64% — un risultato solido — e formò un governo in cui nove ministri e la vicepresidente erano donne. Tenne la presidenza semestrale dell’Unione Europea nel primo semestre 2010.

La crisi che non aveva previsto

Poi arrivò il conto. La crisi finanziaria del 2008 colpì la Spagna più duramente di quasi ogni altro paese europeo. La bolla immobiliare esplose, le banche vacillarono, la disoccupazione iniziò la sua corsa verso il 20,1% nel 2010 — con picchi del 41,6% tra i giovani sotto i venticinque anni. Numeri spaventosi. Il surplus di bilancio del 2007 diventò un deficit a due cifre già nel 2009.

Zapatero in un primo momento minimizzò, poi tentò politiche espansive, poi capitolò alle pressioni di Bruxelles e della BCE. Nel maggio 2010 approvò un piano di austerità severo: taglio del 5% agli stipendi dei dipendenti pubblici, del 15% a quelli dei politici, abolizione dell’assegno bebè da 2.500 euro. Fu un’inversione di rotta brutale, e l’opinione pubblica non gliela perdonò.

Nel 2011 annunciò di non candidarsi, poi anticipò le elezioni. A novembre di quell’anno il Partito Popolare di Mariano Rajoy ottenne la maggioranza assoluta. Il PSOE fu travolto. L’era Zapatero era finita, lasciando una Spagna che aveva guadagnato diritti civili rivoluzionari ma si trovava in ginocchio sul piano economico.

Il Venezuela, il filo che porta all’inchiesta

Dopo La Moncloa, Zapatero non si ritirò mai davvero. Divenne una figura sempre più presente nei tavoli politici latinoamericani, in particolare in Venezuela. Con Hugo Chávez aveva avuto rapporti stretti già da premier — nel primo viaggio a Caracas i due firmarono contratti per oltre un miliardo di euro nella vendita di navi da guerra spagnole.

Con Nicolás Maduro il legame divenne ancora più visibile. Zapatero partecipò come mediatore nei momenti più delicati della politica venezuelana: dalle elezioni presidenziali dell’agosto 2024 alla legge di amnistia del 2025, che liberò centinaia di detenuti politici. Nei circoli vicini a Maduro veniva chiamato il “cancelliere ombra” di Palazzo Miraflores. «Grazie a Zapatero per la sua mediazione», disse la vicepresidente Delcy Rodríguez dopo lo scambio di prigionieri con gli Stati Uniti nel luglio 2025.

Quella prossimità con il Venezuela è oggi al centro di un’inchiesta che lo ha trasformato, nella primavera del 2026, nell’uomo più discusso della politica spagnola.

La cassaforte con i gioielli e il caso Plus Ultra

Il caso si chiama Plus Ultra. È il nome di una compagnia aerea di proprietà venezuelana che nel 2021, in piena pandemia, ricevette un prestito pubblico di 53 milioni di euro dal governo spagnolo di Pedro Sánchez attraverso la SEPI, la società statale di partecipazioni. Una cifra enorme per una compagnia piccola, quasi sconosciuta, con appena quattro aerei in flotta.

Gli investigatori dell’UDEF — l’unità della polizia nazionale spagnola specializzata nei crimini finanziari ed economici — hanno trovato quello che cercavano tra i messaggi di Rodolfo Reyes, azionista principale di Plus Ultra. Il 5 dicembre 2020, pochi mesi prima del salvataggio, Reyes scrisse all’allora presidente della compagnia: «Qui comanda Zapatero». E nei messaggi emergeva anche l’imminente viaggio dell’ex premier a Caracas, su un aereo privato, «per vegliare su» l’operazione.

Il 20 maggio 2026 la polizia ha perquisito l’ufficio di Zapatero. Nella cassaforte hanno trovato 103 oggetti di lusso: parure di rubini, smeraldi e zaffiri, anelli e collane in oro, orologi Omega e Longines da collezione. Valore stimato tra i 2 e i 3 milioni di euro. La sua segretaria ha spiegato che si tratta di gioielli ereditati dalla moglie e di regali accumulati nel tempo. Gli inquirenti li considerano parte del bottino.

L’ordinanza di imputazione, lunga 88 pagine, descrive Zapatero come al «vertice» di una «struttura stabile e gerarchizzata» di traffico di influenze, che avrebbe incassato tangenti illecite per quasi due milioni di euro, poi riciclati attraverso società fantasma e fatture false. Secondo la UDEF, il «principale beneficiario» dei flussi di denaro sarebbe stato Zapatero stesso, attraverso la società What The Fav, intestata alle figlie Laura e Alba — attive nel settore dell’eSports e della comunicazione digitale.

L’ex premier ha negato tutto con nettezza: «Non ho mai svolto alcun lavoro per Plus Ultra. Non ho mai fatto pressioni su alcun funzionario. La mia attività pubblica e privata si è sempre svolta nel rispetto assoluto della legalità». Conserva il passaporto e può lasciare il paese. Ma deve comparire all’Audiencia Nacional.

L’effetto su Sánchez

Il ciclone giudiziario arriva in un momento già delicato per il governo del premier Pedro Sánchez, alle prese con inchieste multiple che hanno coinvolto esponenti del PSOE e la stessa moglie del premier, Begoña Gómez, indagata in un procedimento separato per traffico di influenze. Zapatero era uno dei volti più visibili del campo progressista spagnolo, sempre presente nelle campagne, sempre disponibile a difendere il governo. La sua caduta di immagine espone Sánchez ancora di più.

Il leader del Partito Nazionalista Basco, Aitor Esteban, ha già fatto capire che continuare a governare senza bilancio e senza maggioranza stabile è una scommessa che la situazione non regge più.

FAQ

Chi è José Luis Rodríguez Zapatero? Ex Primo Ministro della Spagna, in carica dal 2004 al 2011, leader del PSOE. Nato il 4 agosto 1960 a Valladolid, cresciuto a León. Ha governato per due mandati, introducendo il matrimonio egualitario nel 2005 e ritirando le truppe spagnole dall’Iraq. Oggi è indagato nell’inchiesta Plus Ultra per traffico di influenze.

Quanti anni ha Zapatero? 65 anni, nato il 4 agosto 1960.

Chi è la moglie di Zapatero? Sonsoles Espinosa Díaz, nata l’8 novembre 1961 ad Ávila. Soprano e insegnante di musica. Si sono conosciuti all’università di León nel 1981, durante la stagione del 23-F, e sposati il 27 gennaio 1990.

Quante figlie ha Zapatero? Due: Laura, nata nel 1993, e Alba, nata nel 1995. Diventate note come le “figlie gotiche” dopo una foto con gli Obama nel 2009, oggi gestiscono una società nel settore dell’eSports.

Perché Zapatero è indagato nel 2026? È sotto inchiesta nell’ambito del caso Plus Ultra per traffico di influenze, organizzazione criminale e falso. Secondo la UDEF, avrebbe usato la sua influenza per favorire il salvataggio con 53 milioni di euro pubblici della compagnia aerea venezuelana Plus Ultra durante la pandemia del 2021.

Cosa hanno trovato nella cassaforte di Zapatero? 103 oggetti di alta gioielleria — rubini, smeraldi, diamanti, orologi Omega e Longines — per un valore stimato tra i 2 e i 3 milioni di euro.